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Approfondimenti statistici

Num. 234 / Ottobre 2018

Il triennio d'oro della manifattura italiana

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Dopo un iniziale, timido recupero nel 2014, negli ultimi tre anni (2015-2017) il valore aggiunto della industria manifatturiera italiana è sempre regolarmente aumentato di più del valore aggiunto delle manifatture francese e britannica e in due anni su tre (il 2015 e il 2017) anche di più di quello della manifattura tedesca. Nel 2017 i dati sono stati i seguenti: Italia +3,8%, Germania +2,7%, Regno Unito +2,3%, Francia +1,7%. 

In seguito a ripetute revisioni, l’Istat ha restituito un quadro progressivamente sempre più veritiero di quanto è realmente accaduto alla nostra manifattura, molto differente rispetto alle prime stime, che parevano deludenti.

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Num. 233 / Giugno 2018

Un nuovo triangolo economico italiano nel cuore dell'Europa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Stanno scoprendo in molti, con sorpresa, che l’Italia uscita dalla lunga crisi non è soltanto quella “percepita” del disagio sociale al Sud e della voglia di isolazionismo e sovranismo di un certo Nord. Ma che è anche - e soprattutto - una nazione piena di straordinarie energie in talune sue aree, con numeri di “economia reale” da record per dinamismo e innovazione imprenditoriale, crescita, export. E sicuramente l’area geografica che tra tutte più sta sorprendendo, mettendo in crisi quasi definitiva i cantori storici del declino manifatturiero italiano, è il nuovo “triangolo economico” che va da Milano a Treviso-Padova e a Bologna.

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Num. 232 / Giugno 2018

Miti e realtà sul lavoro a termine

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Tra le tante riforme e misure di politica economica degli ultimi anni che è augurabile non siano toccate dal nuovo Governo italiano "giallo verde", ma casomai implementate e completate, vi è anche il Jobs Act, reo secondo una vulgata molto diffusa di avere creato una notevole quantità di lavoro precario. Una seria analisi comparata dei dati sulle rilevazioni delle forze di lavoro non solo smentisce questa vulgata ma dimostra che il lavoro a termine è assai meno precario in Italia che in altri importanti Paesi europei.

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Num. 231 / Maggio 2018

Perchè rimpiangeremo l'ultimo triennio

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Contrariamente a quello che pensa e ha scritto sul Financial Times Wolfang Munchau, gli esecutivi che hanno governato l’Italia dal 2014 al 2017 sono stati bocciati il 4 marzo scorso non perché le loro politiche economiche sono risultate inefficaci. Ma perché le forze populiste e sovraniste che hanno prevalso nelle urne hanno fatto leva in modo spregiudicato sulle paure degli italiani e un bel po’ anche sulle loro ingenuità. Infatti, il voto ha premiato chi ha promesso di rimandare in Africa come se niente fosse alcune centinaia di migliaia di immigrati (non si sa come), di ridimensionare drasticamente la riforma Fornero sulle pensioni (a discapito della equità intergenerazionale), di introdurre la Flat tax e di elargire il reddito di cittadinanza (a discapito dell’equilibrio dei conti pubblici).

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Num. 230 / Aprile 2018

La crescita che non è stata apprezzata e che rimpiangeremo

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il sistema economico italiano è un po’ come un’auto con un buon motore (le imprese), che ha saputo molto rinnovarsi con gli anni diventando sempre più competitivo (in particolare nella manifattura), ma con nel baule una enorme zavorra (il debito pubblico), che non solo ci rallenta ma ci fa pure molto sbandare in curva. Per cui necessitiamo assolutamente di piloti prudenti ed esperti alla guida del governo dell’economia.

 

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Num. 229 / Marzo 2018

I 10 anni che hanno cambiato l'export italiano

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

In questo quaderno si traccia un bilancio di lungo periodo (2007-2017) dell’interscambio dell’Italia dal quale risulta evidente che il nostro Paese in dieci anni ha realizzato un autentico ribaltamento del suo saldo commerciale, che è passato da un deficit di 8,6 miliardi di euro nel 2007 ad un surplus di 47,4 miliardi nel 2017. Il miglioramento complessivo, pari a più 56 miliardi nel periodo considerato, è superiore persino a quello della Germania (che ha incrementato il suo enorme attivo di 54,7 miliardi portandolo da 194,3 a 249 miliardi).

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Num. 228 / Febbraio 2018

Un 2017 a tutto gas per l'industria italiana

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il 2017 si è chiuso per l'industria italiana con tre mesi consecutivi di crescita congiunturale del fatturato che hanno portato l'indice destagionalizzato Istat a livelli che non si vedevano dall'ottobre 2008, cioè da prima della crisi.

L'aumento tendenziale del fatturato industriale a parità di giorni lavorativi è stato a dicembre del 7,2 per cento rispetto a dicembre 2016, con i prodotti in metallo (più 13,6 per cento) e l'elettronica (più 17,6 per cento) in particolare evidenza tra i settori manifatturieri. Sempre a dicembre è stata notevole la crescita tendenziale del fatturato sul mercato interno di alcuni comparti particolarmente stimolati dal Piano Industria 4.0, tra cui le macchine utensili e per la lavorazione dei metalli (più 28,2 per cento in base ai dati grezzi).

 

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Num. 227 / Febbraio 2018

Partenza sprint dell'industria manifatturiera italiana nel 2018

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'indice manifatturiero di gennaio 2018, diramato da Markit Economics in data 1 febbraio 2018, ha evidenziato che a gennaio si sono contemporaneamente registrati in Italia:

  • il maggiore aumento della produzione manifatturiera da febbraio 2011;
  • una delle più forti crescite degli ordini degli ultimi diciotto anni;
  • il secondo più elevato aumento occupazionale nella storia dell’indagine stessa.

 

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Num. 226 / Gennaio 2018

Il made in Italy è il più "in" di tutti

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Tra i grandi Paesi dell’Euroarea l’Italia è quello che negli anni passati ha fatto il minor ricorso alle delocalizzazioni produttive. La nostra produzione per filiere e la fitta rete di piccole e medie imprese e distretti ha fatto sì che l’industria italiana sia rimasta fortemente radicata sul nostro territorio anche nell’epoca della globalizzazione più selvaggia, quella che Trump cerca ora di contrastare con la dottrina dell’America First.

Solo un limitato numero di imprese italiane, per la maggior parte grandi e spesso guidate più dall’esigenza di avvicinarsi a mercati lontani che non da quella di abbattere i costi, ha operato delocalizzazioni di impianti oppure ne ha aperti direttamente di nuovi in altri Paesi.

 

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Num. 225 / Gennaio 2018

Condizioni economiche degli italiani: soddisfazione in miglioramento

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nonostante la significativa ripresa dell'economia e dell'occupazione un numero crescente di italiani sarebbe insoddisfatto della propria condizione economica, che sarebbe in continuo peggioramento. La realtà percepita sarebbe cioè molto peggiore di quanto non dicano i dati statistici (tutti in netto miglioramento).  Questo, almeno, è ciò che affermano perentoriamente e con assoluta certezza non solo vari esponenti politici del populismo ma la maggior parte dei commentatori dei giornali e dei conduttori di talk show.

Ma è veramente così? Non parrebbe proprio guardando alle indagini svolte dall'Istat sulle condizioni di vita degli italiani.

 

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Num. 224 / Gennaio 2018

L’economia della Campania cresce il doppio di quella USA

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel 2016 il Pil della Campania è cresciuto nettamente oltre le aspettative, aumentando del 3,2 per cento rispetto al 2015, cioè più del doppio del Pil degli Stati Uniti (più 1,5 per cento) e quasi il doppio di quello dell’Eurozona (più 1,8 per cento), mentre il Mezzogiorno nel suo complesso è avanzato soltanto dello 0,8 per cento. Rispetto alle precedenti stime della Svimez appena diffuse nel novembre 2017, secondo l’ultimo aggiornamento Istat del dicembre scorso il Pil campano è cresciuto nel biennio 2015-2016 del 4,9 per cento anziché del 2,6 per cento, cioè quasi il doppio in più.

 

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Num. 223 / Dicembre 2017

L’economia italiana e il 2017

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Dagli ultimi mesi del 2016 fino alla scorsa estate inoltrata l’Italia è rimasta costantemente prigioniera della sindrome recidivante dello “zero virgola”. Per lungo tempo, infatti, le previsioni di tutte le maggiori istituzioni internazionali e dei centri di analisi hanno ipotizzato che la crescita italiana nel 2017 sarebbe stata debole. Forti anche di queste previsioni le opposizioni politiche non perdevano occasione per definire fallimentari le politiche economiche del governo, mentre si sprecavano gli editoriali sull’incapacità del nostro Pil di superare la fatidica barriera dell’1 per cento di crescita.

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Num. 222 / Novembre 2017

L'Italia si conferma ai vertici per competitività

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Per il decimo anno consecutivo da quando l’International Trade Centre (agenzia dell’Unctad e del Wto) ha cominciato la sua indagine l’Italia si conferma il secondo Paese più competitivo nel commercio mondiale dopo la Germania.

Il Trade Performance Index 2016, infatti, sulla base di un confronto tra 189 Paesi e 14 settori, assegna all’Italia due primi posti, cinque secondi posti, un terzo posto e un quinto posto per migliore competitività commerciale in altrettanti settori esaminati: un bottino inferiore soltanto a quello tedesco (praticamente irraggiungibile, con 8 primi posti e un terzo posto) nel medagliere elaborato dall’ITC.

L’Italia risulta prima per competitività nel commercio internazionale nell’abbigliamento e nei prodotti in pelle e cuoio; seconda nel tessile, nella meccanica non elettronica, nei prodotti elettrici ed elettrodomestici, nei manufatti vari (che includono articoli in plastica, occhiali e gioielleria) e nei mezzi di trasporto; terza nei manufatti di base (metallurgia e prodotti in metallo, concia delle pelli, articoli di minerali non metalliferi); quinta negli alimentari trasformati.

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Num. 221 / Ottobre 2017

Occupati, il milione ormai c'è

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel periodo giugno-agosto di quest’anno si è registrata in Italia una crescita degli occupati rispetto ai tre mesi precedenti di ben 113 mila persone che dimostra la continuità del miglioramento del mercato del lavoro.

In particolare, ad agosto 2017 gli occupati sono aumentati di altre 36mila unità rispetto al mese precedente.

La crescita anno su anno rispetto ad agosto 2016 è stata di 375mila occupati ed ha interessato entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni (coorte su cui pesa però un forte calo demografico strutturale).

Dunque gli occupati sono tornati abbondantemente sopra i 23 milioni (ad agosto erano 23 milioni e 124mila, per la precisione) e siamo ormai a sole 65mila unità in meno rispetto al massimo storico pre-crisi toccato nell’aprile 2008 (23 milioni e 189mila).

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Num. 220 / Luglio 2017

Se l'Italia torna a investire

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Le imprese italiane investono poco. Spesso sui giornali e nei talk show sentiamo ripetere questa affermazione quasi come un mantra, di volta in volta in bocca a vari politici, sindacalisti, opinionisti. Ma su che cosa si basa un simile convincimento? Sul nulla assoluto. Anche i dati statistici ufficiali, in verità, per lungo tempo non hanno aiutato a capire ciò che stava realmente succedendo durante la ripresa dopo la lunga crisi. Le imprese avevano effettivamente ricominciato ad investire ma le statistiche inizialmente non “catturavano” il fenomeno. Si considerino gli investimenti fissi escluse le costruzioni, cioè i macchinari, i mezzi di trasporto e i beni di proprietà intellettuale. La prima stima dell’Istat relativa a questa voce per l’anno 2014 fu -1,6% rispetto al 2013, poi ulteriormente abbassata a -1,9%, mentre l’ultimo aggiornamento è stato elevato a +2,3%: una differenza in meglio di 4,3 punti percentuali tra la stima peggiore e quella più recente. E non è tutto.

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Num. 219 / Luglio 2017

Ma chi ha creato tutti questi poveri?

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Si segnala da più parti che la povertà in Italia è alta ed è in aumento in alcune tipologie di famiglie. L’affermazione merita una analisi più approfondita che distinguiamo su alcuni temi, di fondo e di metodo. Quando è cominciata a crescere la povertà durante la crisi 2008-2014? Il trend prosegue o si è arrestato? Quali sono i segmenti della popolazione più colpiti? I dati statistici campionari cosa dimostrano e come vanno interpretati ed integrati?

Cominciamo da quest’ultimo punto. Nel 2016 l’Istat ha rilevato una sostanziale stabilità sia degli individui sia delle famiglie italiane in condizioni di povertà assoluta rispetto al 2015. Questa affermazione non è in contraddizione con il fatto che nel 2016 le famiglie povere sono state stimate in leggero aumento di 37mila e gli individui di 144mila. Per una ragione molto semplice. Le suddette statistiche sulla povertà si basano sui dati dell’indagine sulle spese per consumi delle famiglie, che nel 2016 è stata condotta su un campione effettivo di circa 15.500 famiglie, selezionate casualmente in modo da rappresentare il totale delle famiglie residenti in Italia.

 

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Num. 218 / Luglio 2017

Italia in maglia gialla anche per industria ed export

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

I recenti dati di Istat ed Eurostat hanno mostrato segnali inequivocabili di ulteriore rafforzamento dell’economia italiana. Come il bravissimo Fabio Aru, abbiamo preso la maglia gialla anche nella competizione industriale e commerciale con i grandi paesi europei. Naturalmente sia il Tour de France sia il 2017 sono ancora entrambi lunghi e incerti. Ma per intanto godiamoci questi primati, che sono meritati.

A maggio la produzione industriale italiana è aumentata a parità di giorni lavorativi del 2,8% rispetto a maggio del 2016: sicuramente un buon risultato. Ma non devono essere i dati mensili quelli su cui deve concentrarsi o eccitarsi la nostra attenzione. Spesso sui dati mensili (belli o brutti che siano) si fanno i titoli dei giornali ma le variabili economiche, nonostante le sofisticate procedure di stima, di mese in mese ballano come su una nave in tempesta. E spesso i dati preliminari vengono anche rettificati clamorosamente il mese dopo. Guardiamo allora su tempi più lunghi, allarghiamo la nostra visuale. Ad esempio analizziamo almeno i trimestri o, meglio ancora, l’evoluzione dei dati cumulati degli ultimi dodici mesi.

 

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Num. 217 / Luglio 2017

L’Italia risale le classifiche della crescita

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

I ritardi della crescita economica dell’Italia rispetto agli altri Paesi continuano da anni ad essere analizzati con approcci molto approssimativi e inadatti a comprendere le reali cause dei nostri problemi. Per cominciare, ha veramente poco senso misurare la nostra performance comparando i tassi cumulati di aumento del Pil degli ultimi 15-20 anni, come se questo tempo fosse stato, per noi e per gli altri Paesi, un lungo periodo lineare ed omogeneo. Non lo è stato affatto. In particolar modo, possiamo distinguere nitidamente almeno tre fasi, in cui le cause dei nostri ritardi di crescita rispetto alle altre grandi economie europee a noi simili sono state radicalmente diverse.

 

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Num. 216 / Luglio 2017

Da fanalino di coda a fendinebbia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’Istat ci ha comunicato, alla fine di giugno, due nuove notizie importanti sull’andamento dell’economia italiana. Nel primo trimestre del 2017 sono sensibilmente migliorati sia il reddito disponibile delle famiglie sia i conti dello Stato.

Il reddito lordo disponibile delle famiglie consumatrici espresso in termini reali (cioè il potere d'acquisto) è cresciuto dello 0,8% rispetto al quarto trimestre 2016.

 

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Num. 215 / Giugno 2017

L'Italia verso una crescita normale

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’Italia ha attraversato una crisi economica lunghissima, con pesanti ricadute occupazionali e sociali. Ma non è un Paese scassato. E’ in graduale ripresa ormai dal 2014. Rimane saldamente la seconda manifattura d’Europa, è la seconda nazione europea per pernottamenti di turisti stranieri ed è la prima, alla pari con la Francia, per valore aggiunto agricolo. Ha un export forte e una bilancia commerciale con l’estero in attivo per quasi 52 miliardi di euro. Inoltre, gli ultimi dati Istat sull’occupazione e sul PIL diffusi rispettivamente l’altro ieri e ieri dimostrano che quel “sentiero stretto” tra attenzione ai conti pubblici e crescita economica che abbiamo descritto alcuni giorni fa su queste colonne è assolutamente percorribile. Ed alla fine potrebbe aprirsi per l’Italia su un orizzonte più ampio. Bisogna soltanto proseguire senza tentennamenti con le politiche economiche imboccate, riaccelerando anche sul pedale delle riforme.

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Num. 214 / Maggio 2017

Chi va “stretto” va sano e va lontano

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Anche in occasione della diffusione da parte della Commissione europea delle raccomandazioni sul Programma Nazionale delle Riforme e sul Programma di stabilità per il 2017, lo scorso 22 maggio, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha illustrato la razionalità del modello di politica economica che l’Italia ha avviato nel 2014 durante il triennio del Governo Renzi e che sta ora proseguendo con il Governo Gentiloni. Un modello che si può sintetizzare con il paradigma del “sentiero stretto” coniato dal Ministro e che trova anche una rappresentazione plastica in un grafico pubblicato sul sito internet del Mef (http://www.mef.gov.it/inevidenza/article_0286.html).

In tale grafico sono raffigurate le principali variabili macroeconomiche dell’Italia dal 2001 al 2017: la variazione percentuale del PIL "anno su anno", il rapporto deficit-Pil e il rapporto debito-Pil.

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Num. 213 / Maggio 2017

Crescere come Germania e Francia si può

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Capire perché il Pil italiano oggi cresca meno di quello tedesco e francese è importante non solo per noi italiani ma per la stessa Europa della moneta unica. Infatti, al netto del contributo dei consumi statali e degli ultimi strascichi della profonda crisi dell’edilizia nazionale, la crescita del Pil di Italia, Germania e Francia è stata praticamente uguale nel 2015-2016 e lo sarà anche nel prossimo biennio. In altri termini, senza Keynes Germania e Francia oggi non hanno una dinamica economica superiore a quella del nostro Paese.

Le spiegazioni prevalenti della bassa crescita italiana rispetto alle altre grandi nazioni dell’Unione economica monetaria (Uem) non convincono. Infatti, non è certo per la debole competitività esterna (siamo il quinto Paese al mondo per miglior bilancia commerciale manifatturiera) che cresciamo poco. Né è il commercio estero che sta facendo correre il Pil di Berlino.

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Num. 212 / Maggio 2017

La ripresa della domanda privata in Italia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Leggere i commenti sul perché l’Italia, secondo le previsioni economiche primaverili della Commissione europea, nel 2017 sarà ancora ultima per il PIL scoraggia profondamente. Più che per la bassa crescita attesa (e per il consueto masochistico autocompiacimento nel definirci “fanalino”), scoraggia soprattutto per la superficialità delle analisi.

È vero. Nel 2017 nessuna economia dell’UE avrà un aumento del prodotto più basso di noi. Ma perché? Se per semplicità e omogeneità di confronto ci concentriamo sui tre Paesi più grandi dell’Eurozona, osserviamo che nel 2017 il PIL della Germania dovrebbe crescere dell’1,6%, quello della Francia dell’1,4% e quello dell’Italia dello 0,9%. Sgombriamo però subito il campo dall’idea che il divario di crescita tra noi e gli altri possa dipendere da una loro superiorità nel commercio internazionale. Infatti, come già avvenuto nel 2016, anche nel 2017 la domanda estera netta ha dato e continuerà a dare un contributo negativo a tutti i tre principali Paesi dell’UEM (-0,3 punti percentuali cumulati nel biennio per Germania e Italia e addirittura -0,9 punti per la Francia).

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Num. 211 / Maggio 2017

Se in Europa L’Italia è prima per crescita: il turismo

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Non sempre l’Italia è ultima in Europa. Magari lo è per la debole crescita del settore pubblico, oppure di quella delle banche, delle telecomunicazioni e dei servizi pubblici locali, come abbiamo documentato recentemente (si veda quaderno n° 201) disaggregando i dati del valore aggiunto dei vari settori nell’ultimo triennio. Ma l’Italia non è certo comprimaria nell’UE per l’industria manifatturiera o per il commercio estero, dove è preceduta per importanza soltanto dalla Germania.

Né siamo “fanalino di coda” nel turismo dove abbondano i luoghi comuni che ci indicano come deboli e disorganizzati ma la realtà è ben diversa. Quante volte abbiamo sentito la stucchevole storia che un tempo (erano gli anni ’60) eravamo il primo Paese al mondo per arrivi di turisti stranieri e ora siamo solo quinti e perfino la Cina ci ha superato? Possiamo dirlo chiaro una volta per tutte? Questo tipo di confronti basati sugli arrivi non ha più molto senso.

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Num. 210 / Maggio 2017

Come non capire niente sulle statistiche del lavoro (o anzi sì)

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Di fronte al modo in cui i media italiani recepiscono e rilanciano i dati mensili sul mercato del lavoro non si può che rimanere stupefatti. Ogni mese è la stessa storia. Si buttano lì titoli a caso, senza capire che i dati mensili destagionalizzati che l’Istat fornisce diligentemente e con grande livello di dettaglio non possono essere presi come oracoli assoluti per almeno tre ragioni. La prima è che le rilevazioni delle forze di lavoro sono soggette a continue rettifiche quando si rendono disponibili informazioni più aggiornate e complete attraverso i dati trimestrali. La seconda è che la procedura di destagionalizzazione è un artifizio soggetto esso stesso a continue rettifiche man mano che la serie storica si allunga. La terza è che per la somma delle suddette due ragioni sarebbe comunque preferibile comparare i dati su periodi più lunghi, in modo da ricavare delle tendenze più chiare.

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Num. 209 / Aprile 2017

Le imprese italiane vedono rosa e l’export accelera

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel periodo post 4 dicembre sembrano essersi incupiti i consumatori ma non le imprese italiane. Anzi, in base agli indici di fiducia dell’Istat, queste ultime vedono sempre più rosa mentre le famiglie sembrano aver accusato il colpo di fronte allo scenario di incertezza politica scaturito dal no al referendum. È significativo il fatto che nei primi 4 mesi del 2017 i consumatori abbiano mostrato maggiori preoccupazioni per il clima economico generale e il clima futuro che per la propria situazione personale e il clima corrente, che sono invece rimasti più stabili. 

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Num. 208 / Aprile 2017

La bilancia commerciale manifatturiera dei Paesi europei. Italia ai vertici per competitività e specializzazione

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel triennio 2014-2016 le esportazioni italiane hanno conseguito progressi considerevoli e la bilancia commerciale italiana ha toccato nel 2016 un nuovo surplus record con l’estero superando i 51 miliardi di euro.

La bilancia commerciale manifatturiera si è mantenuta positiva su livelli molto elevati, esprimendo un surplus totale pari a circa 90 miliardi di euro, che pone l’Italia al secondo posto tra i Paesi dell’UE dopo la Germania (e tra i primi 5 Paesi al mondo).

L’Italia si colloca immediatamente alle spalle della Germania non solo per le dimensioni del suo surplus commerciale ma anche per la buona specializzazione geografica del nostro Paese, che è in surplus sia verso la UE sia verso il resto del mondo. Lo stesso vale per la specializzazione merceologica nelle due grandi categorie di prodotti manufatti non alimentari, ovvero nella «Meccanica e mezzi di trasporto» e nella «Chimica, metalli, moda e altri manufatti».

In conclusione, l’Italia è il solo Paese considerato assieme alla Germania a presentare una bilancia commerciale in surplus in entrambe le principali categorie di manufatti non alimentari, sia verso l’UE sia verso il resto del mondo.

 

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Num. 207 / Aprile 2017

Le riforme nel settore bancario. Il caso della riforma delle Banche popolari

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Per lungo tempo, già in piena crisi economico-finanziaria, in Italia non si è avuta a livello politico e da parte della maggioranza degli  economisti, degli opinionisti e dei media quasi alcuna percezione dello stato di dissesto e della cattiva gestione di diversi istituti bancari italiani. Fino a 3-4 anni fa, se si eccettua la crisi conclamata del Monte dei Paschi di Siena, la “questione banche” sembrava praticamente non esistere.

Poi, con il caso della risoluzione delle 4 banche regionali commissariate Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, il problema degli squilibri di una parte del nostro sistema bancario è balzata quasi improvvisamente alla attenzione generale in tutta la sua complessità.

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Num. 206 / Aprile 2017

Poveri ma belli (e disinformati)

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

C’è stata un’epoca, nei primi due decenni del secondo Dopoguerra, in cui gli italiani si ritenevano poveri ma belli. Sicuramente allora erano più poveri di oggi ma, oltre a credersi belli, erano anche molto più fiduciosi circa il loro futuro. Ai giorni nostri, invece, la cappa di sfiducia è così pesante e oppressiva che vediamo tutto nero. E la povertà, anche a causa della scarsa conoscenza dei dati statistici e della disinformazione imperante, sembra averci psicologicamente accerchiati e prostrati.

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Num. 205 / Aprile 2017

Parte bene l'export nel 2017

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Dopo un 2016 positivo ma in tono minore, nei primi due mesi del 2017 le esportazioni italiane ed europee hanno ripreso a correre. Infatti, rispetto al periodo gennaio-febbraio dello scorso anno le vendite all’estero dei 5 maggiori Paesi UE sono aumentate in misura significativa: Spagna +10,7%, Gran Bretagna +7,7%, Italia +7,2%, Germania +6,9%.

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Num. 204 / Aprile 2017

Se la confusione fa novanta

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Muovendoci nel filone aureo battezzato da Claudio Cerasa, possiamo spingerci a raffigurare anche un terzo “mercato”, dopo quelli del malumore e della paura, in cui il popolo italico sembra essersi irrimediabilmente impantanato. Si tratta del mercato della confusione, specie per ciò che riguarda i fatti economici: un girone infernale apparentemente non peggiore dei due precedenti, a cui è strettamente interconnesso. Tuttavia, il mercato della confusione è forse perfino più subdolo degli altri due perché genera lui stesso malumore e paura ed è un potente motore della realtà contemporanea delle cosiddette fake news.

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Num. 203 / Aprile 2017

America first, Padania second

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

È difficile capire dove porterà la strategia del Presidente americano Trump sui dazi, cioè se “Donald abbaia per non mordere”, come ha scritto Giorgio La Malfa sul “Mattino” oppure se egli è veramente deciso ad andare fino in fondo su questa strada, mettendo nel mirino in particolar modo l’Europa. Ci sono inoltre alcune apparenti incongruenze nella scelta di Trump: prima fra tutte che il grande disavanzo commerciale USA (763 miliardi di dollari nel 2016) è determinato per oltre il 70% dal Messico e da 5 Paesi asiatici (Cina, Giappone, Corea, India e Taiwan) e non dall’UE (che pesa nel disavanzo americano meno del 20%).

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Num. 202 / Marzo 2017

I tre pilastri della fiducia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

È forse stato solo un casuale segno del destino che sul soffitto della splendida sala del Trionfo di Galatea di Villa Farnesina a Roma Baldassarre Peruzzi abbia dipinto di verde, bianco e rosso le ali della Fama nella “Costellazione di Perseo”, quasi trecento anni prima che nascesse il vessillo della Repubblica Cispadana progenitore della nostra bandiera. Tuttavia quel presagio ci ha portato bene. Infatti, oltre ad essere universalmente famosa per l’arte e la cultura, che proprio negli anni del Rinascimento raggiungevano vertici assoluti, l’Italia tricolore si è affermata in tutto il mondo nel Secondo Dopoguerra anche per la sua manifattura, per il suo cibo e come meta turistica.

 

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Num. 201 / Marzo 2017

Perché il Pil non cresce del doppio

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

C'è una parte del sistema produttivo italiano, che grosso modo rappresenta il 57% del valore aggiunto complessivo, la quale sta crescendo più del doppio del PIL, mentre il rimanente 43% è ancora in crisi o è quasi fermo.

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Num. 200 / Marzo 2017

Il malessere europeo della crescita

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Mentre le decisioni di Trump su economia e immigrazione e le controversie legali della Brexit hanno attirato l'attenzione generale, il problema di fondo della bassa crescita europea è passato decisamente in secondo piano.

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Num. 199 / Marzo 2017

727 mila occupati in più dopo la crisi

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’aspetto più positivo delle stime sul lavoro diffuse dall’Istat non è costituito tanto dall’aumento di 30mila occupati registrato in Italia nel mese di gennaio rispetto a dicembre, pur benvenuto. Riguarda invece le importanti rettifiche al rialzo che sono state operate sui dati degli ultimi mesi, con una sostanziale modifica all’insù della curva dell’occupazione.

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Num. 198 / Marzo 2017

80 euro uguale 9 miliardi di tasse in meno

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Secondo il Dipartimento delle Finanze nel 2015 hanno avuto diritto al bonus degli 80 euro mensili circa 11,2 milioni di persone per complessivi 9 miliardi di euro e per una cifra media annua di 800 euro a persona. Si tratta, nei fatti, di una delle più importanti manovre di redistribuzione del reddito mai realizzate in Italia.

 

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Num. 197 / Febbraio 2017

Accelera l’industria e rallenta il debito

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La Banca d’Italia ha certificato che il debito pubblico italiano è sceso dai 2.231 miliardi di euro di novembre a quota 2.217,7 miliardi a fine dicembre 2016. Con questa cifra, se la stima prudenziale della Nota di aggiornamento al DEF di un PIL 2016 pari a 1.672,2 miliardi verrà centrata, il rapporto debito/PIL dell’Italia del 2016 risulterà pari a 132,6. Ci troveremmo dunque già con due decimali in meno rispetto al livello di 132,8 ipotizzato dal Governo italiano quattro mesi fa nonché messo nero su bianco dalla stessa Commissione Europea nelle sue recentissime stime.

 

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Num. 196 / Febbraio 2017

L’industria italiana accelera, quella tedesca frena

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La produzione industriale italiana a dicembre è cresciuta sorprendentemente dell’1,4% rispetto a novembre, mentre quella tedesca è crollata del 3,1%, quella francese ha perso lo 0,9% e quella spagnola lo 0,4%. Per fortuna che Draghi ha convinto la Merkel che esiste un euro a una sola velocità e che la tesi delle “due velocità” è stata messa nel cassetto, almeno per ora. Anche perché, in base alle ultime statistiche disponibili, in questo momento è davvero difficile capire quali Paesi dell’UEM vadano realmente più “veloci”.

 

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Num. 195 / Febbraio 2017

240mila occupati in più senza l’effetto demografico

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel suo comunicato sul mercato del lavoro del 31 gennaio scorso l’Istat ha presentato per la prima volta una innovativa analisi dell'effetto della componente demografica sulle variazioni tendenziali dell'occupazione per classi di età. Il focus ha riguardato gli ultimi dodici mesi. Noi abbiamo provato ad applicare questa metodologia all’intero periodo del Governo Renzi per cercare di capire meglio l’impatto delle misure a sostegno dell’occupazione (decontribuzioni e Jobs Act).

 

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Num. 194 / Gennaio 2017

Non abbandonare il sentiero della ripresa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie, dei conti delle imprese private e dello Stato reso noto ieri dall’Istat dovrebbe spingerci a guardare in modo meno emozionale, con maggiore realismo e senso di prospettiva alle condizioni di salute dell’economia italiana. 

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Num. 193 / Dicembre 2016

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: I semestre 2016

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

I dati relativi all’ultimo anno scorrevole (luglio 2015–giugno 2016) evidenziano un export dei principali distretti industriali italiani pari a 89,1 miliardi di euro, in linea con il record toccato nel gennaio-dicembre 2015, pari a 89,4 miliardi, e ampiamente al di sopra dei livelli pre-crisi. Si conferma dunque stabile la dinamica dell’export dei distretti italiani. Con riferimento al primo semestre del 2016, l’export distrettuale subisce un lieve calo, pari al –0,5% rispetto al primo semestre del 2015.

 

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Num. 192 / Dicembre 2016

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: anno 2015

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

Come per l'anno 2014, a seguito di revisioni e aggiornamento dei dati, la Fondazione Edison pubblica un'indagine relativa all’andamento dell’export distrettuale nel 2015. Si consideri inoltre che, a partire dal primo trimestre 2015, il paniere dei distretti che compongono l’Indice dell’export distrettuale elaborato dalla Fondazione Edison è stato leggermente modificato per renderlo il più possibile aderente alla realtà, che è in continua evoluzione in termini di sviluppo e affermazione di nuovi poli produttivi locali che non possono non essere presi in considerazione se si vuole descrivere un quadro il più fedele possibile alla situazione reale.

 

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Num. 191 / Dicembre 2016

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: anno 2014

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

A seguito di revisioni e aggiornamento dei dati, la Fondazione Edison pubblica un'indagine relativa all’andamento dell’export distrettuale nel 2014. Secondo detta indagine i principali distretti industriali italiani monitorati dall’Indice dell’export mettono a segno  nel 2014 una crescita del +5,6% rispetto alla performance del 2013 e raggiungono un nuovo record storico toccando nell’anno scorrevole conclusosi a dicembre 2014 un export pari a 83,3 miliardi di euro (+3,5 miliardi rispetto al 2013 e +9 miliardi rispetto al picco pre-crisi nel periodo aprile 2007-marzo 2008)

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Num. 190 / Ottobre 2016

Italia sempre più in surplus commerciale

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel 2015 l'Italia si è aggiudicata il miglior numero di piazzamenti per competitività nel commercio mondiale subito dopo la Germania in base alla graduatoria dell'International Trade Centre (ITC) di Ginevra.

Un secondo posto assoluto molto significativo, costruito non soltanto sui primati nei prodotti tradizionali ma anche da numerosi secondi posti che l'Italia ha conquistato a poco a poco in settori dove la Germania è il benchmark di riferimento. Una ulteriore prova che il made in Italy ormai è un fenomeno molto più complesso e variegato rispetto al consueto stereotipo che ci vede produttori prevalentemente di abiti, scarpe e cibo, che pure restano dei pilastri della nostra economia.

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Num. 189 / Settembre 2016

Il Pil non dice tutto sulla Spagna

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Meglio vivere in Spagna senza governo ed avere un Pil che comunque cresce del 3,2% (dato 2015) o in Italia con un esecutivo stabile da due anni e mezzo e ciò nonostante con un Pil che aumenta soltanto dello 0,8% (dato 2015)? La domanda appassiona molti e la realtà è molto più complessa di quanto il lettore possa immaginare e piuttosto diversa da come appare dalle sole statistiche del Pil. Cercheremo di rispondere alla domanda analizzando tre indicatori: i consumi delle famiglie, i consumi individuali effettivi a parità di potere d'acquisto e l'occupazione.

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Num. 188 / Settembre 2016

L'Irlanda e il gioco delle tre carte

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La Ue ha appena multato la Apple per 13 miliardi di euro di tasse arretrate non pagate dovute all'Irlanda, a seguito di accordi fiscali ritenuti impropri tra la stessa Dublino e il gigante mondiale dell'elettronica. Non solo non l'ha presa bene la Apple ma nemmeno l'Irlanda che ha annunciato di voler fare ricorso contro la Ue. In diversi si sono chiesti perché Dublino dovrebbe rinunciare a incassare una tale somma che rimetterebbe a posto i suoi conti pubblici. La realtà è che c'è una ragione precisa ed è che non vuole fare scappare gli investitori esteri che grazie ai loro investimenti e ad un artifizio contabile hanno migliorato i conti dell'Irlanda.

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Num. 187 / Settembre 2016

Nell'economia reale l'Italia cresce molto di più della Germania

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Se si esclude l'apporto della spesa pubblica, negli ultimi 6 trimestri il Pil dell'Italia non soltanto è cresciuto di più di quello della Germania dal lato della domanda, ma anche dal lato dell'offerta il valore aggiunto italiano è aumentato di più di quello tedesco nei settori tipici dell'economia reale. Ciò ribalta tutte le argomentazioni che in questi mesi sono state spese nei dibattiti e sui media sulla presunta migliore competitività e produttività della Germania, soprattutto nell'industria, quale spiegazione fondamentale del perdurante divario di crescita tra Italia e Germania 

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Num. 186 / Settembre 2016

Ma senza spesa pubblica l'Italia cresce di più degli altri Paesi

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La mancata revisione al rialzo del Pil italiano del secondo trimestre da parte dell'Istat ha dato avvio come di consueto ad una distorsione dell'immagine italiana. Ma se oggi il nostro Pil va un po' più piano rispetto a quelli tedesco e francese non è perché noi non stiamo facendo abbastanza riforme, ma perché la crescita è unicamente dovuta alle forze dell'economia italiana senza appoggiarsi alla spesa pubblica, come invece hanno fatto altri paesi. L'Italia non è un paese allo sbando ed ha tutti i diritti, in virtù delle impegnative riforme che sta facendo, di chiedere all'Europa di cambiare la sua politica economica fallimentare, che Draghi da solo non potrà ancora puntellare a lungo.

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Num. 185 / Agosto 2016

La sorpresa del Pil senza spesa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il rallentamento del Pil italiano nel secondo trimestre 2016 ha suscitato preoccupazioni e innescato un ampio dibattito sulle possibili misure per rilanciare la crescita ma a nostro avviso non deve indurre a conclusioni affrettate soprattutto sul divario di crescita attuale tra il nostro Paese e gli altri. Infatti, depurato il Pil dell'apporto della spesa pubblica la crescita italiana appare fondamentalmente allineata a quella degli altri Paesi. Tra il quarto trimestre 2014 e il primo trimestre 2016 la dinamica del Pil tedesco è stata persino lievemente inferiore a quella italiana se eliminiamo l'apporto diretto della spesa pubblica.

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Num. 184 / Agosto 2016

Le banche italiane vincono il test dei derivati

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Da alcuni mesi il tema delle sofferenze delle banche è al centro del dibattito economico nonché delle analisi della Commissione europea e della vigilanza unica. In particolare, è noto che il sistema bancario italiano è tra i più afflitti dal peso dei crediti dubbi e per questo sono oggi quanto mai prudenti nell'erogazione del credito, costituendo un problema per le nostre imprese affamate di finanziamenti. Le sofferenze bancarie vanno perciò ridotte per liberare risorse e per poter ridare più credito all'economia reale. Ma le banche italiane non sono poi così messe male, se infatti guardiamo ad una analisi di Ricerche e Studi di Mediobanca (MBRES) scopriamo che su un campione di 27 grandi banche europee (19 non italiane e 8 italiane) risultavano a bilancio 244 miliardi di euro di titoli di livello 3 nel 2015  di cui solo il 4% appartenente alle banche italiane.

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Num. 183 / Agosto 2016

Difendiamo le banche ma sia fatta anche pulizia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La questione delle banche italiane va analizzata sotto due profili. Il primo è quello della difesa del sistema bancario e della sua sostenibilità e onorabilità. Il secondo è quello della consapevolezza e dell'azione, che significa affrontare con decisione i problemi che comunque oggettivamente ci sono e che originano non soltanto dalla lunga crisi economica ma anche da una cattiva governance di alcuni istituti bancari per troppo tempo ignorata ma ora finalmente affrontata grazie alla riforma delle Banche Popolari fortemente voluta dal Governo Renzi.

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Num. 182 / Agosto 2016

L'economia reale supera lo stress test

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La nostra economia reale ha ancora buone frecce al suo arco per mantenere viva la sua accelerazione.

Quali sono i segnali che devono incoraggiarci a guardare ancora con un certo ottimismo al prossimo futuro? Il primo è che gli ordini di macchine utensili nel primo semestre 2016 sono aumentati, anche grazie alla Legge Sabatini e al super ammortamento. Il secondo è che il mercato immobiliare italiano è andato molto bene nel primo semestre dell'anno; il terzo è che a luglio gli indici di fiducia di consumatori e imprese in Italia sono tornati a crescere dopo alcuni mesi di flessione. Ma il quarto e più importante segnale riguarda l'occupazione: da marzo 2014 a giugno 2016 rispetto a febbraio 2014 l'aumento occupazionale è stato di ben 599 mila persone.

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Num. 181 / Luglio 2016

Se i referendum inceppano la ripresa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il recente risultato del referendum in Gran Bretagna, secondo Confindustria, avrà come conseguenza un rallentamento della crescita in Europa. Quanto all'Italia, la sempre più aspra lotta tra partiti e correnti di partito in vista del referendum costituzionale e il fronte che punta a riportare indietro la lancetta delle riforme sembrano riproporre vecchi schemi del passato, con una classe politica indifferente allo scenario economico in cui è calato il nostro Paese con tutte le sue fragilità strutturali.

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Num. 180 / Luglio 2016

Il quarto capitalismo italiano esporta più del Regno Unito

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Tra i tanti luoghi comuni che vanno per la maggiore sulle imprese italiane è che esse siano troppo piccole per competere sui mercati internazionali e che il made in italy non sia più vincente. In Italia, in effetti, operano oltre 191 mila imprese esportatrici e ben 125 mila hanno meno di 10 addetti. Ma se si considerano le recenti statistiche Eurostat  sulle sole imprese esportatrici dell'industria, cioè depurando i dati complessivi di export sottraendo i flussi prettamente commerciali e di transito di merci ed escludendo la miriade di piccoli operatori commerciali all'esportazione, si scoprono dati molto interessanti che pongono l'industria italiana ai primi posti in Europa.

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Num. 179 / Giugno 2016

Il successo del Jobs Act e la crisi della microitalia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Decontribuzioni e Jobs Act sono stati un successo sì o no? Osservatori ed analisti sono ancora divisi in proposito e il dibattito politico è infuocato. L'opinione pubblica è disorientata e il "percepito" dalla gente anche sull'occupazione è molto distante dalla realtà, cioè è assai più pessimista. Stando alle nude cifre dell'Istat, tuttavia, è innegabile che durante il Governo Renzi l'occupazione totale sia cresciuta di 455 mila persone e che gran parte di questo aumento è stato determinato dalla crescita dei posti di lavoro a tempo indeterminato: +390 mila. 

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Num. 178 / Maggio 2016

Italia quinto surplus mondiale senza l'energia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Uno dei luoghi comuni più diffusi è che l'Italia cresca poco perché è poco competitiva sui mercati internazionali. Dal 1999, anno di avvio dell'euro, è vero che l'Italia ha perso più quote di mercato della Germania ma è anche vero che ne ha perse meno di tutte le altre nazioni del G-7. Se, inoltre, consideriamo la bilancia commerciale esclusa l'energia e gli autoveicoli osserviamo che l'Italia si posiziona al quarto posto dopo Cina, Germania e Corea del Sud tra i paesi del G-20. Le quote di export non c'entrano molto con la bassa crescita del Pil dell'Italia che invece ha risentito della cronica debolezza del mercato interno, aggravata dai recenti anni di austerità, nonché da un settore dei servizi poco aperto e dinamico dal lato dell'offerta.

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Num. 177 / Aprile 2016

L'occupazione in crescita aiuta la ripresa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il mese di marzo si è chiuso secondo l'Istat con 90mila occupati in più rispetto a febbraio. Il tasso di disoccupazione è sceso di tre decimali in un mese dall'11,7% all'11,4%, valore che non si vedeva dalla fine del 2012. Numeri che smentiscono le previsioni funeste di un possibile "sgonfiamento" degli effetti delle decontribuzioni e del Jobs Act avanzate da alcuni analisti. L'occupazione, infatti, si è irrobustita, sia quantitativamente sia qualitativamente. Indubbiamente sono ancora tanti i posti di lavoro che mancano all'appello rispetto a quelli persi durante la crisi, ma, dopo aver toccato il fondo tra il 2013 e l'inizio del 2014, i miglioramenti sin qui conseguiti si dimostrano solidi e di rilevante entità.

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Num. 176 / Aprile 2016

Se le regole creano instabilità

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

All'ultimo Ecofin ha tenuto banco la proposta olandese, assai gradita ai tedeschi, di porre un tetto al quantitativo ai titoli di Stato posseduti dalle banche europee per creare più stabilità finanziaria e per favorire il cammino verso l'unione europea e la condivisione dei rischi. Ma si è già visto che più l'Europa si cuce addosso regole ferree, che non esistono altrove nel mondo, e più le società di rating e i mercati bastonano i Paesi europei che non dovessero rispettarle al millimetro. La verità è che la stabilità finanziaria e bancaria europea è soprattutto minacciata dal giacimento sotterraneo di derivati che attraversa trasversalmente i bilanci di molte banche sistemiche europee. E' su questi investimenti bancari rischiosi che Bruxelles e la vigilanza unica europea dovrebbero accendere un faro e mettere tetti. Non sui titoli di debito pubblico.

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Num. 175 / Aprile 2016

Il rischio dell'ideologia anti-impresa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Quando c'è corruzione e malaffare o quando non si rispettano le leggi, il minimo che i cittadini di ogni Paese civile si possano attendere è che la giustizia faccia il suo corso e sanzioni severamente i colpevoli. In Italia, tuttavia, ogni qualvolta si verificano episodi di questo tipo vi è una tendenza, in parte alimentata dalla stessa bagarre politica e mediatica, a mettere sotto accusa o come minimo sotto una luce negativa tutto ciò che circonda l'attività di impresa. Ma attenzione a quelle ideologie che spingono a pensare che fare impresa sia sempre "peccato". Soprattutto attenzione a non bloccare attraverso la burocrazia, l'inefficienza, i ritardi autorizzativi e l'incertezza del diritto quell'importante flusso di investimenti stranieri in Italia che sta portando nel nostro paese non soltanto più addetti e fatturato ma anche più innovazione e qualificazione professionale.

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Num. 174 / Aprile 2016

Cibo Vino Farmaci spingono l'export

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’export italiano di merci ha chiuso il 2015 superando per la prima volta i 400 miliardi di euro, toccando quota 413,9 miliardi. Una cifra che si colloca ben 44,9 miliardi sopra il livello dell’anno pre-crisi, il 2008. Gran parte del merito di questa crescita va attribuito a due comparti, l’agro-alimentare e il farmaceutico. Cibo, vino e farmaci hanno contribuito per 20,5 miliardi alla crescita dell'export italiano tra il 2008 e lo scorso anno, cioè per quasi il 46% dell'incremento complessivo verificatosi nel periodo. Non a caso agro-alimentare e farmaceutica sono due settori con i quali il Governo ha stabilito dei tavoli permanenti di lavoro nell'ultimo biennio: una precisa scelta di politica industriale. Mentre con una coincidenza quasi simbolica con l'Expo, l'Italia è balzata nel 2015 al primo posto nella UE-28 per valore aggiunto nell'agricoltura, silvicoltura e pesca, davanti alla Francia.

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Num. 173 / Marzo 2016

L'arrocco di Draghi per la ripresa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il 10 marzo Draghi ha mosso contemporaneamente due pezzi chiave sulla scacchiera dell'economia dell'Eurozona: ha aumentato il volume di acquisto di titoli da parte della Bce ma ha anche messo le banche, attraverso le nuove decisioni sulle aste T-Ltro, nella condizione di essere "remunerate" dalla Bce stessa se utilizzeranno efficacemente i prestiti loro concessi. L' "arrocco" di Draghi funzionerà pienamente soprattutto nella misura in cui si verificherà un aumento del volume di prestiti delle banche alle imprese. E' evidente, peraltro, che sulla scacchiera dell'Eurozona non può essere il solo Draghi a muovere i pezzi. 

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Num. 172 / Marzo 2016

La ripresa e il boom del lavoro

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

I dati diffusi in marzo dall’Istat sono molto importanti perché danno la misura definitiva ed "ufficiale" dell’intensità della ripresa italiana nel 2015, con il PIL in crescita, il debito pubblico sotto controllo e un vero e proprio boom degli occupati. Le ultime stime hanno spazzato via i dubbi momentaneamente sollevati dai dati preliminari, incompleti ed alquanto approssimativi. Ed anzi, nel caso dell’occupazione, le rettifiche al rialzo delle precedenti serie storiche Istat appaiono per certi aspetti clamorose.

 

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Num. 171 / Marzo 2016

Divisi sulla crescita uniti nella deflazione

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Mentre i grandi del mondo al G20 cinese si sono ancora una volta trovati divisi sulle ricette per la crescita, in una cosa l’Europa appare sempre più unita: il comune scenario di una deflazione che è ritornata ad affacciarsi ieri in modo preoccupante nei dati Istat ed Eurostat di febbraio. Infatti, l’inflazione a febbraio è diminuita dello 0,2% nell’Eurozona secondo la stima flash mentre in Italia è calata dello 0,2% rispetto a gennaio e dello 0,3% su base annua. Pesano i forti ribassi dei prezzi petroliferi, ma anche la componente di fondo, cioè l’inflazione al netto dell’energia e dei prodotti agricoli freschi, non brilla in Europa e in Italia, evidenziando una tendenza molto debole.

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Num. 170 / Marzo 2016

La sostenibilità del debito italiano

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

L'analisi dell’istituto tedesco Stiftung-Marktwirschaft (SM) sul basso debito pubblico totale italiano (esplicito+implicito), unico caso nella UE ad essere inferiore al 60% del PIL, ha suscitato molti commenti e reazioni. Diversi lettori della Fondazione Edison si sono mostrati interessati a capire meglio come sia possibile che secondo la Fondazione tedesca il cosiddetto debito implicito italiano sia negativo per 75 punti di PIL. Il che si traduce in una corrispondente sottrazione di uguale entità dal livello del nostro debito pubblico esplicito, pari al 132%, con il debito totale che si abbassa quindi ad appena il 57% del PIL.

 

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Num. 169 / Febbraio 2016

Se i tedeschi promuovono l'Italia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

A tutto potrebbe essere accostata la Stiftung Marktwirtschaft (SM), letteralmente Fondazione per l’economia di mercato, tranne che alla difesa degli interessi italiani. Infatti, questa istituzione basata a Berlino è un think tank di ispirazione liberista, molto vicina agli ambienti industriali e finanziari tedeschi, che ha fatto della lotta al debito pubblico uno dei suoi cavalli di battaglia e che pertanto non vede certo di buon occhio né le politiche espansive né la flessibilità di bilancio. Proprio per queste ragioni l'ultimo Rapporto della SM sulla sostenibilità dei debiti pubblici dei Paesi UE giunge ad una conclusione per certi aspetti clamorosa. E cioè che, considerando sia il debito pubblico "esplicito" sia quello "implicito" il debito pubblico totale italiano è l'unico nella UE ad essere sotto il fatidico tetto del 60% del PIL, precisamente al 57%, mentre quello tedesco è addirittura quasi tre volte più elevato (dati 2014).

 

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Num. 168 / Febbraio 2016

Alla Germania il record dell'export del debito

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

La Germania è universalmente nota come un grande Paese esportatore di manufatti. Pochi sanno invece che è anche la nazione europea maggiore esportatrice di debito pubblico. Infatti, il debito tedesco finanziato da non residenti ha raggiunto a fine 2014 quota 1.239 miliardi di euro, il livello più alto della UE, davanti alla Francia (1.165 miliardi) e all’Italia, (molto più distaccata con 716 miliardi).

 

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Num. 167 / Febbraio 2016

L'Italia ha un basso debito "core"

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Sino ad oggi erano prevalse forti opposizioni politiche e teoriche, ma alla fine una autorevole istituzione internazionale come la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) ha rotto gli indugi e ha "ufficializzato" il concetto di debito aggregato. Espressione con la quale si intende la somma del debito pubblico e del debito privato (di famiglie e imprese non finanziarie) di una nazione. Nel suo ultimo Bollettino statistico la BRI ha infatti pubblicato per la prima volta, per una quarantina di economie avanzate ed emergenti, il dato complessivo dei finanziamenti erogati al settore pubblico e privato di ciascuna nazione dall'insieme delle banche domestiche, degli altri attori economici e dei soggetti non residenti, definendolo come "core debt".

 

 

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Num. 166 / Febbraio 2016

L'Europa senza un piano si ferma

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Il PIL italiano nel quarto trimestre 2015 è cresciuto congiunturalmente dello 0,1% sul trimestre precedente ma dell’1% sul quarto trimestre 2014: il tasso tendenziale più alto da 4 anni e mezzo. La vera crescita accumulata dall’Italia nel 2015, rispetto al punto più basso toccato nel 2014 (che fu proprio il quarto trimestre), è stata questa. Che si confronta con un analogo valore di +1,3% sia per la Germania sia per la Francia.

 

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Num. 165 / Febbraio 2016

Il rating immeritato dell'Italia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Non appena riesplodono tensioni e turbolenze sui mercati finanziari come sta avve-nendo in questi giorni, subito si riaccende come da copione il dibattito sul debito pubblico dell’Italia, sia all’esterno sia all’interno del nostro Paese. Ma essere d’accordo in generale sulla negatività dell’indebitamento pubblico e sulla necessità di ridurlo è una cosa ragionevole e condivisibile. Altra invece è mettere sistematicamente in cattiva luce il debito italiano anziché difenderne la sostenibilità e onorabilità nel legittimo interesse nazionale.

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Num. 164 / Febbraio 2016

Il capitale che manca alle banche altrui

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Il tema dei crediti deteriorati ha dominato in modo disordinato le vicende borsistiche italiane di questo inizio 2016. Per almeno quattro ragioni. La prima è che vi è stata grande confusione sui numeri. Infatti, come ha ribadito il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, "il nostro sistema bancario è solido. Le sofferenze nette corrispondono oggi a 88 miliardi, e non ai 201 miliardi di cui si parla".  La seconda ragione è che non sembra essere noto a tutti che le banche italiane non solo hanno a bilancio uno dei più alti tassi di copertura dei bad loans (attraverso opportune rettifiche), ma che a fronte dei crediti dubbi vantano anche un elevato stock di garanzie realil, principalemnte immobilairi.

 

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Num. 163 / Febbraio 2016

La discesa del debito

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Persino in una ipotetica combinazione di diversi possibili shock negativi (su crescita economica, tassi di interesse, bilancio primario), ci sono soltanto 11 probabilità su 100 che il debito pubblico italiano nel 2020 possa essere più alto del livello registrato nel 2015: il secondo miglior risultato nella UE dopo quello della Germania con appena il 3% di probabilità. Mentre le probabilità salgono al 38% per la Spagna, al 41% per la Gran Bretagna e al 47% per la Francia. Lo scrive la Commissione europea nel suo ultimo "Rapporto sulla sostenibilità fiscale 2015".  Ma come? La UE non ci aveva forse "bacchettato" sul debito pubblico qualche giorno fa?

 

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Num. 162 / Gennaio 2016

Italia sempre più competitiva secondo il Trade Performance Index

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Secondo l’International Trade Centre, l’agenzia congiunta di UNCTAD e WTO, nel 2014 l’Italia ha consolidato tutti i suoi migliori piazzamenti nell’indice di competitività del commercio mondiale. Infatti, su 14 settori complessivamente considerati dal Trade Performance Index elaborato dall’agenzia, il nostro Paese è risultato il più competitivo al mondo in 3 settori e il secondo in 5 settori. Per numero di migliori piazzamenti settoriali l’Italia rimane seconda soltanto alla Germania (che vanta ben 8 primi posti e 1 secondo posto).

 

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Num. 161 / Gennaio 2016

Ripresa italiana più solida del previsto

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

I dati sull’occupazione in Italia a novembre diffusi dall’Istat hanno riportato fiducia sulle reali dinamiche dell’occupazione, che pareva aver perso slancio nei mesi di settembre e ottobre. La ripresa del mercato del lavoro dunque continua, non era affatto finita, e il tasso di disoccupazione è sceso a novembre all’11,3% (il più basso livello da novembre 2012) mentre un anno fa era al 13,1%: un calo di ben 1,8 punti percentuali in soli 12 mesi.

 

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Num. 160 / Gennaio 2016

Anche sul lavoro basta lezioni dall'Europa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Nei giorni scorsi i media italiani hanno dato ampio risalto ai dati di un articolo contenuto nell’ultimo Bollettino della BCE sulla dinamica dell’occupazione in Europa. La principale chiave di lettura, secondo alcuni commentatori, è stata: "Draghi bacchetta l’Italia sull’occupazione". Con l’aggiunta che altri Paesi dell’Eurozona come la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo e persino la Grecia stanno ricreando posti di lavoro con una velocità superiore all’Italia. Ma è davvero così?

 

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Num. 159 / Gennaio 2016

Chi non rispetta le regole in Europa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

L’Italia fa bene a rispettare le regole europee, come sostiene il presidente Renzi. Ma il nostro premier ha però anche ragione nel sottolineare che molti altri Paesi le regole non le rispettano affatto. Fa bene a dirlo in modo chiaro perché in questo modo egli pretende che l’Italia sia trattata alla pari delle altre nazioni nonché considerata con maggiore equilibrio e non più sulla base di pregiudizi abusati che ormai hanno stancato.

 

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Num. 158 / Gennaio 2016

Lo stanco rituale dell'Europa che si "boccia"

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

La tradizionale pubblicazione verso fine anno degli indicatori di squilibrio macroeconomico della Commissione Europea (la cosiddetta Macroeconomic Imbalance Pro-cedure, abbreviata MIP) rischia sempre più di diventare un rigido rituale di comunicazione autolesionistica della UE verso il mondo "esterno" (investitori extra-UE, mercati, agenzie di rating, ecc.): una specie di "contro-marketing" che di sicuro non facilita l’attrazione di investimenti; un appuntamento che forse elettrizza le residue sensibilità dei "falchi" dell’euro-burocrazia ma che le altre economie mondiali si guardano bene dal fare. Anche perché se molti Paesi non-UE si sottoponessero volontariamente alla MIP non farebbero di sicuro una figura migliore della Spagna o della Francia e di certo assai peggiore di quella dell’Italia, che rispetta più parametri europei di Madrid e Parigi.

 

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Num. 157 / Novembre 2015

La sorpresa del Lazio Oeconomicum

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

 

Dai Conti territoriali dell’Istat diffusi due giorni fa e dal Rapporto congiunturale regionale della Banca d’Italia di ieri è emersa forse un po’ a sorpresa, ma in realtà non troppo per chi conosce a fondo l’economia della regione, l’immagine di un Latium Oeconomicum che "tira": una locomotiva non solo del Centro Italia ma dell’intera economia nazionale. Infatti, nel 2014 mentre il PIL italiano è diminuito dello 0,4% rispetto al 2013 e quello del Centro Italia è cresciuto dello 0,4% , il PIL del Lazio è aumentato addirittura in termini reali dell’1,4% (primato di crescita condiviso con la piccola Valle d’Aosta).

 

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Num. 156 / Novembre 2015

Il tessuto economico-produttivo della regione Lombardia: confronto con le regioni europee NUTS1 e NUTS2

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

La Lombardia è la regione più competitiva del nostro Paese. Non solo: la Lombardia è anche tra le regioni più competitive in Europa. Questo risultato è tanto più significativo se si considerano i numerosi ostacoli e il conte-sto poco favorevole in cui si trovano ad operare in generale le imprese italiane, ivi inclu-se quelle lombarde, anche se sicuramente il contesto strutturale della Lombardia è tra i migliori nel Paese. Con questa analisi si intende portare alla luce i numerosi punti di forza dell'Italia, e della Regione Lombardia in particolare, che troppo spesso non vengono adeguatamente valorizzati se non addirittura ignorati in un Paese che tende ad auto-svalutarsi costantemente.

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Num. 155 / Ottobre 2015

La rivincita economica dell'Europa mediterranea

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Ricordate il 2011? Il contagio greco e lo spread alle stelle? Di lì a poco si sarebbe abbattuta sulla penisola iberica e sull’Italia la gelata dell’austerità, che avrebbe fatto precipitare la domanda interna. Ma già allora erano evidenti i primi sintomi dell’ampliarsi del divario di crescita tra il Nord Europa "virtuoso" (includendovi la Francia, protetta dall’ombrello tedesco), da un lato, e il Sud Europa finanziariamente esposto e poco competitivo, dall’altro. Impietosa al riguardo è la classifica di variazione del PIL nel 2011: Germania +3,7%, Finlandia +2,6% Francia +2,1%, Italia +0,6%, Spagna -0,6%, Portogallo -1,8%. Lo scenario oggi, Grecia a parte che è un caso a sé, si è completamente capovolto.

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Num. 154 / Agosto 2015

I più importanti mercati emergenti per l'Italia

Autore: Cristiana Crenna

SOMMARIO

La Fondazione Edison ha analizzato il posizionamento del nostro Paese su 37 mercati emergenti, raggruppandoli in base ai livelli di export in: i "Trec", che comprendono la Turchia, la Russia, gli Emirati Arabi Uniti e la Cina; i "Nostri Next-11", che comprendono paesi dell'area del mediterraneo e dei paesi arabi; i "Future-22", che includono paesi dell'area del mediterraneo, dei paesi arabi e dell'ex repubblica sovietica.

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Num. 153 / Giugno 2015

Che cosa imparare dalla crisi greca

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La crisi finanziaria greca e l'inconcludenza europea sono estremamente preoccupanti perchè ci stanno portando in un territorio completamente sconosciuto, dove ogni passo può essere letteralmente imprevedibile, col rischio di reazioni a catena non scritte nei manuali di economia. Questa nefasta prospettiva, conseguenza di un braccio di ferro non tra due attori forti politicamente ma tra due attori molto deboli può mettere in discussione il futuro di un grande traguardo che pareva definitivamente acquisito, cioè l'Euro, la moneta comune che non ha davvero colpe di tutto ciò. Aprendo le porte al caos.

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Num. 152 / Giugno 2015

L'Italia sale sul podio mondiale per 63 prodotti

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

L'agroalimentare italiano, grazie alla elevata qualità internazionalmente riconosciuta ai suoi prodotti e alle tecnologie ad essi collegate, rappresenta uno dei simboli di eccellenza del Made in Italy nel mondo. Dal punto di vista occupazionale l'Italia si conferma prima nella Ue nell'Agricoltura, silvicoltura e pesca (Asp) con 907.000 addetti nel 2014, il valore di gran lunga più elevato davanti a Francia, Spagna e Germania. Per quanto riguarda invece l'industria alimentare, nel 2014 gli addetti in Italia sono 447.000.

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Num. 151 / Giugno 2015

L'economia decolla, la politica eviti lo stallo

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’economia italiana dà finalmente segni diffusi di ripresa, testimoniati da numerosi indicatori. Il calo della produzione industriale di aprile (-0,3% su marzo) stimato ieri dall'Istat non cambia il giudizio favorevole di fondo, poiché Confindustria ha fornito pressoché in contemporanea una previsione di crescita a maggio (+0,1% su aprile) della produzione stessa, che dunque mantiene una intonazione positiva.Tuttavia, dopo tante false partenze, è lecito analizzare in modo approfondito tutti i dati disponibili per testare la reale solidità della svolta. È ripresa vera o si tratta dell’ennesimo fuoco di paglia?

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Num. 150 / Maggio 2015

La fine della recessione

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Una crescita congiunturale del PIL italiano nel primo trimestre 2015 dello 0,3% rispetto al quarto trimestre 2014 è un dato economico di sostanza, che ha sorpreso anche molti analisti. Tanti, infatti, si attendevano una stima positiva, sì, ma non superiore allo 0,1%. I più ottimisti arrivavano a +0,2%. Il dato dell’Istat, che rappresenta la variazione trimestrale più alta da quattro anni, ha invece aperto uno scenario nuovo sulla ripresa in atto, come fanno certi venti improvvisi quando squarciano e ripuliscono rapidamente il cielo riportando il sereno dopo un lungo periodo di maltempo e di grigiore. E’ un dato, cioè, che significa parecchio per un Paese come l’Italia che dal quarto trimestre 2011 ha sofferto una delle più lunghe e buie crisi economiche della sua storia.

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Num. 149 / Aprile 2015

La meccanica italiana alla conquista del mondo

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Negli ultimi 12 anni uno dei fenomeni più positivi che hanno interessato l'economia italiana è stato sicuramente il notevole sviluppo dell'export di macchine e apparecchi per l'industria e per impieghi generali. Un fenomeno che ha spostato pesantemente gli equilibri della specializzazione manifatturiera internazionale del nostro Paese, che oggi non è più soltanto cibo, moda e mobili (prodotti che restano comunque tutti dei nostri grandi punti di forza), ma è diventato anche e soprattutto meccanica, oltre che mezzi di trasporto, gomma-plastica e chimica-farmaceutica.

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Num. 148 / Marzo 2015

L'Agricoltura italiana prima in Europa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

All'appuntamento di Expo 2015, avvenimento dedicato ai temi dell'alimentazione, l'Italia si presenta con la fama internazionalmente riconosciuta della elevata qualità dei propri prodotti agroalimentari e delle tecnologie d'avanguardia ad essi collegate e anche con la "sorpresa" di un importante biglietto da visita supplementare: un primato europeo a tutto tondo nel settore dell'Agricoltura, silvicoltura e pesca (Asp), sia nel valore aggiunto sia nel numero di occupati.

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Num. 147 / febbraio 2015

I motori territoriali dell'export manifatturiero

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’export italiano continua a crescere trainato dai beni industriali manufatti e dalla formidabile spinta di alcune aree territoriali specifiche. Tenendo fermi i primi nove mesi dell’anno come periodo di raffronto, tra il 2010 e il 2014 l’export italiano di beni manufatti è aumentato di 46,7 miliardi di euro (+19,8%). Questo incremento in valore assoluto è il risultato composto della crescita delle esportazioni manifatturiere di 85 province, per complessivi 49,1 miliardi, e di un modesto calo dell’export di 25 province,per un totale di 2,4 miliardi.

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Num. 146 / febbraio 2015

La ripresa ripartirà dalla Baviera Italiana

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Le aspettative di ripresa dell’economia italiana e dell’Eurozona sembrano crescere di giorno in giorno, grazie agli straordinari fattori di impulso entrati in scena nelle ultime settimane: il Qe della Bce, con il suo impatto sui tassi e sul cambio dell’euro, a cui si aggiungono il forte calo del prezzo del petrolio e l’attesa di un miglioramento del commercio internazionale, a cominciare da quello intra-comunitario. Se il contributo aggiuntivo di tutti questi fattori alla crescita del PIL italiano fosse anche solo la metà di quanto potenzialmente stimato nei giorni scorsi dal Centro studi Confindustria, ci sarebbe da gioire. Significherebbe una crescita del PIL per il nostro Paese compresa tra l’1 e l’1,5% nel 2015, anziché solo dello 0,4-0,5% come indicavano le precedenti previsioni.

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Num. 145 / gennaio 2015

Italia e Germania senza rivali nella leadership dell'industria

Autore: Marco Fortis, Alexander Kockerbeck

SOMMARIO

Proprio nell’imminenza del vertice di Firenze, la Fondazione Edison e Confindustria Bergamo hanno concluso uno studio congiunto che ribadisce, da una diversa ed insolita angolazione, l’assoluta leadership tedesco- italiana nell’industria europea e gli snodi territoriali su cui tale forza si esprime in entrambi i Paesi. L’analisi riguarda le più importanti province europee altamente specializzate nell’industria, sulla base di una serie di parametri molto selettivi: avere una quota di valore aggiunto e di occupati nell’industria superiore al 30%; avere una occupazione nell’industria di almeno 20mila addetti; inoltre, avere un valore aggiunto industriale per occupato sopra i 50mila euro.

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Num. 144 / novembre 2014

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: I semestre e I e II trimestre 2014

Autore: Marco Fortis; Monica Carminati

SOMMARIO

Nel primo semestre del 2014 i principali distretti industriali italiani monitorati dall’Indice dell’export della Fondazione Edison mettono a segno una crescita del +4,9% rispetto alla performance del primo semestre 2013. Inoltre nell’anno scorrevole conclusosi a giugno 2014 aggiungono un nuovo record storico a quelli toccati negli anni scorrevoli conclusosi nei trimestri precedenti, registrando un ex-port pari a 80,7 miliardi di euro, una cifra superiore di ben 7 miliardi al picco pre-crisi raggiunto nel periodo aprile 2007-marzo 2008.

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Num. 143 / novembre 2014

Expo 2015: un assaggio del Bel Paese per il suo rilancio turistico nel mondo

Autore: Marco Fortis, Cristiana Crenna

SOMMARIO

L’Esposizione Universale “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” (EXPO 2015) che aprirà i battenti a Milano il primo maggio 2015 e proseguirà fino a ottobre porrà l’Italia al centro del mondo. Per il Paese sarà l’opportunità di dare a nuovi turisti stranieri un “assaggio” di quello che è sempre stato celebrato come “il Bel Paese” grazie ad un mix di fattori di attrattività che non ha eguali nel mondo.

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Num. 142 / novembre 2014

Europa e Italia competitive ma senza domanda interna

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il grande errore concettuale che sta all’origine del fallimento della politica economica europea ispirata dalla Germania e dai Paesi del Nord Europa sta nel falso mito della competitività perduta. Se l’Europa non cresce – questo è il dogma – non è perché essa sta distruggendo masochisticamente il proprio mercato interno con una esasperata politica di rigore fiscale senza sviluppo, come dimostra ogni giorno con sempre maggiore evidenza la realtà. La bassa crescita economica dipenderebbe invece principalmente da una inarrestabile perdita di competitività delle nazioni europee, in particolare di quelle del Sud Europa, sui mercati internazionali.

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Num. 141 / novembre 2014

Solo dal lavoro verrà la ripresa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’Italia aspetta invano la ripresa da oltre 2 anni. Immancabilmente ogni trimestre è sembrato essere quello buono per la ripartenza ma le previsioni sono state sempre brutalmente smentite. Il PIL ha continuato a calare, affondato da consumi e investimenti,e fatica tuttora a ripartire. La principale ragione di ciò è che l’economia non invertirà la tendenza negativa fintanto che l’occupazione non ricomincerà a crescere in modo significativo. Solo allora, in uno con la fine dell’agonia del mercato interno, ci sarà la svolta.

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Num. 140 / Ottobre 2014

"Manovra italiana promossa e banche solide"

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Con i risultati degli stress test sulle banche comunicati ieri dalla Banca Centrale Europea si è chiusa una settimana ad alta tensione/confusione per l’Europa e l’Italia. Soltanto una decina di giorni fa le indiscrezioni sugli istituti greci avevano contribuito a far tremare per un paio di giorni banche e borse del Continente, riportando alla ribalta i vecchi fantasmi del contagio finanziario del 2011. E’ ora augurabile che, alla luce dei risultati comunicati dalla BCE e delle integrazioni fornite dalle banche centrali nazionali, i mercati sappiano reagire con più razionalità e freddezza.

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Num. 139 / settembre 2014

Quanto pesa la Russia nell'export italiano

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La Russia è un partner economico strategico dell’Italia per l’energia. Nel 2013, infatti, abbiamo importato da oltre gli Urali 6 miliardi di euro di petrolio greggio e 7,4 miliardi di gas naturale. Due voci che da sole contribuiscono in gran parte a determinare un deficit bilaterale del nostro Paese con Mosca di 9,2 miliardi. Ma, al netto della voce energia, la Russia è anche un mercato cruciale per il “made in Italy”, che in questi ultimi anni sta cercando nuovi sbocchi in rapida crescita rispetto ai tradizionali Paesi di destinazione più maturi.

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Num. 138 / agosto 2014

I numeri dell'Italia nella sfida sul rigore

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Qualche giorno fa uno dei leader della moda italiana, Brunello Cucinelli, in un intervista al “Messaggero” ha spiegato che l’Italia ce la può fare perché è un Paese all’avanguardia nella creatività e nella produzione. Mentre più o meno contemporaneamente in un articolo su “Il Sole 24 Ore” l’economista tedesco Hans-Werner Sinn ha affermato l’esatto contrario. Noi crediamo che tra i due abbia ragione da vendere Cucinelli ed alle sue spiegazioni, che si basano sulla sua personale esperienza di successo e sulla sua chiara percezione che il mondo ha una grande “fame” di made in Italy, aggiungeremo qui le nostre argomentazioni che, diversamente da quelle alquanto ideologiche di Sinn, si fondano su dati oggettivi.

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Num. 137 / Marzo 2014

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: IV trimestre e anno 2013

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

Nel 2013 i principali distretti industriali italiani monitorati dall’Indice dell’export della Fondazione Edison mettono a segno una crescita del +5,2% rispetto alla performance del 2012 e raggiungono un nuovo record storico toccando nell’anno scorrevole conclusosi a dicembre 2013 un export pari a 78,8 miliardi di euro, una cifra superiore di ben 5 miliardi al picco pre-crisi raggiunto nel periodo aprile 2007-marzo 2008.
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Num. 136 / Gennaio 2014

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: III trimestre 2013

Autore: Marco Fortis-Monica Carminati

SOMMARIO

Nei primi nove mesi del 2013 i principali distretti industriali italiani registrano una crescita dell’export del +5,2% rispetto ai primi nove mesi del 2012, evidenziando un andamento nettamente più favorevole rispetto a quello dell’export manifatturiero italiano, risultato in calo del –0,4%. Il dato relativo al solo terzo trimestre dell’anno indica una crescita dell’export pari al +4,4%. Positivo il contributo di tutti i comparti che compongono l’Indice, sia con riferimento al solo terzo trimestre dell’anno, sia con riferimento al periodo cumulato dei primi nove mesi del 2013.
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Num. 135 / Gennaio 2014

Più industria per tornare a crescere

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Tra i temi economici toccati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel tradizionale discorso di fine anno agli Italiani spicca il suo autorevole riconoscimento alla vitalità con cui molti settori produttivi della nostra industria hanno saputo reagire alla crisi con l’innovazione e con l’export. Un processo che parte da lontano, già dagli inizi degli anni Duemila, quando l’Italia ha dovuto rapidamente cambiare la sua specializzazione dovendo fare i conti col mutato scenario competitivo imposto dall’avvio dell’euro e dalla fine delle svalutazioni competitive, dalla globalizzazione e dalla prepotente ascesa dei Paesi emergenti in diversi settori di base. Un processo che da allora è proseguito costantemente e non si è interrotto nemmeno durante l’attuale recessione. Il peso dei settori tradizionali dei beni per la persona e la casa nell’export italiano, pur restando importantissimo (così come il ruolo di tali settori nelle fasce di più alto valore aggiunto in cui restiamo leader) è diminuito in termini relativi, mentre è straordinariamente aumentato quello di altri comparti che ci hanno resi più moderni e vincenti.
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Num. 134 / Dicembre 2013

L'Italia delle imprese sfida i limiti della competitività

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel 2013 il surplus manifatturiero italiano con l'estero sfiorerà i 110 miliardi di euro,un successo conseguito da tutto il sistema produttivo (dalla meccanica ai mezzi di trasporto, dalla moda all’alimentare, dai mobili alle ceramiche, dagli articoli in plastica a nicchie avanzate di chimica e farmaceutica) e non da isolate o piccole porzioni del made in Italy, come talvolta si sente argomentare. Una cifra che è un record indipendentemente dalla caduta delle importazioni e che dimostra come l’industria italiana abbia in realtà già realizzato gran parte di quello “sforzo di ristrutturazione, di innovazione e di modernizzazione” di cui ha ripetutamente parlato in questi giorni il ministro dell’Economia Saccomanni ma che molti economisti, uffici studi ed opinionisti in Italia e all’estero non hanno ancora focalizzato sui loro radar, sintonizzati su vecchie e superate teorie "decliniste".
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Num. 133 / Novembre 2013

Così la Germania ha beffato l'Europa (Seconda puntata)

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Non paga di aver drenato immense risorse dal Sud Europa grazie all’euro dal 1999 al 2007 (si veda la nostra prima puntata, la Germania è riuscita anche a farsi finanziare a basso costo il proprio crescente debito pubblico durante l’attuale crisi. E ciò è avvenuto di nuovo soprattutto con flussi di denaro sottratti ai Paesi mediterranei e principalmente all’Italia. Vediamo come.
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Num. 132 / Novembre 2013

Così la Germania ha beffato l'Europa (Prima puntata)

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L’Italia ha oggi un assoluto bisogno di un Governo stabile e credibile che ci guidi fuori dalla crisi ma che soprattutto sappia finalmente imporsi a Bruxelles per contestare,modificare ed integrare i parametri che certificano le presunte virtù e manchevolezze dei vari Paesi: parametri rigidi, niente affatto rigorosi sul piano metodologico ed in gran parte anacronistici, che si sono dimostrati sul campo vantaggiosi solo per la Germania e il Nord Europa a tutto svantaggio dell’Italia e dei Paesi dell’Europa Latina.
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Num. 131 / ottobre 2013

La competitività dell'Italia nel commercio internazionale secondo il Trade Performance Index Unctad/Wto: anno 2011

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

Secondo l’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, che elabora un indica-tore di competitività dei vari Paesi del mondo in 14 settori del commercio internazionale, l’Italia si conferma anche nel 2011 il secondo Paese più competitivo nel commercio internazionale, dopo la Germania. Il nostro Paese conserva infatti il primo posto in 3 settori, cioè nel tessile, nell’abbigliamento e nel cuoio-pelletteria-calzature; si posi- ziona secondo in altri 3 settori, cioè nella meccanica non elettronica, nei prodotti manifatturieri di base (che includono i prodotti in metallo e le ceramiche) e nei prodotti miscellanei (che includono occhiali, oreficeria, articoli in materie plastiche); è inoltre sesto negli alimenti trasformati (che includono i vini). Come detto, solo la Germania fa meglio dell’Italia con 8 primi posti e 1 secondo posto. Dunque l’Italia, pur avendo un sistema-Paese inefficiente, non manca certamente di competitività esterna. Quel che ci fa difetto da anni è invece la crescita del mercato interno, letteralmente “collassato” negli ultimi mesi a causa delle (pur necessarie) politi-che di rigore e delle loro conseguenze negative su occupazione, potere d’acquisto, pro-pensione alla spesa privata, investimenti.
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Num. 130 / settembre 2013

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani: I-II trimestre e I semestre 2013

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

L’Indice della Fondazione Edison nel primo semestre del 2013 evidenzia una crescita dell’export pari al +5,2%, grazie soprattutto alla dinamica delle esportazioni dirette verso i Paesi extra Ue-27 (+8,4%), mentre le vendite nei Paesi Ue risentono della ancora poco favorevole congiuntura economica mettendo a segno una crescita più ridotta, pari a +2,5%. Tutti i comparti appaiono in crescita, guidati dai prodotti Hi-tech (+17,1%) e, a seguire, dagli Alimentari-vini (+9,1%), l’Automazione-meccanica-gomma-plastica e l’Abbi-gliamento-moda (entrambi +2,6%), l’Arredo-casa (+1,9%). Dal punto di vista geografico gli 8 distretti del Sud e Isole sono quelli ad aver messo a segno la crescita maggiore, pari al +17,4% tendenziale, seguiti dai 22 distretti del Centro, le cui esportazioni sono risulta-te in progresso del +10,3%. I 31 distretti del Nord-Ovest sono cresciuti del +3,2%, i 38 distretti del Nord-Est del +2,7%. All’interno del Quaderno il dettaglio trimestrale.
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Num. 129 / agosto 2013

L'Italia nel club dei 100 miliardi per surplus commerciale nei manufatti

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel 2012 l'Italia è entrata a far parte del ristretto club dei Paesi del mondo che possono vantare un surplus commerciale con l'estero per i prodotti industriali superiore ai 100 miliardi di dollari. Lo indicano le ultime cifre dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, in base alle quali lo scorso anno il nostro Paese ha fatto registrare un attivo per i manufatti non alimentari di 113 miliardi di dollari, alle spalle di Cina (866 miliardi), Germania (394 miliardi), Giappone (292 miliardi) e Corea del Sud (205 miliardi). Assieme a queste quattro nazioni, l'Italia si riconferma inoltre tra le sole cinque economie del G-20 a presentare un surplus strutturale con l'estero per i manufatti, come messo in evidenza dall'ultimo Rapporto I.T.A.L.I.A. elaborato congiuntamente da Fondazione Symbola, Fondazione Edison e Unioncamere.
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Num. 128 / agosto 2013

La Lombardia batte la Ue

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Come abbia potuto la Lombardia sprofondare al 128° posto nella recente classifica delle regioni europee più competitive elaborata dalla Commissione Europea, i cui risultati sono stati anticipati qualche giorno fa, è pressoché impossibile da capire. Almeno in base a dati economici inoppugnabili come quelli forniti dallo stesso ufficio europeo di statistiche. Per questo bisogna reagire in modo argomentato e non appiattirsi su una immagine distorta di una Italia ovunque scassata.
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Num. 127 / aprile 2013

La tenacia dell'export italiano - IV trimestre 2012

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

L'Indice della Fondazione Edison nel 2012 evidenzia una crescita dell'export pari al +3%, grazie soprattutto alla dinamica delle esportazioni dirette verso i Paesi extra Ue-27 (+6,4%), mentre le vendite nei Paesi Ue risentono della ancora poco favorevole congiuntura economica mettendo a segno una crescita di un esiguo +0,2%. Tengono i comparti dell'Abbigliamento-moda (+2,3%) e dell'Arredo-casa (+2,1%); brillano l'Alimentare-vini (+6%) e l'Hi-tech in particolare (+20,8%); in flessione il comparto della Automazione-meccanica (-2,1% rispetto al 2011). Dal punto di vista geografico i 23 distretti del Centro sono quelli ad aver messo a segno la crescita maggiore, pari al +7,8% tendenziale, seguiti a breve distanza dai 7 distretti del Sud e Isole, le cui esportazioni sono risultate in progresso del +7,1%. I 33 distretti del Nord-Ovest sono cresciuti del +2,8%, i 38 distretti del Nord-Est del +0,7%.
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Num. 126 / aprile 2013

Il nuovo Governo deve alzare la voce a Bruxelles

Autore: Marco Fortis

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Il nuovo Governo Letta, nato dall'emergenza e dai contrasti insanabili tra i partiti, ma cementato dalla superiore visione dell'interesse nazionale del presidente Napolitano, deve essere orientato pragmaticamente a risolvere i problemi. Soprattutto dell'economia reale, che è la grande malata del nostro Paese. Oltre ad affrontare le ferite interne più urgenti e laceranti (disoccupazione, crisi della domanda domestica, crescente numero dei fallimenti di imprese, aumento delle sofferenze bancarie, pagamento dei debiti arretrati della PA), il nostro nuovo Governo deve anche agire rapidamente in Europa. Deve subito recuperare la credibilità  ricostruita a Bruxelles da Monti.
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Num. 125 / aprile 2013

Perchè la Germania si sente invincibile

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Sbagliano coloro che prendono il rigore fiscale invocato dalla Germania e le sue conseguenze negative sulla crescita come pretesti per ritardare ancora le necessarie riforme economiche e la stabilizzazione dei conti pubblici di un Paese come l'Italia, che è afflitto da anni da problemi strutturali. Ma sbagliano anche coloro che dalla Germania continuano sulla base di luoghi comuni, se non addirittura partendo da posizioni quasi ideologiche, ad accostare l'Italia alle altre economie traballanti del Sud Europa, non solo perchè l'Italia è un forte Paese industriale ma anche perchè noi parecchi "compiti a casa" li abbiamo già  fatti, mentre gli altri Paesi hanno a malapena solo cominciato.
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Num. 124 / marzo 2013

Mobili: finché c'è export c'è speranza

Autore: Marco Fortis

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L'industria del mobile, punta di diamante del design italiano, sta affrontando coraggiosamente in questi anni una delle crisi più profonde della sua storia. Già  l'inizio del nuovo secolo era partito male, all'insegna della crescente concorrenza dei Paesi emergenti asiatici e di quelli dell'Est Europa, che aveva messo in difficoltà  diverse filiere e distretti produttivi: su tutti le sedie friulane e i divani delle Murge, che avevano perso fatturato, export ed occupati. Col 2008 è poi scoppiata la bolla mondiale dell'edilizia e dell'immobiliare e si sono di conseguenza "sgonfiati" all'improvviso e per un lungo tempo (purtroppo non ancora terminato) molti mercati importanti per il mobile italiano tra cui quello americano, quello inglese e quello spagnolo.
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Num. 123 / marzo 2013

L'industria aspetta un tweet

Autore: Marco Fortis

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Nel convulso e confuso dopo elezioni, i partiti e i loro rappresentanti si scambiano ormai montagne di tweet tutti i giorni sui temi più diversi. Tuttavia, sarebbe utile che trovassero anche il tempo per inviarne alcuni, pochi ma molto chiari e precisi, alle imprese e ai lavoratori. Tweet che dicano più o meno così: "Non vi abbiamo dimenticato, sappiamo che il Paese attraversa una crisi economica tremenda". E poi: "Siamo coscienti che ogni giorno il numero di disoccupati e di aziende che chiudono aumenta". Ed ancora: "Nonostante tra noi partiti non si vada d'accordo, cercheremo almeno sul fronte della recessione di trovare alcuni punti di intesa". Ed infine: "Per contrastare la caduta della produzione sosterremo comunemente un pacchetto di misure di emergenza".
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Num. 122 / gennaio 2013

Gli equivoci sul debito che penalizzano l'Italia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Per capire e curare la crisi finanziaria odierna appare sempre più necessario partire da un check up completo della situazione debitoria dei singoli Paesi. Vale a dire analizzare simultaneamente diversi indicatori e non più soltanto il termometro "spuntato" del rapporto debito pubblico/PIL. Ciò al fine di poter diagnosticare più correttamente le malattie e prescrivere a ciascuna economia la medicina adatta, possibilmente evitando quegli eccessi di rigore che in alcuni casi, come per l'Italia, hanno determinato recessioni troppo profonde a causa di «salassi» controproducenti, per usare le parole del premio Nobel Paul Krugman.
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Num. 121 / gennaio 2013

L'Italia batte la Germania in 1.200 prodotti

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

C'è da augurarsi che nelle tante agende politiche trovino spazio due grandi pilastri sottovalutati dell'Italia che i suoi governi non riescono a valorizzare. Si tratta dell'industria manifatturiera e della ricchezza delle famiglie. Come ha ribadito un recente studio di McKinsey Global Institute ("Manufacturing the Future", novembre 2012), la manifattura italiana è la seconda d'Europa e la quinta del mondo per valore aggiunto. Ma vi sono due diffusi luoghi comuni sulla nostra industria: il primo è che essa sia poco competitiva e il secondo che essa sia costituita da imprese troppo piccole per competere sui nuovi mercati globali. L'indicatore principale su cui sono state edificate queste due "verità " è che l'Italia negli ultimi anni ha visto sensibilmente ridursi la propria quota di mercato nell'export mondiale. Ma tutto cambia se si considerano i rapporti con l'estero escludendo l'energia e le materie prime agricole e considerando come metro della competitività  non l'export bensì la bilancia commerciale dei prodotti manufatti non alimentari calcolata dall'Organizzazione Mondiale del Commercio: l'Italia è uno dei soli 5 Paesi del G-20 (con Cina, Germania, Giappone e Corea) ad avere un surplus strutturale con l'estero nei manufatti. Ma c'è un altro dato che evidenzia la forza dell'Italia sui mercati esteri:secondo l'indice Fortis-Corradini della Fondazione Edison, su circa 4.000 prodotti scambiati internazionalmente e statisticamente censiti, l'Italia ne vanta oltre 2.000 che presentano un surplus di bilancia commerciale e in 1.215 di essi il nostro Paese precede per attivo la Germania presa come benchmark.
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Num. 120 / Novembre 2012

Il Pareggio che ci fa perdere

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Abbiamo già  più volte sottolineato il paradosso dell'Italia, che dal fallimento di Lehman Brothers fino all'estate dello scorso anno ha sempre avuto non solo il più basso debito privato del mondo sviluppato ma anche un debito pubblico che, pur essendo storicamente alto in rapporto al PIL, era tra quelli decisamente più sotto controllo. Fino a quel momento il nostro Paese aveva reagito alla più grave crisi economica internazionale degli ultimi 80 anni con un saggio mix omeopatico di seria ma non eccessiva disciplina fiscale. Ma con l'allargarsi del contagio greco e il crescente discredito del precedente governo in carica la situazione è rapidamente precipitata e vi è stato un pauroso allargamento del nostro spread rispetto ai bund decennali tedeschi.
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Num. 119 / ottobre 2012

Guardare il debito con lenti nuove

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

C'è un tipo di debito pubblico, quello che nasce dalla spesa improduttiva e dai costi vecchi e nuovi della politica (come i recenti rimborsi fuori controllo dei consigli regionali), che suscita sdegno. Ma l'Italia non soffre oggi solo per queste degenerazioni della spesa. Patisce anche la valutazione complessiva del suo debito misurata unicamente in rapporto al PIL, un indicatore "totem" che ci imprigiona sempre di più come in una camicia di forza e ci costringe a sforzi fiscali tremendi, realizzati per lo più mediante incrementi delle tasse a carico di cittadini e imprese. Altri Paesi avanzati, in virtù di un rapporto debito/PIL più basso del nostro, pur avendo livelli assoluti e pro capite di debito ormai uguali o più alti di quelli dell'Italia possono continuare a praticare politiche fiscali meno restrittive, il che permette loro non solo di soffrire di meno ma anche di crescere di più. Mentre il nostro Paese fa sacrifici enormi, che per giunta l'hanno spinto in una grave recessione.
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Num. 118 / ottobre 2012

Da pecora nera a mosca bianca

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Sono ormai lontani i tempi in cui i conti pubblici italiani erano i peggiori a livello mondiale. Il sito internet dell'Economist, infatti, ci informa nella sua finestra interattiva "The Global Debt Clock" che il nostro debito pubblico per abitante nel 2013 sarà  superato da quelli di Irlanda, USA e Canada e quasi raggiunto da quelli di Francia e Gran Bretagna, mentre soltanto cinque anni fa, nel 2008, i debiti pro capite di tutti questi Paesi erano infinitamente inferiori a quello italiano. Ma c'è un'altra notizia degna di nota e la fornisce l'ultimo Global Wealth Databook del Credit Suisse. Questa volta il rapporto annuale del centro ricerche della banca svizzera non ci delizia riguardo alla ricchezza finanziaria ed immobiliare delle famiglie italiane, che nel 2012, complice il calo dell'euro e la temporanea caduta dei titoli azionari e di Stato, è diminuita in dollari di oltre il 16%.
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Num. 117 / ottobre 2012

I mercati extra-UE: nuove destinazioni per l'export italiano. II trimestre 2012

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

Nel secondo trimestre dell'anno prosegue il rallentamento nella crescita dell'export distrettuale, già  osservato nei trimestri precedenti, a seguito del generale peggioramento della congiuntura economica internazionale, ed europea in particolare. Occorre, tuttavia, considerare che nell'Indice dell'export elaborato dalla Fondazione Edison i distretti del comparto Automazione-meccanica-gomma-plastica pesano da soli per circa 1/3 sull'intero campione di distretti che lo compongono e che proprio il comparto della meccanica, come si vedrà , ha avuto un andamento negativo a causa del rallentamento degli investimenti industriali a livello mondiale. E' stata pertanto la dinamica poco brillante del comparto meccanico a incidere in maniera considerevole sull'andamento dell'Indice dell'export distrettuale considerato nel suo complesso (+0,3% nel secondo trime-stre), apparso più fiacco rispetto a quello dell'export manifatturiero nazionale, cresciuto invece del +3,1%.
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Num. 116 / settembre 2012

La sfida industriale obbligata. La ripresa oltre l'austerità 

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'Italia descritta dal comunicato stampa Istat del 10 settembre, con il PIL in calo tendenziale del 2,6% nel secondo trimestre 2012 rispetto allo scorso anno, ha tenuto banco ieri alla XV edizione di Milano Unica anche negli interventi del Presidente del Consiglio Mario Monti e del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. E' un'Italia in cui i consumi privati, gelati dall'austerità  forzata imposta dalla generale crisi di fiducia sui debiti sovrani, sullo stesso nostro Paese e sull'euro, risultano ormai in calo congiunturale da 5 trimestri consecutivi, con una diminuzione tendenziale nel secondo trimestre 2012 che ha toccato il 3,6%: un calo trimestrale così forte anno su anno non c'era stato nemmeno nel 2008-2009. In termini reali, le famiglie italiane hanno speso per consumi nel secondo trimestre 2012 quasi 8 miliardi di euro in meno rispetto al secondo trimestre 2011.
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Num. 115 / Settembre 2012

Il debito di Obama e Romney

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Se l'Italia piange (e con lei gran parte dell'Europa) gli Stati Uniti non possono certamente ridere. I risultati sul piano della crescita economica che l'America ha conseguito, comunque molto magri, li ha pagati a caro prezzo sul fronte dei conti pubblici. Aver tenuto in piedi costosi incentivi fiscali ai consumi ed aver messo le ali alla spesa federale, infatti, ha generato un aumento senza precedenti del debito pubblico di Washington che, senza considerare il debito di Stati ed enti locali, è cresciuto secondo il Fondo Monetario Internazionale dal 67,2% del PIL del 2007 al 102,8% del 2011 con la prospettiva di balzare al 110,7% nel 2013.
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Num. 114 / Settembre 2012

Italia leader nel G-20 per crescita del surplus manifatturiero nel 2011

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel 2011, secondo le ultime stime dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), solo cinque Paesi del G- 20 si sono confermati esportatori netti, cioè capaci di generare un avanzo positivo tra export ed import, negli scambi di prodotti industriali manufatti non alimentari. Tra questi cinque Paesi figura più che dignitosamente l'Italia, che ha fatto anche registrare la più forte crescita percentuale del proprio surplus, con un +46% sul 2010, davanti a Cina (+27%), Corea del Sud (+20%) e Germania (+17%), mentre l'attivo del Giappone è diminuito (-3%), anche per effetto del terremoto che ha colpito il Paese del Sol Levante lo scorso anno, bloccando o rallentando per molti giorni le normali attività  produttive e commerciali.
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Num. 113 / agosto 2012

Hi-tech e alimentare-vini: I nuovi motori dell'export italiano. I trimestre 2012

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

Nel primo trimestre del 2012 anche l'export distrettuale accusa i segnali di rallentamento dell'economia italiana, all'interno del più ampio contesto di decelerazione che sta interessando l'Europa intera. Pur rimanendo in territorio positivo, nel primo trimestre del 2012 la crescita dell'export dei principali distretti industriali italiani è risultata inferiore rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell'anno precedente, proseguendo il trend intravisto già  nel corso del 2011. Lo scorso anno si è infatti assistito a una parabola discendente nella crescita delle esportazioni distrettuali le quali, da un tasso di crescita del 15,2% messo a segno nel primo trimestre 2011, sono scese al 12,2% nel secondo trimestre, al 6,9% nel terzo e al 2,9% nel quarto trimestre del 2011. Con riferimento al 2011 è tuttavia importante sottolineare come i valori di export distrettuale siano tornati su valori pressochè analoghi a quelli registrati nel biennio pre" crisi, quando anche le nostre esportazioni erano "drogate" dalla bolla dell'indebitamento privato nei principali Paesi in cui l'Italia esporta (figura 1). I valori attuali di export sono, pertanto, ancora più significativi di quelli di allora, perchè "reali", frutto della competitività  e della capacità  delle nostre imprese di stare sui mercati internazionali.
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Num. 112 / luglio 2012

L'alto spread che gli italiani non meritano

Autore: Marco Fortis, Cristiana Crenna

SOMMARIO

L' Italia paga a caro prezzo il costo di stare in un euro dal futuro tremendamente incerto. Indubbiamente siamo penalizzati anche dalla confusione del nostro quadro politico e dalla sua scarsa affidabilità . Occorrerebbe un forte ricambio della classe che ci governa. Il livello medio di competenza e serietà  della classe che ci governa dovrebbe avvicinarsi a quello dei tecnici e non viceversa. In più sarebbe opportuno un netto ridimensionamento dei costi della politica stessa. Ma ciò non spiega tutto, bensì solo una minima parte, del problema finanziario che l'Italia sta vivendo in questo momento. Infatti, anche in altri Paesi che godono di un'aura di serietà  ben superiore alla nostra vi sono dei politici "spendaccioni": altrimenti non si capirebbe come mai il debito pubblico americano sia salito dal 66% del 2006 al 111% del 2013, cioè quasi al livello dell'Italia ma con in più un debito delle famiglie che in America è circa due volte superiore a quello del nostro Paese.
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Num. 111 / luglio 2012

L'Italia è più solida dei suoi rating

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L' Italia ha problemi strutturali ben noti e vizi antichi ma in questa crisi paga anche il costo di pregiudizi e luoghi comuni molto diffusi sui mercati, soprattutto a livello di analisti ed agenzie di rating, nonchè tra le stesse istituzioni internazionali. Per non parlare della scarsa immagine che godiamo nelle cancellerie e nelle birrerie dei Paesi del Nord Europa. Eppure, non siamo più l'unico Paese ad avere un elevato debito pubblico. La crisi ha fatto esplodere i debiti statali anche in molte altre economie, che per di più, spesso, non hanno alle spalle la nostra ricchezza privata e una manifattura all'altezza di quella italiana. Sotto questo profilo, Grecia, Irlanda e Portogallo ma anche la Spagna sono messe tutte assai peggio dell'Italia.
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Num. 110 / luglio 2012

Export ok, mai coi piedi per terra

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

I dati sull'export complessivo di maggio dell'Italia sono indubbiamente positivi sotto il puro profilo statistico. Indicano una crescita congiunturale buona dei valori destagionalizzati non solo del mese di maggio su aprile ma anche del trimestre "scorrevole" marzo- maggio su quello immediatamente precedente. In termini tendenziali l'aumento dei valori grezzi su maggio dello scorso anno è stato ancor più marcato. Inoltre, il saldo con l'estero di maggio si è chiuso in attivo. Non bisogna però lasciarsi prendere da eccessivi ottimismi e giudicare questi dati per quel che valgono. Indubbiamente essi sono una conferma del fatto che non è la competitività  "esterna" quella che ci manca "“ come molti anche in varie sedi internazionali continuano a sostenere sulla base di una scarsa conoscenza dei fatti o di luoghi comuni - bensì la domanda interna, fiaccata dagli sforzi dell'austerità .
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Num. 109 / luglio 2012

L'Italia, lo spread e l'inquisizione tedesca

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'intervista della serie "mi rimangio gli impegni" della cancelliera Angela Merkel alla tv "Zdf" e la decisione della Corte costituzionale tedesca di rinviare a settembre ogni decisione sul Fiscal Compact e il meccanismo europeo di stabilità  (ESM) hanno riportato indietro pericolosamente le lancette dell'Europa. Sicchè, come nel racconto del terrore di Edgar Allan Poe "Il pozzo e il pendolo", l'Italia si è risvegliata con l'incubo dello spread, che resta in questi giorni sopra quota 480, pronto a ballare pericolosamente intorno ai 500 punti.
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Num. 108 / Luglio 2012

Il debito e la patrimoniale simulata

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nel 1999 soltanto tre Paesi dell'UE-27 (Italia, Belgio e Grecia) avevano un debito pubblico superiore all'80% del PIL e solo un altro (la Bulgaria) sopra il 70%. Nel 2013, invece, secondo le ultime proiezioni della Commissione Europea, vi saranno nove economie UE con debiti pubblici oltre l'80% del PIL (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, Belgio,Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania) ed altre tre sopra il 70% (Cipro, Malta, Austria). Inoltre, dall'altra parte dell'oceano, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico degli Stati Uniti nel 2013 sarà  balzato al 113% del PIL. E ciò senza considerare i debiti degli Stati federali (molti dei quali, come la California, versano in gravi difficoltà  finanziarie), altrimenti il debito USA risulterebbe già  oggi superiore a quello del nostro Paese.
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Num. 107 / giugno 2012

Il Dumping valutario di Berlino

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nella guerra degli egoismi che si combatte ormai giornalmente sui mercati finanziari,travolti da montagne di debiti pubblici e privati, spicca la mancanza di solidarietà  della Germania in Europa. Non vi è dubbio che alcuni Paesi, in particolare Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, abbiano vissuto sopra le loro possibilità  nell'ultimo decennio. Ma se la Germania ha l'ambizione di guidare l'Europa non può continuare a opporre solo dei no ai partner che, oltre ad accettare il nuovo rigore fiscale che Berlino giustamente pretende, propongono anche una uscita comune dalla crisi con una parziale mutualizzazione dei debiti e più crescita (gli eurobond garantirebbero l'una e l'altra).
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Num. 106 / maggio 2012

L'Italia, paese di meccanici

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Per molti, soprattutto all'estero, l'economia dell'Italia si identifica ancora principalmente con il cibo, la moda e i mobili. E tutto sommato si può comprendere il perchè. Infatti, si tratta di settori che nei decenni hanno proiettato con successo l'immagine del made in Italy nel mondo. Inoltre, nonostante l'erosione di quote di mercato sofferta recentemente per opera dei Paesi emergenti (Cina in testa), moda ed arredo rimangono basilari nella nostra industria, per il loro apporto all'occupazione e all'export, mentre gli alimentari e il vino possono ancora accrescere le loro potenzialità . Ma da oltre un quindicennio l'Italia non si identifica più sui mercati internazionali soltanto con le sue specializzazioni più tradizionali. Infatti, il nostro Paese è ormai soprattutto un leader nell'industria meccanica.
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Num. 105 / Maggio 2012

Il design arma vincente del made in Italy

Autore: Marco Fortis, Andrea Branzi

SOMMARIO

I prodotti dell'Arredo-casa che, come noto, rappresentano una delle "4 A" dell'eccellenza manifatturiera italiana, continuano ad essere oggi tra i più esportati dal nostro Paese, nonostante la concorrenza asiatica sia divenuta particolarmente aggressiva nell'ultimo decennio. E, negli anni a venire, con il previsto aumento della ricchezza nelle economie emergenti, sarà  sempre più elevato il potenziale di vendita dei prodotti italiani di pregio in questi Paesi. Nel 2011 i mobili hanno contribuito alla bilancia commerciale italiana con l'estero con un surplus di 6,3 miliardi di euro, mentre l'attivo dei prodotti in minerali non metalliferi (che includono le piastrelle ceramiche e le pietre ornamentali) è stato di 5,2 miliardi.
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Num. 104 / Maggio 2012

Il cibo italiano si afferma all'estero in consorzio

Autore: Marco Fortis, Luigi Consiglio

SOMMARIO

Il settore italiano dell'industria alimentare e delle bevande sta puntando in questi ultimi anni su un miglioramento qualitativo molto spinto delle sue produzioni, a partire dalla filiera agricola sino ai prodotti trasformati. E' un sistema che può esprimere ancora un notevole potenziale non pienamente sviluppato sui mercati internazionali dove in ogni caso detiene già  molti primati a livello di export. Infatti, secondo l'Osservatorio GEAFondazione Edison, il settore italiano degli alimenti e delle bevande vantava nel 2010 complessivamente 75 tra primi, secondi e terzi posti nell'export mondiale in altrettanti prodotti, per un controvalore di 21,9 miliardi di dollari.
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Num. 103 / Aprile 2012

La Germania, Keynes e l'austerità  altrui

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L 'intransigenza della Germania sul rigore fiscale, sulla necessità  di un recupero strutturale di competitività  da parte dei Paesi "periferici" e sulla propria indisponibilità  a favorire un riequilibrio degli squilibri di bilancia dei pagamenti attraverso un ridimensionamento del gigantesco surplus tedesco, è bene sintetizzata da una recente battuta del Presidente della Bundesbank Jens Weidmann. In un discorso alla Chatham House a Londra, Weidmann circa l'ultima questione ha affermato che pretendere che la Germania rinunci alla sua forza commerciale per bilanciare i deficit degli altri Paesi dell'Eurozona sarebbe come pretendere di chiedere al Barcellona di non schierare in campo Messi dando alle altre squadre di calcio del continente, incluso il Bayern di Monaco, più possibilità  di vittoria. Ma quel che pare sfuggire a Weidmann è che vi è una bella differenza tra la Champions League, dove alla fine una sola squadra vince, e l'Eurozona che invece vincerà  esclusivamente se rimarrà  unita e non se a vincere sarà  soltanto la Germania.
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Num. 102 / Aprile 2012

Se anche la locomotiva tedesca diventa un accelerato

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

In un'Europa dove nel 2012 l'Italia arretra più di tutti nella crescita solo perchè ha messo in campo misure di austerità  forti come nessun altro Paese ha sinora fatto - Grecia a parte - ormai non v'è più ombra alcuna di sviluppo. Questa è la dura realtà . E mentre la crisi dei debiti sovrani è divampata in modo drammatico,estendendosi dai Paesi "periferici" fino a lambire la Spagna, l'Italia e persino la Francia, il livello dei debiti del settore privato resta altissimo in tante economie europee e negli stessi USA. L'assenza di crescita è ormai il grande male dell'Europa e non solo di essa perchè non è che America e Giappone brillino per dinamismo. La misura della fragilità  della situazione economica europea è data dalla stessa situazione della Germania, vista tradizionalmente come la "locomotiva" del continente.
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Num. 101 / marzo 2012

La Bilancia commerciale italiana. Rileggere la storia per prevedere il futuro

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Germania a parte, nessun'altra grande economia occidentale presenta una bilancia commerciale attiva. Tra i Paesi in deficit, l'Italia però si caratterizza per il passivo più basso in assoluto. Ciò grazie ad un attivo manifatturiero strutturale che arriva quasi a compensare completamente il nostro disavanzo storico per l'energia, reso più pesante dall'abbandono del nucleare, giusta o meno che sia stata la nostra scelta sotto altri profili (sicurezza, ambiente, ecc.). Questo quadro si è sostanzialmente confermato nel 2011, anno in cui il nostro export ha riguadagnato in valore i livelli pre-crisi del 2008 contro ogni previsione e il deficit commerciale con l'estero è stato contenuto su valori assai inferiori a quelli di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti.
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Num. 100 / marzo 2012

Il settore del vino: un pilastro del made in Italy

Autore: Marco Fortis, Luigi Consiglio

SOMMARIO

Il vino è il più grande settore del comparto agroindustriale italiano, con 9 miliardi di euro ai prezzi di produzione. Secondo l'Osservatorio GEA-Fondazione Edison, l'Italia nel 2010 si è confermata non soltanto il primo esportatore mondiale di vini in bottiglia in quantità  e il secondo in valore dopo la Francia, ma detiene molte altre posizioni rilevanti: è seconda in valore nei vini spumanti, prima nei vermut, nei mosti, nel vino alla rinfusa e nell'aceto.
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Num. 99 / marzo 2012

Le lezioni delle pagelle di Rehn

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Le pagelle sugli squilibri macroeconomici eccessivi dei Paesi UE, elaborate dalla Direzione Affari economici e finanziari guidata da Olli Rehn, per la prima volta ufficializzano tra gli indicatori macroeconomici "chiave" della Commissione Europea una serie di variabili sin qui colpevolmente trascurate (come il debito privato o le bolle nei prezzi degli immobili). Ciò è indubbiamente positivo. Tuttavia, l'Excessive Imbalance Procedure (EIP) scoreboard predisposto dalla Commissione presenta anche alcuni evidenti limiti.
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Num. 98 / marzo 2012

Il Turismo italiano punta sui visitatori extra-Ue

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Ma il turismo in Italia è davvero un settore in declino, come spesso si sente ripetere da parte di coloro che citano come prova l'aggressiva concorrenza di Spagna, Francia e Grecia, nonchè il sorpasso della Cina ai nostri danni avvenuto nell'ultimo decennio negli arrivi turistici internazionali? Attraverso alcuni indicatori questo quaderno svelerà  alcune sorprese.
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Num. 97 / marzo 2012

Dietro i numeri la reazione dell'orgoglio

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

In un anno di austerità  come il 2011, l'export italiano in valore è tornato contro ogni aspettativa praticamente agli stessi livelli record del 2008. Chi pensava che la crisi del 2009 ci avesse messo definitivamente in ginocchio dunque si è sbagliato. Tanto che l'International Trade Centre dell'UNCTAD/WTO ha appena ribadito che anche nel 2010 l'Italia si è confermata seconda solo alla Germania per competitività  nel commercio mondiale per numero di primi e secondi posti su un totale di 14 macrosettori analizzati.
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Num. 96 / febbraio 2012

Le macroregioni e le regioni italiane sono le prime in Europa per occupati nella manifattura

Autore: Marco Fortis, Cristiana Crenna

SOMMARIO

Le macroregioni e le regioni italiane sono le prime in Europa per occupati nella manifattura, addirittura davanti a quelle tedesche. A dimostrazione del fatto che, grandi gruppi a parte (che la Germania, a differenza di noi, ha saputo storicamente conservare ed ingrandire), il Nord e il Centro Italia non sono poi tanto diversi dal Baden-Wà¼rttemberg o dalla Renania-Westfalia. E' quanto emerge da un'analisi della Fondazione Edison basata su dati Eurostat relativi al 2007, l'anno più recente per cui sono disponibili statistiche complete su tutte le regioni dell'UE-27.
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Num. 95 / febbraio 2012

Cosa l'Italia dovrebbe chiedere all'Europa

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Abbiamo sempre coerentemente affermato in questi anni che la sostenibilità  del debito pubblico italiano (senza con ciò minimizzare il suo eccessivo livello assoluto accumulatosi storicamente) va misurata non soltanto in rapporto al PIL ma anche in relazione ad una serie di "fattori rilevanti" o "attenuanti". Tra questi il più significativo è costituito dall'elevato ammontare della ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane (e specularmente dal loro basso indebitamento). Tuttavia i "fattori rilevanti" sono stati spesso guardati con diffidenza, non soltanto in Europa ma anche in Italia, quasi siano dei pretesti per non agire concretamente sui fronti sacrosanti della riduzione del debito e delle riforme.
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Num. 94 / gennaio 2012

Dinamica dell'export della provincia di Novara - Terzo trimestre 2011

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

Il Quaderno analizza l'andamento delle esportazioni della provincia di Novara nel terzo trimestre 2011. Oltre all'indicazione dell'andamento dell'export complessivo e di quello manifatturiero, ci si sofferma in particolare sulla performance dei due principali comparti produttivi della Provincia: quello della rubinetteria-valvolame e quello del tessile- abbigliamento. Si analizzano i principali paesi di destinazione dell'export novarese, unitamente ad una sintesi dell'interscambio commerciale della provincia di Novara con i Paesi BRIC.
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Num. 93 / gennaio 2012

Dalla crisi dei debiti a quella dell'economia reale

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L 'economia mondiale sta rallentando vistosamente e la crisi dei debiti sovrani non sembra placarsi. I nuovi dati previsionali del Fondo Monetario Internazionale (FMI) diffusi il 24 gennaio, che si inseriscono in un processo di sfiducia che rischia di autoalimentarsi pericolosamente, indicano un netto peggioramento dello scenario macroeconomico globale, di quello europeo ed in particolare di quello dell'Italia. Si tratta di previsioni assai negative per il PIL italiano, atteso in flessione del 2,2% in termini reali quest'anno ed ancora dello 0,6% nel 2013. Dati che sono nettamente più foschi di quelli precedentemente anticipati da vari centri ed istituzioni come Prometeia, Banca d'Italia e Confindustria, con quest'ultima che poco prima di Natale aveva ipotizzato un calo del PIL nazionale dell'1,6% nel 2012 ed una debole ripresa intorno allo 0,5% nel 2013. Anche le prospettive dell'Eurozona sono state nettamente riviste al ribasso dal FMI, che per il 2012 si attende una diminuzione del PIL dello 0,5% con una ripresa non certo entusiasmante dello 0,8% nel 2013.
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Num. 92 / Dicembre 2011

Imperativi contabili e imperativi morali

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La capacita di crescita di un paese è sicuramente più elevata e può generare minori disuguaglianze in presenza di un contesto favorevole assicurato da fattori virtuosi come: un mercato interno fortemente liberalizzato con poche sacche di rendita nei settori produttivi e negli ambiti professionali; una spesa pubblica virtuosa, orientata allo sviluppo, e bassi costi della politica; un mercato del lavoro poco rigido accompagnato da un moderno sistema di flexicurity; un sistema di tassazione del lavoro e delle imprese non troppo elevato; un sistema pensionistico equo ed equilibrato che non sottragga risorse alle generazioni future a tutto favore di rendite (fondate su inadeguate contribuzioni) acquisite dalle generazioni passate; un sistema formativo di alto livello che prepari realmente i giovani alle sfide del mondo del lavoro; una giustizia civile efficiente; un basso tasso di evasione fiscale. Tutti questi fattori virtuosi ed altri che qui sarebbe lungo ricordare sono scarsamente presenti nel sistema Italia ed hanno certamente contribuito a frenare la crescita del nostro PIL, soprattutto nell'ultimo ventennio, rispetto alla dinamica delle altre economie più avanzate.
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Num. 91 / Dicembre 2011

Il turismo negli anni della crisi economica internazionale

Autore: Cristiana Crenna

SOMMARIO

La crisi economico-finanziaria internazionale scoppiata nell'autunno del 2008 e aggravatasi nel 2009 non ha risparmiato il settore del turismo, che proprio nel 2009 ha registrato un evidente declino dopo anni di forte crescita. A peggiorare la situazione del comparto si è aggiunta la pandemia di influenza H1N1, che ha condizionato soprattutto i viaggi nella parte centrale dell'anno e verso l'America. L'ultimo trimestre del 2009 ha però mostrato una crescita muovendosi in controtendenza rispetto ai tre negativi trimestri precedenti. Gli spiragli di ripresa che si sono mostrati al termine del 2009 sono stati il punto di partenza per una crescita nel 2010: gli arrivi internazionali hanno registrato un incremento nel 2010 pari al 6,6% rispetto al 2009, superando anche il valore del 2008, trainati soprattutto dai paesi emergenti; le entrate internazionali hanno raggiunto i 919 miliardi di dollari, in crescita in termini reali del 4,7% rispetto all'anno precedente.
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Num. 90 / Novembre 2011

La strada obbligata degli Eurobond

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Man mano che i giorni passano diventa sempre più evidente che l'Eurozona si trova in un grosso guaio finanziario. Pur avendo un debito pubblico in rapporto al PIL (88% nel 2011) decisamente inferiore a quelli dii Stati Uniti (101%) e Giappone (206%) e solo di poco superiore a quello della Gran Bretagna (84%), l'area dell'euro si sta avvitando in una spirale di sfiducia che sempre più tende ad allontanare gli investitori dalla sottoscrizione dei titoli pubblici dei suoi Paesi membri, con l'esclusione di quelli tedeschi che sono ritenuti sicuri. Per varie ragioni, espresse dettagliatamente in questo quaderno statistico, prima che sia troppo tardi, la Germania dovrebbe considerare attentamente la proposta degli EuB di Prodi e Quadrio Curzio, tanto più se associata a più stretti controlli dei bilanci dei Paesi membri dell'Eurozona secondo quella doppia via che Monti sembra intenzionato a sottoporre a Bruxelles.
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Num. 89 / Ottobre 2011

L'Italia non puಠdiventare un punching ball

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il nostro Paese in questi ultimi mesi di crisi ha perso a tal punto credibilità  che lo spread dei titoli di Stato italiani rispetto ai bund tedeschi si è spinto molto al di sopra quello della malconcia Spagna. Ciò a causa di un governo incerto ed indebolito da una serie di fattori: dalle divisioni interne ai veti incrociati, dagli scandali del premier alle rocambolesche peripezie della manovra estiva, dai tentennamenti sulla nomina del nuovo Governatore della Banca d'Italia sino al risicato voto di fiducia in Parlamento dopo il recente voto negativo sul consuntivo di bilancio. Ed ora non solo la Commissione UE ma anche la Merkel e Sarkozy ci strigliano platealmente su riforme e misure per la crescita. Eppure basterebbe poco per dare a chi ci critica o ci guarda con diffidenza un segnale di reazione e di progettualità . Anche per non diventare dopo la Grecia il facile capro espiatorio di un'Europa in crisi, dove tutti hanno notevoli debolezze, Francia e Germania comprese, e la Spagna è stata abile a scaricare sull'Italia il ruolo di punching ball.
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Num. 88 / Ottobre 2011

Mentre l'economia reale eccelle la politica sprofonda

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Mentre la crescita italiana resta sempre frenata dalla debolezza strutturale della domanda interna, l'export del nostro Paese nel secondo trimestre 2011 ha battuto tutti per tassi di sviluppo. Lo dicono i dati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio: infatti, rispetto al secondo trimestre 2010 le esportazioni italiane sono quelle aumentate di più (+29% con dati espressi in dollari) non solo nel G7 (con la Germania seconda a +26% e il Giappone ultimo a +4%) ma anche in confronto agli altri due maggiori esportatori mondiali (con la Cina a +22% e la Corea del Sud a +19%). Da due trimestri consecutivi, secondo i dati WTO, le nostre esportazioni crescono più di quelle della Germania, mentre già  avevano raggiunto il ritmo di espansione di quelle tedesche nell'ultimo trimestre dello scorso anno.
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Num. 87 / ottobre 2011

Conti pubblici: il coraggio di cambiare rotta

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il declassamento dell'Italia da parte dell'Agenzia di rating Moody's era atteso e non ha provocato sui mercati effetti immediati importanti. Tuttavia è un ulteriore segnale dello sfibrante logoramento della nostra credibilità  a livello internazionale, che rischia di renderci vulnerabili. Quando nel 2007-2008 è scoppiato il crack dei mutui sub-prime e della bolla immobiliare, rapidamente trasformatosi in recessione con un crollo degli scambi mondiali, gli economisti si trovarono pressochè tutti concordi nell'affermare che si sarebbe dovuto evitare di cadere nell'errore compiuto dopo la crisi del 1929, cioè quello del protezionismo commerciale. Ma stavolta il principale rischio incombente sul mondo, in realtà , era un altro. E cioè che con tutti i debiti privati e successivamente pubblici messi in circolazione si scatenasse una sorta di disordinata corsa al protezionismo finanziario.
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Num. 86 / settembre 2011

Le principali società  mondiali per livello di investimenti in R&S

Autore: Cristiana Crenna

SOMMARIO

Nel 2010 la Commissione europea ha pubblicato, come ogni anno, il monitor sulle principali società  industriali mondiali che più investono in ricerca e sviluppo (EU Industrial R&D Investment Scoreboard). Come di consueto le informazioni contenute nella pubblicazione riguardano i dati delle 1000 società  europee e 1000 non europee che investono maggiormente in ricerca e sviluppo, sulla base del loro ultimo bilancio (in questo caso l'anno di riferimento è il 2009). Il report si concentra principalmente su un campione di 1400 imprese di cui 400 europee e 1000 mondiali, mentre i dati complessivi riguardanti le 2000 società  analizzate possono essere visualizzati sul sito (http://iri.jrc.ec.europa.eu/index.htm). In questo quaderno ci soffermeremo sui dati degli investimenti in ricerca e sviluppo delle principali società  europee per poter analizzare la posizione italiana in ambito europeo.
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Num. 85 / settembre 2011

Dinamica dell'export della provincia di Novara. Primo trimestre 2011

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

Il Quaderno analizza l'andamento delle esportazioni della provincia di Novara nel primo trimestre 2011. Oltre all'indicazione dell'andamento dell'export complessivo e di quello manifatturiero, ci si sofferma in particolare sulla performance dei due principali comparti produttivi della Provincia: quello della rubinetteria-valvolame e quello del tessile-abbigliamento. Vengono indicati i principali paesi di destinazione dell'export novarese, unitamente ad una breve analisi dell'interscambio commerciale della provincia di Novara con i Paesi BRIC.
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Num. 84 / settembre 2011

L'export del mobile italiano: anno 2010- I trimestre 2011

Autore: Cristiana Crenna

SOMMARIO

La Fondazione Edison monitora regolarmente le esportazioni dei principali distretti dei mobili in collaborazione con la FederlegnoArredo. I dati di commercio estero presi in esame si riferiscono alle principali province italiane esportatrici di mobili, in particolare a quindici. Le province sono: Udine, Pordenone, Treviso, Como, Milano, Pesaro-Urbino, Bari, Matera, Vicenza, Pistoia, Padova, Brescia, Bergamo, Forlì-Cesena e Bologna. In questo quaderno ci soffermiamo inizialmente sulla buona performance effettuata dalle suddette province nel 2010, dopo un 2009 segnato profondamente dagli effetti negativi della frenata del commercio mondiale conseguente alla crisi economica internazionale, per poi proseguire con un aggiornamento sull'andamento dell'export nel primo trimestre 2011. Successivamente ci focalizziamo su 8 province che più rispecchiano le aree di specializzazione distrettuale dei mobili italiani.
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Num. 83 / agosto 2011

Via d'uscita dal labirinto del debito

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'intero mondo avanzato si è perso nel labirinto del debito, da cui è difficilissimo uscire una volta che vi si è entrati, come dimostra l'esperienza italiana. Infatti, un Paese come il nostro, con un debito pubblico di 1.900 miliardi di euro in gran parte ereditato dal passato, se vuole mantenere tale debito semplicemente invariato in livello assoluto deve conseguire un bilancio statale rigorosamente in pareggio. Il che significa non soltanto avere entrate superiori alle spese di esercizio ma anche in grado di pagare gli enormi interessi sul debito stesso, pari attualmente a circa 80 miliardi all'anno. Per "neutralizzare" questa cifra il nostro avanzo primario dovrebbe essere già  ora di pari entità . Vale a dire che le attuali entrate dovrebbero essere superiori alle normali spese di esercizio di circa 5 punti percentuali di PIL. Il che, purtroppo, per il momento è solo un obiettivo che stiamo cercando faticosamente di raggiungere.
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Num. 82 / Luglio 2011

Serve uno stress test anche per i debiti sovrani

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La manovra "rafforzata" 2011-2014 varata a luglio si è resa assolutamente necessaria per il peggioramento del clima generale creatosi attorno all'Italia: un'escalation negativa generata anche dalla speculazione ma non solo. Infatti, l'Europa si è mostrata assai incerta su come risolvere la crisi greca (e questa è una sua grave colpa). Inoltre, due delle tre principali agenzie di rating avevano recentemente messo sotto osservazione il nostro Paese e il suo sistema bancario, peraltro in netto contrasto con la terza. Con l'aggravante che una delle prime due agenzie ha notevolmente rivisto, contraddicendosi, il proprio affrettato punto di vista iniziale sulla manovra stessa. In più, lo scenario politico interno italiano, che definire assai confuso è dir poco, non ha certamente aiutato.
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Num. 81 / luglio 2011

L'Italia è prima per Sacrificio Interno Lordo

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La manovra finanziaria 2011-2014 non può essere inquadrata correttamente senza tenere conto di un dato di fondo. E cioè che l'Italia si trova, ormai da anni, nella condizione forzata di esprimere un bilancio statale primario ampiamente positivo. Una strada obbligata (a partire dai tempi di Amato, passando poi per Ciampi, Prodi e Padoa-Schioppa, per arrivare fino a Tremonti) a causa dell'esigenza di ridimensionare l'enorme debito pubblico storico accumulatosi nel passato e di pagarne gli interessi. Se il nostro PIL è cresciuto poco nell'ultimo quindicennio è anche perchè l'Italia ha dovuto porre in essere un grande Sacrificio Interno Lordo (SIL), la cui entità  è data dal considerevole sforzo compiuto nella generazione continuativa di importanti avanzi primari.
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Num. 80 / Giugno 2011

Export: la ripresa che funziona

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Tra pochi mesi l'export italiano ritornerà , salvo imprevedibili sorprese, agli stessi livelli in valore che aveva raggiunto al culmine del ciclo espansivo precedente l'attuale crisi, smentendo così molte Cassandre. In Italia, dunque, c'è una ripresa che funziona ed è quella dell'export. Nonostante i fiumi di parole spesi per rimarcare il divario di competitività  dell'Italia rispetto alla Germania, il ritardo temporale di recupero dei massimi pre-crisi da parte dell'export italiano rispetto a quello tedesco in realtà  è attualmente di non più di 6-7 mesi. Se il PIL italiano cresce poco, dunque, non è certamente colpa delle imprese esportatrici, che stanno facendo in pieno il loro dovere.
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Num. 79 / aprile2011

Senza spesa pubblica ripresa più leggera per tutti

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Senza il pesante intervento dei governi, che in Italia è stato assai limitato, nel 2010 vi sarebbe stata ben poca ripresa nel mondo "ricco". Per tamponare i gravi problemi venuti allo scoperto nel settore privato e nello stesso tempo cercare di rilanciare l'economia reale, molti Stati sono intervenuti massicciamente, "scassando" letteralmente " i loro conti pubblici. Per farsi un'idea anche solo parziale di quanto la ripresa sia oggi "drogata" dai debiti (questa volta pubblici) basta guardare la dinamica della spesa statale nei diversi Paesi: lo scorso anno tutte le grandi economie UE, ad eccezione dell'Italia e della Spagna, hanno spinto a fondo sull'acceleratore della spesa pubblica, dalla Francia all'Olanda, dalla Germania alla Gran Bretagna (+0,8%), dando indubbiamente una mano a sostenere la ripresa, che altrimenti sarebbe stata più lenta. La spesa pubblica è infatti cresciuta del +1,5% in Francia e in Olanda, +2,3% in Germania e +0,8% in Gran Bretagna; al contrario Italia e Spagna hanno rispettivamente ridotto la spesa pubblica dello -0,6% e -0,7%.
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Num. 78 / aprile2011

Il made in Italy batte la crisi

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Sebbene il Paese "non cresca" c'è un'Italia che tiene duro: è quella delle imprese che non vivono in mercati protetti ma che competono sul mercato mondiale in condizioni obiettivamente non facili. (peso della burocrazia, costi dell'energia, congestionamenti delle infrastrutture, rigidità  del mercato del lavoro, ecc.). Essere leader in queste condizioni operative è un compito estremamente arduo, ma evidentemente non impossibile visto che persino nel 2009, l'anno più critico per l'economia mondiale dal 1929, l'Italia è stata il primo, secondo, terzo, quarto o quinto esportatore in ben 1.593 prodotti su un totale di 5.517 beni in cui è suddiviso il commercio internazionale. Il nostro Paese, dunque, compete nel mondo occupando posizioni di primo piano, e non di retroguardia come taluni si ostinano a credere, e ciò è merito esclusivo delle nostre imprese.
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Num. 77 / aprile2011

La sfida più difficile dell'Italia: Il divario Nord-Sud

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Come sottolineato dal Rapporto Svimez 2010 sull'Economia del Mezzogiorno, "ormai da otto anni consecutivi il Sud cresce meno del Centro-Nord, cosa che non è mai successa dal Dopoguerra ad oggi". Non esiste in nessun altro grande Paese d'Europa un divario economico territoriale analogo a quello esistente in Italia tra Nord-Centro e Sud. Si tratta di un problema che negli ultimi anni si è aggravato non soltanto in termini di crescita, ma soprattutto per i livelli assoluti raggiunti dal divario stesso in termini di indicatori di reddito, ricchezza, disoccupazione, ecc. rispetto alle altre aree dell'Italia e dell'Europa. Tale divario evidenzia inoltre un potenziale di ulteriore sviluppo dell'Italia "“ quello del Mezzogiorno "“ che il nostro Paese non riesce ad attivare.
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Num. 76 / marzo2011

I 50 anni di export italiano

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'Italia si è affermata come secondo produttore manifatturiero d'Europa dopo la Germania. Ciò in virtù di un forte orientamento all'export della propria industria. Oggi l'Italia è uno dei soli cinque Paesi del G-20, assieme a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud, a presentare un surplus commerciale con l'estero nei manufatti non alimentari. Un posizionamento costruito passo dopo passo nei 150 anni dall'unificazione, con una accelerazione nel secondo dopoguerra quando il made in Italy si è imposto sui mercati internazionali non soltanto nei settori più noti dei beni per la persona (moda e relativi accessori) e la casa (mobili, piastrelle), ma anche in quello della meccanica.
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Num. 75 / marzo2011

L'Internazionalizzazione dell'economia italiana. Analisi degli IDE e delle partecipazioni italiane all'estero

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

In questo Quaderno si cerca di ricostruire, in chiave storica, come il nostro Paese ha risposto al processo di globalizzazione e internazionalizzazione dei mercati. In particolare si analizzerà  l'evoluzione degli Investimenti diretti esteri (IDE) prestando particolare attenzione agli Investimenti produttivi all'estero attraverso i quali un'impresa assume le caratteristiche di multinazionale (IMN) mediante la creazione di nuovi stabilimenti produttivi o l'acquisizione di quote di partecipazioni di società  già  esistenti in altri Paesi. Prima si procederà , però, con un'analisi degli IDE a livello mondiale.
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Num. 74 / febbraio 2011

La crisi Nordafricana e l'Italia

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Esaltato fino a ieri per la sua crescita economica il Nord Africa paga i conti di uno sviluppo che ha beneficiato solo una piccola èlite e non è riuscito a ridurre disoccupazione, povertà  e disuguaglianze, nè a offrire prospettive alla sua numerosa popolazione giovanile. La crisi in Nord Africa si è estesa a vari Paesi del Medio Oriente e spazia ormai dalla Tunisia alla Libia, dall'Egitto alla Giordania, dal Bahrein allo Yemen. Per quanto riguarda i rapporti con l'Unione Europea e l'Italia, gli elementi di criticità  non riguardano solo l'interscambio commerciale ma anche l'impatto dell'instabilità  politica dei Paesi Nordafricani e del Medio Oriente sui prezzi delle commodities e del petrolio, nonchè il rischio di una forte ripresa dei flussi migratori.
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Num. 73 / gennaio 2011

Crescere per diventare più poveri?

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Molti non sembrano ancora aver capito la lezione più importante che ci ha lasciato questa crisi, la più grave dal 1929. E cioè che in una fase di grandi cambiamenti strutturali e di accumulo di enormi squilibri, come quella che stiamo vivendo, non è più possibile usare come indicatori di performance economica solo i flussi (come il PIL) disinteressandosi di ciò che avviene alla maggior parte degli stock macroeconomici (come la ricchezza delle famiglie, i debiti delle imprese o la qualità  degli attivi delle banche). L'unico stock a cui guardiamo con attenzione da lungo tempo è quello del debito pubblico ma a ben vedere non sappiamo nemmeno misurarne correttamente la sostenibilità  perchè lo rapportiamo per pura abitudine contabile al PIL, che però è un flusso. Eppure molti Paesi dispongono ormai di sistemi contabili ben costruiti ed aggiornati dei conti finanziari nazionali. Tali prospetti esprimono lo stato di salute finanziario dei diversi attori di un sistema economico (imprese non finanziarie, imprese finanziarie, famiglie, pubbliche amministrazioni) oltre che la riconciliazione degli attivi e passivi di ogni Paese con il resto del mondo. Continuare ad ignorare questi indicatori è un grave errore. Infatti, può portare a diagnosi errate e a formulare ricette sbagliate.
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Num. 72 / Gennaio 2011

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani. III trimestre 2010

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

Sebbene l'economia mondiale versi ancora in una situazione di difficoltà  e si temano nei prossimi mesi rallentamenti nel ritmo della ripresa economica, i primi 3 trimestri del 2010 sono stati caratterizzati da un ritrovato slancio dell'export dei distretti industriali italiani, con una importante accelerazione nel secondo e nel terzo trimestre, trasversale a tutti i comparti. Non è, infatti, solo la meccanica a ritrovare vigore, vero traino dell'export italiano, ma anche i comparti che negli ultimi tempi avevano sofferto di più, come l'Abbigliamento-moda e l'Arredo-casa.
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Num. 71 / ottobre 2010

Sfida qualità  per l'agroalimentare italiano

Autore: Marco Fortis e Manuela Mazzoni

SOMMARIO

L'agroalimentare italiano, e in particolar modo l'italian food, riceve apprezzamenti in tutto il mondo. Molti prodotti nazionali rappresentano infatti il fiore all'occhiello, in termini di qualità , del panorama agroalimentare internazionale; ricoprono inoltre un ruolo importante sia dal punto di vista economico, perchè producono ricchezza, sia per lo sviluppo della nostra cultura e dei territori, con produzioni focalizzate spesso in aree distrettuali coerenti con i valori ambientali e paesaggistici locali e capaci di caratterizzare l'identità  dei luoghi. In Italia sono ben 213 i prodotti che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario Dop, Igp o Stg. Ci seguono in questa classifica la Francia con 174 prodotti e la Spagna con 142. I prodotti certificati garantiscono al consumatore che ciò che si sta acquistando è stato prodotto secondo elevati standard qualitativi e ha superato rigidi controlli, in un'ottica condivisa dai produttori che ne fanno un fattore centrale di competitività .
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Num. 70 / settembre 2010

La valle del packaging globale

Autore: Marco Fortis e Manuela Mazzoni

SOMMARIO

Le macchine per il confezionamento e imballaggio rappresentano una delle eccellenze più significative dell'industria italiana: secondo l'Indice Fortis-Corradini per l'anno 2009 il nostro Paese è infatti il primo esportatore mondiale per la voce statistica HS96 842240, "Macchine e apparecchi per impacchettare e imballare le merci", con 1,96 miliardi di dollari, davanti alla Germania, con 1,95 miliardi di dollari. Tutti gli altri principali Paesi si spartiscono una piccola fetta di vendite all'estero del comparto.
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Num. 69 / settembre 2010

I nuovi mercati per lo stile italiano

Autore: Marco Fortis e Manuela Mazzoni

SOMMARIO

Durante i primi anni della globalizzazione il nostro Paese ha particolarmente sofferto la concorrenza asimmetrica asiatica, ma a partire dalla metà  di questo decennio ha saputo mostrare chiari segnali di reazione nella competizione internazionale, spostando il baricentro del suo export su prodotti a più alto valore aggiunto ed accrescendo il valore medio unitario dei beni esportati, nonchè indirizzandosi verso nuovi importanti mercati, in particolare quelli dell'Est Europa e del Medio Oriente. L'Italia, dopo aver perso quote di mercato nelle fasce di più basso valore aggiunto della moda e dell'arredo-casa, sta continuando a presidiare con successo le "nicchie" di alta qualità  e del lusso in questi settori, e a consolidare la sua posizione di successo nella meccanica e nell'alimentare. I principali paesi di destinazione dei nostri prodotti sono ancora quelli cosiddetti "maturi", ma i "nuovi" mercati hanno guadagnato posizioni e soprattutto offrono spazi enormi da creare e conquistare.
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Num. 68 / SETTEMBRE 2010

Il sistema agro-alimentare italiano

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

Il sistema agro-alimentare rappresenta la quarta "A" dell'eccellenza produttiva italiana. Questo Quaderno descrive brevemente le caratteristiche principali del sistema agro-alimentare italiano, fornendo alcune indicazioni sull'andamento del settore nei primi mesi del 2010. Dopo una breve ricostruzione dei punti di forza del settore (numerosi primati nell'export di prodotti tipici, nel valore aggiunto per ettaro di terreno, nella sicurezza alimentare, ecc.), il Quaderno dà  uno spaccato del sistema agro-alimentare della regione Veneto, da cui provengono ben 33 prodotti a denominazione di origine protetta o indicazione geografica tipica su un totale nazionale di 213.
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Num. 67 / agosto 2010

Concia, pelle e calzature: un punto di forza del made in Italy e della Toscana

Autore: Marco Fortis e Manuela Mazzoni

SOMMARIO

La filiera concia-pelli-calzature è uno dei più importanti settori dell'economia italiana; nel 2009, nonostante la crisi, l'export italiano del settore è stato pari a 11,2 miliardi di euro, con un surplus commerciale di 5 miliardi, confermando la leadership del nostro Paese in Europa. Secondo l'Indice Fortis-Corradini delle eccellenze competitive del commercio internazionale l'Italia nel 2008 risulta primo esportatore mondiale di 16 prodotti della filiera conciapelletteria-calzature; in particolare l'industria calzaturiera vanta 7 primati, quella conciaria 5 mentre quelli del settore pelletteria sono 4. I poli territoriali italiani specializzati nel settore della "concia- pelle" sono tra i più importanti a livello internazionale, sia in termini di quote di commercio mondiale, sia in termini occupazionali. L'industria conciaria occupa nel 2008 circa 18.000 addetti in oltre 1.400 aziende, quella pellettiera è formata da 6.300 aziende in cui trovano occupazione 32.700 addetti, mentre quella calzaturiera conta circa 6.300 imprese in cui sono occupati 86 mila addetti.
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Num. 66 / agosto 2010

I rapporti commerciali dell'Italia con i Paesi Bric e i Paesi dei Balcani (Romania inclusa)

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

I rapporti commerciali tra l'Italia e i cosiddetti Paesi BRIC1 e tra l'Italia e i Paesi Balcanici2 (inclusa la Romania) si sono intensificati considerevolmente negli ultimi anni, sia sotto il profilo dell'interscambio commerciale, sia sotto quello degli investimenti diretti all'estero (IDE). Obiettivo del presente lavoro è pertanto quello di analizzare nel dettaglio i rapporti di import ed export che legano l'Italia a questi due gruppi di Paesi, nonchè gli Investimenti diretti che il nostro Paese ha realizzato in tali aree. Per quanto riguarda la Cina si è optato per considerare anche la regione speciale di Hong Kong (che commercialmente è considerata distinta dalla Repubblica Popolare Cinese), mantenendo tuttavia tale datoseparato da quello della Cina per offrire una maggiore completezza d'informazione. L'anno di riferimento dell'analisi non sarà  soltanto il 2009, che rappresenta un anno eccezionale in quanto pesantemente colpito dalla crisieconomica mondiale, ma anche sul 2008 i cui valori rispecchiano una situazione di maggiore normalità ; situazione a cui si dovrebbe gradualmente ritornare, sebbene in tempi non molto brevi. Il saggio, dopo una descrizione in termini generali dell'interscambio commerciale tra l'Italia e i Paesi BRIC e tra l'Italia e i Paesi Balcanici (Romania inclusa), entrerà  nel dettaglio dell'analisi dell'interscambio per singoli Paesi. Seguirà  poi una seconda parte dedicata agli Investimenti Diretti Esteri in cui si darà  una descrizione del quadro generale degli IDE, concludendo infine con il dettaglio per singoli Paesi.
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Num. 65 / luglio 2010

I costi della crisi bruciano un decennio di crescita

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il dibattito di queste ultime settimane tra chi si divide a favore dell'austerità  fiscale e chi preferirebbe politiche meno rigorose per non frenare la debole ripresa dell'economia mondiale appare, per certi aspetti, un po' surreale se si soppesano i costi della crisi inquadrandoli in una prospettiva storica. Un primo dato indicativo di tali costi, senza considerare i disagi di famiglie e imprese, è fornito sommariamente dal disavanzo primario dei conti pubblici (cioè il disavanzo statale misurato al netto del pagamento degli interessi sullo stock di debito pubblico pregresso). Basti pensare che nel triennio 2009-2011, in base alle ultime proiezioni della Direzione generale Affari economici e finanziari della Commissione Europea (database AMECO), il disavanzo primario cumulato degli Stati Uniti sarà  di quasi 3.300 miliardi di dollari a prezzi correnti, quello della Gran Bretagna di 367 miliardi di sterline, mentre i deficit primari di Francia e Spagna toccheranno, rispettivamente, i 296 e i 245 miliardi di euro. La Germania spenderà  un po' di meno: "solo" 121 miliardi di euro. L'Italia, invece, avrà  un disavanzo primario nettamente inferiore a quelli di tutti gli altri grandi Paesi, pari a 23 miliardi di euro in tre anni.
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Num. 64 / luglio 2010

Il distretto cusiano-valsesiano e la sfida della green economy

Autore: Marco Fortis e Cristiana Crenna

SOMMARIO

Tra i 288 prodotti che, in base all'Indice Fortis-Corradini, vedono l'Italia primo Paese esportatore mondiale, il più importante è rappresentato dalla categoria "rubinetti e valvole", con un export nel 2008 di 6,7 miliardi di dollari (fonte: banca dati ONU Comtrade). Questa voce statistica raggruppa i rubinetti sanitari in ottone cromato, le valvole in ottone "giallo" per impieghi negli impianti idrotermosanitari, le valvole per impieghi nell'industria (in specie quella petrolchimica) e i relativi accessori. Dalla metà  degli anni "˜90 ad oggi il settore è stato sconvolto da due eventi epocali: l'avvento della Cina come concorrente e la crisi globale dell'edilizia divampata dopo lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria.
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Num. 63 / luglio 2010

Troppo debito interno lordo (DIL) inceppa il PIL

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Siamo certi che tra qualche anno nelle Università  si insegnerà  non soltanto che cos'è, da che cosa è composto e come cresce il PIL (Prodotto Interno Lordo o Gross Domestic Product-GDP), ma anche che cos'è, da che cosa è composto e come cresce il DIL (Debito Interno Lordo o Gross Domestic Debt-GDD). Il DIL è il "debito aggregato", cioè la somma dei debiti di tutti gli attori dei sistemi economici nazionali: famiglie, imprese, pubblica amministrazione. Una variabile su cui per primo "Il Messaggero" ha focalizzato l'attenzione subito dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime e il fallimento della Lehman Brothers, ritenendola cruciale per capire le cause, la gravità  e la possibile evoluzione della crisi globale.
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Num. 62 / luglio 2010

Senza sacrifici non riparte la crescita

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La manovra annunciata dal Governo italiano, già  apprezzata nelle sue linee generali dall'UE e dal FMI, è imperniata su importanti tagli della spesa pubblica improduttiva, degli sprechi e delle false pensioni di invalidità  e si caratterizza per un inasprimento della lotta all'evasione fiscale. Prevede anche misure proattive per la crescita, in particolare per favorire nuovi insediamenti produttivi al Sud. E' un primo passo importante, come ha affermato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, verso una riduzione del peso nell'economia della politica, l'unica industria che in Italia va sempre bene, persino in tempi di crisi, ma che sottrae preziose risorse allo sviluppo sano del nostro Paese. E' una manovra che deve assolutamente andare in porto sia perchè ce lo chiede l'Europa sia perchè è fondamentale per sostenere e rafforzare la tradizionale fiducia degli investitori verso i titoli di debito pubblico italiano. Non dovrà  rimanere un episodio isolato ma costituire una base di partenza verso una radicale azione di riduzione della spesa pubblica.
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Num. 61 / giugno 2010

Debiti e crescita: il mondo ad un bivio

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'Europa ha finalmente messo in campo misure concertate e di grande peso per sostenere l'euro e soccorrere i Paesi alle prese con i più gravi problemi finanziari. Ma prima aveva lasciato colpevolmente ingigantire la crisi Greca, ritardando un intervento che adesso sarà  molto più costoso. Inoltre, come ha scritto Romano Prodi su "Il Sole 24 Ore" il 22 maggio scorso, l'Unione Europea così facendo ha arrecato un grave danno alla sua immagine. Tant'è che le luci dei riflettori e le pressioni speculative si sono spostate su di essa e sull'euro quasi che questa crisi globale fosse scoppiata in Grecia e in Europa e non, come effettivamente è avvenuto, negli Stati Uniti.
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Num. 60 / giugno 2010

Competitività : l'Italia non perde colpi

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'export italiano, come quello di tutti i principali Paesi manifatturieri, ha particolarmente sofferto la forte caduta del commercio mondiale verificatasi nel 2009. Ma la competitività  dell'Italia, pur necessitando di azioni di rinforzo che la sostengano (perchè la globalizzazione non permette assolutamente di restare con le mani in mano), non è affatto diminuita. Se ne ha una chiara conferma dalle statistiche aggiornate sull'importexport 2009 dei Paesi UE appena pubblicate dall'Eurostat sul suo sito internet (database, Tables by themes, External Trade). E' stato recentemente sostenuto da Tito Boeri e Carlo Scarpa sul sito di lavoce.info che per misurare se effettivamente un Paese sia competitivo non è sufficiente dimostrare che le sue esportazioni crescano. Dunque, anche se è innegabile che dall'avvento dell'euro sino allo scoppio dell'attuale crisi mondiale (periodo 1999-2008) l'export italiano sia aumentato in valore a tassi superiori a quelli degli altri Paesi del G-6 (Germania esclusa) e della Spagna, l'Italia sarebbe comunque in declino perchè le sue importazioni totali negli ultimi anni sono cresciute più delle esportazioni. E come conseguenza, la bilancia commerciale italiana, che era stata in attivo fino al 2003, dal 2004 in poi è diventata negativa.
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Num. 59 / giugno 2010

E se il Pil degli altri non fosse corretto?

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Sono ormai molti coloro che si sono convinti ex post che nell'ultimo decennio è stato di gran lunga preferibile avere un moderato aumento del PIL, come hanno fatto Italia e Germania, piuttosto che ostentare un'espansione economica apparentemente brillante al 4% annuo costruita sui debiti (pubblici o privati), "scassando" alla fine i conti patrimoniali aggregati nazionali, come hanno fatto Grecia, Irlanda e Spagna. Meno facile risulta "convertire" i più irriducibili ammiratori del modello anglosassone (di cui pure noi stessi apprezziamo molte virtù) del fatto che anch'esso ha "deragliato". Infatti, è piuttosto indigesto dover ammettere che anche la superiore crescita di Stati Uniti e Gran Bretagna rispetto alle manifatturiere Italia e Germania sia dipesa negli ultimi 10-15 anni più dalla "droga" del debito che non dai servizi avanzati o dalle nuove tecnologie. Eppure le statistiche della Federal Reserve indicano chiaramente che dal 2001 al 2007, prima che la crisi dei mutui subprime scoppiasse, negli Stati Uniti il debito aggregato di famiglie, imprese e pubblica amministrazione era aumentato di oltre 12.000 miliardi di dollari correnti a fronte di una crescita del PIL di 3.700 miliardi, dunque con una leva non propriamente efficiente, pari a 3,4 dollari di debito per ogni dollaro di aumento del prodotto. Parallelamente, in Gran Bretagna, dalla metà  degli anni '90 in poi, il debito delle sole famiglie è aumentato in valore assoluto più di quanto non sia avvenuto in Italia, Germania e Francia considerate tutte assieme.
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Num. 58 / giugno 2010

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani I trimestre 2010

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

Nel primo trimestre del 2010 l'export dei 101 principali distretti industriali monitorati dall'Indice della Fondazione Edison è cresciuto del +0,3% a fronte di un incremento dell'export nazionale pari al +6,6%. Tale risultato potrebbe apparire deludente se raffrontato con la performance nazionale, ma in realtà  buona parte dei distretti industriali italiani analizzati dalla Fondazione Edison ha avuto un andamento fortemente positivo: sono ben 27 infatti i distretti che hanno registrato nel primo trimestre dell'anno una crescita dell'export superiore al 10%; 11 distretti hanno messo a segno una crescita delle proprie esportazioni compresa tra il 5% e il 10%; ed altri 18 distretti hanno avuto un andamento positivo, seppur inferiore al 5%. Per quanto riguarda, invece, i distretti che hanno continuato a sperimentare un andamento negativo, si osserva una riduzione considerevole delle loro perdite, risultando il valore delle esportazioni inferiore al 5% in 19 distretti, rispetto alle cadute più marcate registrate nei trimestri precedenti.
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Num. 57 / maggio 2010

La sostenibilità  dei debiti sovrani

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La crisi dei debiti sovrani drammaticamente esplosa nei primi mesi del 2010 dimostra che il solo indice del debito pubblico in percentuale del PIL non è sufficiente per capire lo stato di sostenibilità  dei debiti pubblici, la cui analisi non può essere disgiunta da una valutazione complessiva di molti altri aspetti di sostenibilità  dei conti economici-finanziari di un dato Paese. In questo Quaderno si propone di leggere lo stato di salute finanziaria delle economie e dei debiti pubblici in una prospettiva più ampia ed in particolare di analizzare simultaneamente, in aggiunta al classico indicatore del debito pubblico/PIL, almeno 4 altri indicatori cruciali: 1) la posizione netta sull'estero (cioè lo stock di debiti/crediti verso l'estero accumulata nel tempo dai vari Paesi); 2) il rapporto tra debito pubblico e ricchezza delle famiglie (cioè lo stock di ricchezza finanziaria netta accumulata nel tempo dalle stesse, a cui si può aggiungere, se i dati sono noti, anche il valore dello stock di beni reali posseduti, come case e terreni); 3) il rapporto deficit/PIL; 4) il rapporto tra bilancia di conto corrente con l'estero e PIL. L'analisi di questi 4 indicatori mette in evidenza la dimensione complessiva della criticità  finanziaria di alcuni Paesi, come la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda e la Spagna, che stanno attraversando una fase molto difficile, ma anche i punti di forza dell'Italia, che presenta indicatori analoghi se non migliori di quelli della Francia e migliori di quelli degli Stati Uniti.
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Num. 56 / aprile 2010

Le eccellenze dell'industria calzaturiera italiana

Autore: Manuela Mazzoni

SOMMARIO

In un contesto globale particolarmente penalizzante per i settori del made in Italy, anche il comparto calzaturiero sta vivendo una stagione di forte contrazione. I dati Anci relativi al preconsuntivo 2009 rilevano pesanti cali per tutte le variabili congiunturali. In particolare l'export di calzature-componenti registra una flessione dei flussi in uscita nei primi 11 mesi 2009 del -17,5% in valore. I cali interessano tutti i principali comparti merceologici e tutti i maggiori mercati di sbocco. Alcuni segnali fanno tuttavia ben sperare che la fase recessiva più acuta del calzaturiero sia ormai alle spalle e anche dalle previsioni Anci relative al primo trimestre 2010 traspare un cauto ottimismo. Inoltre dobbiamo ricordare che il saldo commerciale del settore nel periodo gennaio-novembre 2009, pur avendo subìto una contrazione del -30,6% rispetto allo stesso periodo del 2008, rimane attivo per quasi 2,4 miliardi di euro, una cifra significativa che fa capire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia importante continuare a puntare sui prodotti della nostra industria calzaturiera; alcuni di questi, tra cui le calzature con suola esterna e tomaia di cuoio naturale in cui conserviamo una assoluta leadership (figura 1), potranno rappresentare uno dei punti fermi su cui ricostruire la ripresa del nostro Paese.
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Num. 55 / marzo 2010

Indice dell'export dei principali distretti industriali italiani

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

Nel 2009 l'export dei distretti industriali italiani cala complessivamente del 20,6% ma va mediamente meglio dell'export complessivo dell'Italia.
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Num. 54 / marzo 2010

La crisi del debito sovrano greco

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Nemmeno le spericolate consulenze tecno-finanziarie della Goldman Sachs (messe sotto indagine in America anche dalla FED e dalla SEC) sono riuscite ad impedire alla Grecia di occultare i propri conti pubblici disastrati. Atene ha barato sulle cifre. Per questo è molto criticabile avendo tradito la fiducia dei suoi partner dell'Euro area. Così come è criticabile la scomposta reazione manifestata dal vice primo ministro greco che ha lanciato accuse a destra e manca, ed in particolare ad Italia e Germania. Secondo l'esponente del governo di Atene, in passato vi sarebbero state presunte manomissioni dei conti pubblici italiani con gli swap che sarebbero state più gravi di quelle di Atene (fatto subito smentito seccamente da fonti della Commissione Europea), mentre verso i riluttanti tedeschi poco disposti oggi ad aiutare la Grecia sono state avanzate dal vice premier anche richieste di compensazione per i vecchi danni di guerra. Indubbiamente non è bella l'immagine che la Grecia sta dando oggi di sè gettando indirettamente ombre e dubbi sull'Europa tutta. Se ne compiacciono gli anglosassoni, che così possono distogliere l'attenzione dai loro problemi economici e finanziari ben più grandi di quelli della Grecia e continuare nello stesso tempo ad ostentare presunzione, come prova una battuta dispregiativa che circola da qualche tempo nel mondo degli operatori finanziari a proposito di Atene: "too pig to fail".
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Num. 53 / febbraio 2010

La carta italiana conquista il mondo

Autore: Marco Fortis, Stefano Corradini, Manuela Mazzoni

SOMMARIO

L a forza dell'industria cartaria italiana, che detiene molti primati nell'export mondiale, nasce dal territorio: da uno dei numerosi e laboriosi distretti industriali del nostro Paese, quello di Lucca con centri produttivi come Capannori e Porcari. Nel 2007 le posizioni di eccellenza dell'Italia nel commercio mondiale dei prodotti a base di carta e delle macchine per la lavorazione della carta hanno generato un export di 7 miliardi di dollari. In base ai dati dell'ultimo Censimento del 2001 il distretto di Lucca della carta e delle macchine per l'industria della carta occupava in questi 4 comparti specifici circa 5.500 addetti. Secondo invece i più recenti dati forniti dal comitato di distretto di Capannori, nel complesso il settore cartario e cartotecnico del distretto comprende 130 imprese che, nell'anno 2003, hanno prodotto un fatturato pari a 2.400 milioni di euro (27% di export), con un numero di occupati pari a 6.466 unità  (11.300 allargando all'indotto). Unitamente al settore metalmeccanico, l'industria cartaria e cartotecnica rappresenta così, oltre il 50% dell'intero fatturato industriale e circa il 50% della forza lavoro impiegata in attività  manifatturiere nell'intera Provincia di Lucca.
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Num. 52 / febbraio 2010

La resa dei conti pubblici

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Si ha l'impressione che questa crisi globale abbia insegnato poco non soltanto ai più avidi banchieri di Wall Street che imperterriti non rinunciano ai loro lauti bonus, ma anche a molti commentatori che continuano ad analizzare il posizionamento della nostra economia sulla base di assunti e parametri che la crisi stessa ha reso completamente superati. Basti pensare all'idea che l'Italia (ma lo stesso può valere per la Germania) abbia avuto negli ultimi anni una crescita economica inferiore a quella di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna a causa della superiorità  assoluta del modello di sviluppo di questi Paesi, basato sul trittico "magico" meritocrazia-liberalizzazioni-servizi. Superiorità  confermata anche dal fatto che, scoppiata la recessione, il PIL dell'Italia (analogamente a quanto è avvenuto in Germania e Giappone) è diminuito nel 2009 di più di quelli americano, inglese e spagnolo.
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Num. 51 / febbraio 2010

All'Europa serve una strategia di crescita

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il mare di debiti in cui sono sprofondate le famiglie di 2/3 dei Paesi avanzati frena la ripresa dell'economia e non basta lo sviluppo interno della Cina ad imprimere una svolta decisiva alla crescita mondiale. Nel quarto trimestre 2009 il PIL è stato molto deludente in tutte le maggiori economie industrializzate. Secondo le prime stime preliminari, rispetto al quarto trimestre 2008 le più forti flessioni del PIL sono state registrate ancora in Spagna e Gran Bretagna, le due grandi "malate d'Europa": rispettivamente -3,1% e -3,2%. In una posizione intermedia si collocano Germania e Italia, i cui PIL sono diminuiti, rispettivamente, del 2,4% e del 2,8%. Sembrerebbero andare meglio Stati Uniti e Francia: infatti, negli USA si è registrata una modesta crescita dello 0,1%, mentre in Francia il calo del PIL è stato contenuto nello 0,3%. Ma questi risultati apparentemente migliori sono stati ottenuti a caro prezzo, a colpi di spesa pubblica e con costosi sostegni che hanno drogato ma non guarito le economie. Per cui il deficit pubblico americano è salito nel 2009 al 9,9% del PIL e quello francese al 7,9%, mentre Germania e Italia hanno seguito un profilo di maggior rigore dei conti pubblici ed hanno deficit di gran lunga inferiori, pari, rispettivamente, al 3,2% e al 5%.
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Num. 50 / Febbraio 2010

LA GUERRA DEI DEBITI DIVIDE L'OCCIDENTE

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

I riflettori in questi giorni si sono accesi sui rischi dei debiti sovrani di alcuni Paesi dell'area dell'euro: dopo la Grecia è stata la volta di Spagna e Portogallo. I mercati finanziari hanno reagito molto negativamente e l'euro si è indebolito, ma sarebbe sbagliato pensare che il baricentro della crisi globale si stia oggi posizionando stabilmente sull'Euroarea. Così come è sbagliato pensare che le crepe più preoccupanti dell'economia del nsotro continente si stiano manifestando nel solito Sud dell'Europa.
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Num. 49 / Gennaio 2010

2001-2010: ODISSEA IN UN MONDO DI DEBITI

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Alla luce della devastante esplosione di quella che è stata definita la "bolla delle bolle" occorre evidentemente rivedere il giudizio positivo troppo superficialmente attribuito ai nuovi modelli di sviluppo basati sulla tecno- finanza. E' nostra opinione che al contempo debba essere rivalutata la crescita più moderata, ma coi piedi per terra, di Paesi come Germania e Italia che non hanno cavalcato la febbre immobiliare e finanziaria.
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Num. 48 / gennaio 2010

L'ITALIA NELLA NUOVA GEO-ECONOMIA DEL G20

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La Fondazione Edison ha realizzato per conto di Aspen Institute Italia uno studio per posizionare l'Italia nella nuova geo-economia del G-20. Il PIL resta certamente l'indicatore di riferimento per qualunque tipo di analisi comparata dei sistemi economici, ma la crescente complessità  degli stessi sta spingendo gli studiosi a svolgere riflessioni sempre più ampie sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale, come dimostra anche il recente Rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi elaborato su incarico del Presidente francese Nicholas Sarkozy. Non solo il reddito, ma anche la ricchezza delle famiglie, il dinamismo imprenditoriale, nonchè gli aspetti ambientali e di qualità  della vita, entrano sempre più spesso nelle considerazioni relative alla misurazione comparata del benessere. Per queste ragioni questo studio ha esteso la sua analisi sul posizionamento dell'Italia nella nuova geo- economia del G-20 ad una cinquantina di indicatori suddivisi in 6 categorie, di cui 2 a loro volta suddivise in 2 sottocategorie.
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Num. 47 / Gennaio 2010

I MILLE PRIMATI DEL MADE IN ITALY

Autore: Marco Fortis, Stefano Corradini

SOMMARIO

Nel corso del 2007 il valore dell'export italiano ha raggiunto il livello recordi 500 miliardi di dollari. Ma la cosa più importante è che il 47% di questo valore è stato realizzato in 1.022 prodotti in cui l'Italia figura nei primi tre posti al mondo tra i Paesi esportatori. Queste le conclusioni a cui giunge un nuovo Indice (Fortis-Corradini) elaborato dalla Fondazione Edison su dati UN Comtrade.
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Num. 46 / Dicembre 2009

INDICE DELL'EXPORT DEI PRINCIPALI DISTRETTI INDUSTRIALI ITALIANI: GENNAIO-SETTEMBRE 2009

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

Nei primi 9 mesi del 2009 l'export dei distretti industriali italiani cala del 20,8%, ma come già  successo nel primo semestre, va mediamente meglio dell'export complessivo dell'Italia e di altri Paesi, tra cui Spagna, Germania e Regno Unito.
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Num. 45 / Dicembre 2009

OTTO FOTOGRAFIE DELLA CRISI GLOBALE

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La produzione industriale italiana a settembre è diminuita del 5,3%, dopo essere cresciuta del 5,8% ad agosto: due dati di segno opposto ugualmente anomali e un pò "ballerini", come capita spesso con i valori mensili destagionalizzati. Ciò che conta è che nel terzo trimestre 2009 la crescita consolidata sia stata del 4% sul trimestre precedente: un dato che appare più in linea anche con le recenti indicazioni del superindice dell'OCSE, molto positive per l'Italia. Tuttavia la ripresa mondiale, pur estendendosi geograficamente e settorialmente, resta ovunque debole ed è opportuno interrogarci sul perchè.
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Num. 44 / Dicembre 2009

PIL E RICCHEZZA: QUANDO I DATI DIVERGONO

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Molti continuano a misurare la gravità  della crisi mondiale e il suo impatto sulle diverse economie nazionali unicamente in termini di caduta del Pil. Ma il Pil non soltatno fatica sempre più a riflettere il livello di benessere dei sistemi economici, come ha ribadito il rapporto della Commissione Stiglitz-Sen-fitoussi, ma si rivela anche sempre più inadatto a cogliere le sfaccettature di una recessione mondiale in cui i Paesi in realtà  si dividono, a nostro avviso piuttosto chiaramente, in malati gravi ed altri meno gravi.
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Num. 43 / Ottobre 2009

INDICE DELL'EXPORT DEI PRINCIPALI DISTRETTI INDUSTRIALI ITALIANI - I SEMESTRE 2009

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

Nel primo semestre del 2009 le esportazini dei 101 principali distretti manifatturieri italiani rappresentati nell'Indice della Fondazione Edison sono risultate in calo rispetto al primo semestre del 2008, ma va mediamente meglio dell'export complessivo di Francia, Italia, Germania e Regno Unito.
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Num. 42 / Settembre 2009

G-20 E OCCUPAZIONE. ANCHE NEL LAVORO L'ITALIA RESISTE ALLA CRISI

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Al G-20 di Pittsburgh il crescente pericolo disoccupazione ha spinto i governi verso un rinvio della "exit- strategy" dai piani di sostegno delle economie e dagli imponenti deficit pubblici che si stanno accumulando. Il comunicato ufficiale del summit annuncerà  probabilmente che un ritiro delle misure di rilancio è "prematuro". Infatti, anche se la crisi globale ha toccato il suo punto più profondo e gli indicatori macroeconomici hanno ricominciato lentamente a risalire, il commercio mondiale rimane asfittico ed il numero dei disoccupati continua a crescere, al punto ch ei grandi del paineta temono il rischio di diffuse tensioni sociali.
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Num. 41 / Settembre 2009

ITALIA E CRESCITA: NUOVI LUOGHI COMUNI. DOPO IL DECLINO IL RITARDO?

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

E' ora di avviare una seria ricostruzione storica su quanto è accaduto all'economia mondiale negli ultimi 12-15 anni. Non solo per capire le cause profonde che hanno portato all'attuale crisi. Ma anche perchè noi italiani abbiamo un interesse ulteriore a far luce sulle dinamiche recenti della crescita globale. E cioè quello di superare definitivamente il complesso di inferiorità  che ci affligge circa il nostro minore dinamismo economico rispetto agli altri Paesi.
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Num. 40 / Agosto 2009

IL SUD DEVE CRESCERE SENZA ASSISTENZIALISMO

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Capire quanto stia diventando problematico per l'Italia il ritardo del Sud è essenziale perchè il nostro divario economico e sociale interno può trasformarsi pericolosamente, se non contrastato, in un divario tra l'Italia e l'Europa stessa.
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Num. 39 / Luglio 2009

INDICE DELL'EXPORT DEI PRINCIPALI DISTRETTI INDUSTRIALI ITALIANI - I TRIMESTRE 2009

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

In questo quaderno si analizza l'andamento dell'export dei principali distretti italiani nel primo trimestre 2009. Ciò che emerge dall'analisi è un generale arretraemnto delle esportazioni, fatta eccezione per una decina di distretti che, nonostatne la profonda crisi economica, hanno visto incrementare le proprie vendite all'estero.
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Num. 38 / giugno 2009

LA STRUTTURA DEL SISTEMA INDUSTRIALE MANIFATTURIERO ITALIANO: SETTORI E IMPRESE

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

Nell'INDUSTRIA l'Italia è seconda solo alla Germania per valore aggiunto industriale e per occupazione nel settore manifatturiero in Europa, mentre per quanto riguarda il surplus commerciale complessivo con l'estero per i prodotti manufatti nel 2008 il nostro Paese ha toccato un nuovo record storico, sfiorando i 62 miliardi di euro. Le "4 A", in particolare, che rappresentano i settori cardine dell'industria manifatturiera italiana (Abbigliamento- moda, Alimentari-vini, Arredo-casa, Automazione-meccanica-gomma-plastica), sempre nel 2008 hanno generato un surplus commerciale con l'estero di circa 116 miliardi di euro, compensando in grandissima parte il deficit energetico e quello degli "altri settori", prevalentemente della chimica. Tali importanti risultati sono stati conseguiti nonostante il ridotto numero del nostro Paese non solo di grandi gruppi, ma anche di grandi imprese. Nella classifica 2008 delle prime 500 società  del mondo per fatturato stilata dalla rivista "Fortune" figurano, infatti, soltanto 10 gruppi italiani (di cui solo 2 manifatturieri, la Fiat e la Finmeccanica), mentre, per un confronto, la Germania ne annovera ben 37 (di cui 17 manifatturieri) e la "piccola" Svizzera ne conta 14 (di cui 4 manifatturieri). Il nostro Paese può invece contare su un numero straordinario di piccole e medie imprese (sono 514.000 le imprese manifatturiere italiane secondo i dati Eurostat relativi al 2006), ma anche su quello che l'Ufficio Studi di Mediobanca ed altri autori hanno definito con l'espressione Quarto Capitalismo, intendendo con ciò quell'aggregato di oltre 4.900 impese medio-grandi e medie manifatturiere che si colloca come un "cuscinetto" tra i grandi gruppi (aventi un fatturato superiore ai 3 miliardi di euro) e la moltitudine delle piccole imprese (quelle con meno di 50 addetti e con un fatturato inferiore ai 13 milioni di euro). In particolare, da una analisi condotta dalla Fondazione Edison è emerso che in Italia sono presenti 30 Grandi Pilastri, ossia grandi gruppi con fatturati superiori ai 3 miliardi di euro, di cui 13 sono manifatturieri (i due più importanti sono Fiat e Finmeccanica), 15 sono non manifatturieri (i principali sono gli ex monopolisti Eni, Enel e Telecom Italia) e 2 possono considerarsi gruppi "misti", in quanto pur essendo preponderante l'attività  non manifatturiera incorporano anche importanti società  manifatturiere (Ragione di Gilberto Benetton e Cofide). Mediobanca ha invece calcolato che le imprese medio-grandi (ossia quelle con più di 500 dipendenti e un fatturato compreso tra 290 milioni e 3 miliardi di euro), e definite dalla Fondazione Edison come i Pilastri del sistema economico italiano, sono all'incirca 600; mentre 4.345 sono le Colonne, ossia le imprese di medie dimensioni (con un numero di dipendenti compreso nell'intervallo 50-499 dipendenti e un valore del fatturato tra 13 e 290 milioni di euro).
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Num. 37 / giugno 2009

LA CRESCITA ECONOMICA DROGATA NELL'ERA DEL DEBITO

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'idea di processare gli economisti per non aver previsto la cirsi mondiale, posta in essere da un gruppo di studenti al recente festival dell'economia di Trento, non ci convince in quanto sappiamo come l'economia è scienza sociale soggetta a notevoli margini di errore. Può invece essere utile riflettere sugli errori di valutazione commessi e sull'imprudenza, quanto meno, di afermazioni dogmatiche sull asuperiorità  del modello di sviluppo dei Paesi anglosassoni accompagnate da valutazioni, soprattutto in Italia, ben cpopco incoraggianti per un tessuto imprenditoriale come il nostro che, al contrario, nei 10 anni di permanenza nell'euro molto ha innovato.
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Num. 36 / maggio 2009

L'ITALIA SUBIRA' LA CRISI IN MISURA MINORE DEI PAESI EX CAMPIONI DI CRESCITA

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Sembrano ormai lontani i tempi in cui l'Italia doveva sempre confrontarsi con un senso di frustrazione con la più forte crescita economica di altri Paesi avanzati, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna. E' ormai del tutto evidente che tale crescita superiore alla nostra è stata "drogata" per anni con un forsennato aumento del debito privato (di famiglie, imprese e banche), che alla fine è deflagrato in una crisi globale di eccezionale gravità . Se prescindiamo dalla domanda estera e dal commercio mondiale (che si è bloccato per il crollo dei consumi nei Paesi che hanno le famiglie più indebitate e le banche più dissestate), l'Italia dimostra tutta la sua capacità  di tenuta di fronte alla crisi mondiale soprattutto attraverso due indicatori interni: i consumi delle famiglie e il tasso di disoccupazione.
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Num. 35 / maggio 2009

ITALIA - GEOGRAFIE DEL NUOVO MADE IN ITALY

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

In questo quaderno viene riportata una sintesi del rapporto ITALIA - Geografie del nuovo made in Italy, realizzato congiuntamente da Symbola-Fondazione per le qualità  italiane e dalla Fondazione Edison, presentato a Milano in occasione della Fiera "La Campionaria delle qualità  italiane" di maggio 2009.
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Num. 34 / aprile 2009

I DISTRETTI DEL MADE IN ITALY E LA CRISI MONDIALE

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

In questo quaderno viene analizzato l'andamento dell'export dei principali distretti italiani nel quarto trimestre del 2008 e nell'arco dell'interno anno.
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Num. 33 / aprile 2009

IL SISTEMA PLASTICA-GOMMA-MACCHINE-STAMPI (PGMS): UN PUNTO DI FORZA DEL MADE IN ITALY

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il sistema delle resine, deglia rticoli in materie plastiche e gomma e delle macchine e stampi per la lavorazione di questi materiali, che abbrevieremo nel seguito con "sistema PGMS" (Plastica-Gomma- Macchine-Stampi), costituisce uno straordinario punto di forza dell'industria manifatturiera italiana con più di 13.700 imprese e 230 mila addetti, pari al 4,6% del totale degli occupati manifatturieri in Italia. Il sistema PGMS è localizzato soprattutto nel Nord Italia, specialmente in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.
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Num. 32 / marzo 2009

LA CRISI MONDIALE E L'EUROPA: L'ITALIA HA PIU' FIDUCIA DI FARCELA

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La crisi economica in corso non è una malattia italiana: è un'epidemia mondiale di fronte alla quale l'Italia fa bene ad attrezzarsi con tutte le misure compatibili con l'equilibrio dei propri conti pubblici. Ma anche con la consapevolezza di avere "anticorpi" assai migliori dei Paesi più malati, a cominciare dagli Stati Uniti, dove, nonostante i mega-piani di rilancio dell'economia, il tasso di disoccupazione è salito a febbraio 2009 all'8,1% e il numero dei senza lavoro, pari ormai a 12,5 milioni, ha raggiunto i massimi storici. Per non parlare della Gran Bretagna, dove la Bank of England è ormai ridotta a "stampare" moneta mentre due banche del calibro di Royal Bank of Scotland e Lloyds Banking Group sono state nazionalizzate; o dell'Irlanda, dove i conti dello Stato sono così disastrati da aver spinto il governo a presentare un piano per tagliare del 7% lo stipendio dei dipendenti pubblici. E potremmo ricordare anche l'ex ammirata Spagna, dove il tasso di disoccupazione ha ormai sfondato il 15%. Mentre le economie esportatrici di Cina e Giappone sono pressochè paralizzate. A questo disastro si riferiva il Ministro dell'economia Giulio Tremonti quando, sorprendendo per la verità  solo i distratti, ad inizio marzo ha parlato di "un 2009 più difficile del 2008": uno scenario dal quale chiaramente l'Italia non può chiamarsi fuori, essendo l'economia mondiale ormai completamente globalizzata, nel bene e nel male.
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Num. 31 / Gennaio 2009

I DISTRETTI DEL MADE IN ITALY COMINCIANO A RISENTIRE DELLA CRISI

Autore: Monica Carminati

SOMMARIO

In questo quaderno viene analizzato l'andamento dell'export dei principali distretti italiani nel periodo gennaio-settembre 2008.
Ciò che emerge dall'analisi è una contrazione tendenziale del -2,6% nel terzo trimestre dell'anno, mentre nel periodo cumulato gennaio-settembre il calo si riduce al -0,8%. E per la prima volta dalla costruzione del nostro Indice il comparto della Automazione-meccanica appare in difficoltà .
Tuttavia, nonstante le crescenti difficoltà  manifestate da alcuni distretti ancora oggi l'Osservatorio della Fondazione Edison ritiene che il 2008 si concluderà  con un bilancio positivo per l'export manifatturiero italiano nel suo complesso.
Nei primi 9 mesi del 2008 l'avanzo complessivo delle "4A" è infatti cresciuto del +3,6%, portandosi da 92,8 miliardi del periodo gennaio-settembre del 2007 a 96,1 miliardi di euro nello stesso periodo del 2008, crescendo in valore di 3,3 miliardi di euro. Nonostante le difficoltà  cui si accennava, tale risultato è da attribuire principalmente all'industria della Automazione-meccanica-plastica nel suo complesso che nei primi 9 mesi del 2008 ha messo a segno una crescita dell'export di 4,9 miliardi e una crescita del surplus con l'estero pari a 3,1 miliardi.
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Num. 30 / gennaio 2009

TURISMO: UN PATRIMONIO DELL'ITALIA DA RILANCIARE

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il settore del turismo dell'Italia è in declino? Problemi indubbiamente ve ne sono, come ha richiamato recentemente il presidente di Federturismo Confindustria, Daniel Winteler, in una lettera inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'inizio di ottobre. Vi sono problemi di tipo congiunturale, come i cali di attività  registrati nella scorsa stagione estiva (una diminuzione del 10% dei viaggi in Italia e il 10% di camere d'albergo in meno occupate in agosto), destinati certamente a perdurare e con ogni probabilità  ad aggravarsi, considerata la grave recessione mondiale innescata dalla crisi dei mutui subprime. E vi sono problemi legati allo scarso coordinamento delle politiche per il turismo, con un'allocazione poco efficace delle risorse è secondo Winteler - anche per il sovrapporsi delle azioni dei vari assessorati al turismo a tutti i livelli, e la necessità  di rendere più incisiva e manageriale l'azione di promozione dell'ENIT.
Ma, ciò detto, il turismo è davvero un settore in declino, come alcuni hanno sostenuto, citando la crescente concorrenza di Spagna e Francia e il recente sorpasso ai danni dell'Italia negli arrivi turistici internazionali da parte della stessa Cina?
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Num. 29 / Ottobre 2008

IL MADE IN ITALY RALLENTA MA TIENE

Autore: Marco Fortis, Monica Carminati

SOMMARIO

Il made in Italy "tiene". Nonostante il quadro congiunturale negativo, con la crisi economico- finanziaria in progressiva accentuazione e sempre più estesa a livello globale, un euro ancora troppo apprezzato per dare slancio alle nostre esportazioni, e una "bolletta energetica" sempre più cara, le nostre vendite all'estero, pur rallentando, hanno saputo reggere all'onda d'urto scatenata da questo insieme di fattori. Nel primo semestre del 2008 l'interscambio commerciale italiano al netto dell'energia ha presentato, infatti, un surplus in netta crescita rispetto allo stesso periodo del 2007, ed anche i dati relativi al mese di luglio indicano un ulteriore miglioramento. Quindi, pur ipotizzando che nei restanti 5 mesi dell'anno la crescita del surplus manifatturiero italiano si arresti, l'Osservatorio della Fondazione Edison ritiene che l'Italia riuscirà  con tutta probabilità  a battere nel 2008 il suo record storico quanto ad attivo manifatturiero con l'estero, forse addirittura superando i 60 miliardi di euro. E ciò grazie allo straordinario contributo delle "4 A" del made in Italy (Abbigliamento-moda-cosmetici, Arredo-casa, Automazione- meccanica-plastica, Alimentari-vini), il cui surplus potrebbe toccare nel 2008 un nuovo record di 120 miliardi di euro, a conferma, ancora una volta, della vitalità  e della competitività  dell'economia italiana, imperniata più di altre sul settore manifatturiero.
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Num. 28 / Settembre 2008

L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE ITALIANO CON I PAESI DEI BALCANI E LA ROMANIA

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L 'interscambio commerciale tra l'Italia e i Paesi dei Balcani1 e la Romania è aumentato considerevolmente negli ultimi anni. In particolare, l'export italiano verso la Jugoslavia, l'Albania, la Bulgaria, la Grecia e la Romania rappresentava nel 1991 il 3,4% dell'export totale italiano. Considerando i Paesi dell'ex Jugoslavia e pur escludendo dal computo la Slovenia, esso è salito al 5,6% nel 2007 accrescendo dunque considerevolmente il suo peso sul totale delle nostre vendite all'estero. Questo incremento ha varie ragioni: l'apertura degli scambi verso l'Est Europa dopo la caduta del Muro di Berlino; l'internazionalizzazione produttiva delle imprese italiane in molti Paesi dei Balcani e in Romania che hanno generato rilevanti flussi di export di semilavorati verso tali Paesi e di import di semilavorati e prodotti finiti dagli stessi; la crescita economica della Grecia che ha portato ad un significativo incremento dell'import dal nostro Paese.
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Num. 27 / Agosto 2008

SPAGNA-ITALIA: 2-0?

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L a Spagna, oltre che nel calcio, ha definitivamente superato l'Italia anche nell'economia? Secondo l'Eurostat il sorpasso in termini di PIL per abitante sarebbe ormai certo, per cui Zapatero può festeggiare a tutto campo in Europa (dopo aver superato, ma solo calcisticamente, anche la Germania), mentre gli italiani all'opposto si sentono sempre più avviliti. L'economia spagnola, in effetti, è cresciuta molto negli ultimi anni. La Spagna è stata molto abile nell'intercettare e mettere a buon frutto i finanziamenti europei (a differenza dell'Italia); inoltre è diventata sempre più forte nel turismo (mentre noi abbiamo fatto vistosi passi indietro) ed è stata capace di sfruttare la sua buona situazione finanziaria per sostenere efficacemente lo sviluppo della propria economia, specie attraverso gli investimenti in infrastrutture e edilizia. In sostanza: la Spagna ha sperimentato un lungo periodo di forte dinamismo, frenato solo quest'anno dall'esplosione della bolla immobiliare.
Di fronte a questi indubbi successi, l'Italia sembra al confronto bloccata, con la perdurante debole crescita del suo PIL, l'alto debito pubblico e la scarsa efficienza della sua pubblica amministrazione. Eppure un raffronto ad ampio raggio tra l'economia italiana e quella spagnola mostra anche molti lati in cui il nostro Paese dà  ancora parecchi punti alla nazione iberica.
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Num. 26 / Agosto 2008

L'ITALIA E' SECONDA PER COMPETITIVITA' NEL COMMERCIO MONDIALE - Il Trade Performance Index UNCTAD/WTO 2006

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Secondo l'International Trade Centre dell'UNCTAD/WTO, che elabora un indicatore di competitività  dei vari Paesi del mondo in 14 settori del commercio internazionale, l'Italia rafforza la seconda posizione assoluta nel 2006 dopo la Germania quanto a performance complessiva nell'export e nel saldo commerciale. Il nostro Paese figura infatti al primo posto in 3 settori, cioè nel tessile, nell'abbigliamento e nel cuoiocalzature; è secondo in altri 4 settori, cioè nella meccanica non elettronica, nella meccanica elettrica (che include gli elettrodomestici), nei prodotti manifatturieri di base (che includono prodotti in metallo, ceramiche) e nei prodotti miscellanei (che includono occhiali, oreficeria, articoli in materie plastiche); è inoltre sesto negli alimenti trasformati (che includono i vini). Dunque, anche secondo le analisi di due autorevoli istituzioni internazionali come l'UNCTAD e il WTO, il commercio estero si conferma un punto di forza dell'economia italiana. I risultati del nostro export, come evidenziato anche in precedenti Quaderni della Fondazione Edison (vedi numeri 22 e 23), sono stati particolarmente positivi nel 2006 e nel 2007, ma anche nella prima parte del 2008, nonostante il peggioramento del clima congiunturale mondiale.
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Num. 25 / Luglio 2008

L'EXPORT ITALIANO DI MACCHINE PER COSTRUZIONI: un caso di studio

Autore: Marco Fortis, Manuela Mazzoni

SOMMARIO

Notevole è stato il successo nel 2007 delle esportazioni italiane di macchine per costruzioni, che hanno ulteriormente migliorato le già  ottime performance messe a segno nel 2006.
Le imprese del settore, collocate soprattutto in Lombardia e nel Nord Est, si sono rivelate altamente competitive sui mercati internazionali: non solo hanno mantenuto elevati livelli di export verso i partner commerciali cosiddetti "maturi" come Francia e Stati Uniti, ma hanno saputo conquistare nuovi mercati, in particolare quelli dell'Est Europeo. Lo dimostrano i grandi appalti ottenuti dalle nostre aziende in occasione dei mondiali di calcio in Polonia-Ucraina del 2012 e per i giochi olimpici invernali di Sochi in Russia del 2014. In quest'ultimo caso le nostre imprese si sono assicurate otto progetti di investimento per un valore di 1.5 miliardi di euro, che la regione russa di Krasnodar ha già  reso operativi.
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Num. 24 / Giugno 2008

EXPORT MANUFATTI: 19 PROVINCE SUPERSTAR - Volano le province emiliane grazie alla meccanica

Autore: Marco Fortis, Manuela Mazzoni

SOMMARIO

Cinque nuove stelle sono entrate a far parte nel 2007 del gotha delle province italiane contraddistinte da un export manifatturiero superiore ai 10.000 euro per abitante. Sono: Lecco, Varese, Arezzo, Udine e Parma.
Reggio Emilia ha conquistato il podio più alto della classifica con oltre 16.000 euro pro capite scalzando Vicenza. L'Emilia è ben posizionata nella classifica per export manifatturiero per abitante con altre tre province nei primi 20 posti: Modena (quarta), Bologna (undicesima) e Parma (diciannovesima). La dinamica molto favorevole dell'export della meccanica nel 2007 ha permesso a Reggio Emilia di conquistare il primo posto della graduatoria e alla provincia di Bologna di salire di 3 posizioni.
Tra le prime 20 province per export manifatturiero pro capite (vedi figura 1) ben diciassette appartengono al Nord Italia, una al Centro (Arezzo) e due al Sud (Siracusa, addirittura seconda, e Chieti). Il posizionamento di queste ultime due province meridionali, tuttavia, più che esprimere la forza di una imprenditoria diffusa sul territorio, riflette il peso specifico di due singole realtà  - le raffinerie petrolifere di Siracusa e lo stabilimento di autoveicoli industriali del Gruppo Sevel (Chieti) - che condizionano fortemente l'export dei rispettivi territori.
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Num. 23 / Maggio 2008

Bilancia commerciale italiana 2007 - I dati provvisori

Autore: Marco Fortis, Crenna Cristiana

SOMMARIO

Nel 2007 la Bilancia commerciale italiana ha chiuso con un passivo di 9,5 miliardi di euro, valore relativamente contenuto se raffrontato con quello di altri paesi europei come la Francia (-44,6 miliardi di euro), la Spagna (-96) e soprattutto il Regno Unito (-132,6).
Il dato del 2007 mostra che, nonostante le difficoltà  generate dalla perdurante concorrenza asimmetrica asiatica e dalla deriva dei cambi del dollaro e dello yuan cinese, e nonostante le prime avvisaglie di un rallentamento dell'economia mondiale trascinata dalla crisi negli Stati Uniti, l'industria italiana è stata particolarmente competitiva. Grazie all'incremento delle esportazioni manifatturiere (vedi quaderno n. 22), il deficit della bilancia commerciale si è ridotto di ben 11,8 miliardi rispetto al 20061.
Al contrario, nello stesso periodo i partners europei hanno visto aumentare i loro passivi commerciali rispettivamente di circa 4 miliardi di euro la Spagna, 8 la Francia e 11 il Regno Unito.
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Num. 22 / Aprile 2008

NUOVI RECORD PER MADE IN ITALY E DISTRETTI

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

II 2007 è stato un anno estremamente positivo per il commercio estero italiano, anche se il 2008 dopo un primo bimestre ancora brillante, si preannuncia in salita a causa del rallentamento della domanda mondiale, del "caro petrolio" e del supereuro, che penalizza le imprese esportatrici.
Nel 2007 il surplus commerciale delle "4 A" ha sfondato quota 110 miliardi di euro toccando un nuovo massimo storico di 113 miliardi.
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Num. 21 / Marzo 2008

L'IMPATTO DELL'INFLAZIONE ASIATICA

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L e polemiche seguite all'annuncio dell'Istat di venerdì 22 febbraio 2008 secondo cui in Italia la crescita dei prezzi dei beni ad alta frequenza di consumo è quasi doppia di quella dell'indice generale dell'inflazione dimostrano che nel nostro Paese è sempre difficile affrontare i problemi in modo serio ed oggettivo. Infatti, i sindacati han- no immediatamente sbandierato il nuovo indice elaborato dall'Istat per chiedere incre- menti salariali più consistenti nell'attuale fase di rinnovo dei contratti, mentre all'oppo- sto c'è chi ha sostenuto che l'inflazione dei beni ad alta frequenza di consumo fornisce un'idea del tutto distorta del trend reale dei prezzi.
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Num. 20 / Febbraio 2008

NEL 2007 L'ITALIA SUPERA FRANCIA E UK NELL'EXPORT EXTRA-UE

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Il 2007 si è chiuso con un bilancio molto positivo per il commercio estero italiano: in particolare, le esportazioni verso i Paesi extra-UE sono cresciute del 10,5%, superando in valore assoluto quelle di Francia e Regno Unito verso tali mercati; il passivo commerciale complessivo con i Paesi extra-UE, pur gravato dal petrolio e dal gas, è calato di 5,4 miliardi di euro rispetto al 2006; il surplus del nostro settore manifatturiero al di fuori della UE-27 è cresciuto di 5,1 miliardi di euro, portandosi a quota 39,7 miliardi; l'export italiano verso alcune aree (come la Russia e i Paesi OPEC) è aumentato di oltre il 20%; il surplus extra-UE dell'Italia nelle macchine e negli apparecchi meccanici è cresciuto di 3,2 miliardi e quello nel tessile-abbigliamento di 376 milioni.
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Num. 19 / Febbraio 2008

DOVE VA IL MONDO? Popolazione, economia, energia, cibo e materie prime

Autore: Marco Fortis, Stefano Corradini, Cristiana Crenna

SOMMARIO

In pochi decenni il mondo sta cambiando rapidamente fisionomia, con la prepotente crescita delle economie asiatiche ed in particolar modo della Cina. Fino a venti anni fa molte statistiche si occupavano in modo dettagliato prevalentemente del cosiddetto "mondo occidentale", inteso non tanto in senso geografico, quanto geopolitico. Il "mondo occidentale" comprendeva a quell'epoca, oltre all'Europa Occidentale, al Nord America e al Sud America, anche l'Oceania e il Giappone. Talvolta, ma non sempre, le statistiche si spingevano ad approfondire anche la situazione dell'ex URSS e dei suoi Paesi satelliti (Paesi relativamente chiusi agli scambi economici con il "mondo occidentale"), mentre il resto del mondo era trattato quasi esclusivamente come un blocco residuale, una realtà  poco significativa e marginale del pianeta.
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Num. 18 / Gennaio 2008

LE '4 D' CHE FRENANO L'ITALIA - Debito pubblico, Deficit energetico, Divario Nord-Sud, Differenziale fiscale

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

N el nostro precedente Quaderno n. 16 abbiamo messo in evidenza la rinnovata vitalità  dell'export delle "4 A" del made in Italy: Abbigliamento-moda, Arredocasa, Alimentari-vini, Automazione-meccanica. Abbiamo ricordato come nel 2006 il surplus commerciale con l'estero dell'Italia nelle "4 A" abbia raggiunto i 92 miliardi di euro con la pressochè certa prospettiva di toccare un nuovo record nel 2007, grazie ad una dinamica record delle esportazioni. Infatti, nei primi otto mesi di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2006 l'export della meccanica italiana è cresciuto in valore assoluto di 7,9 miliardi di euro, cioè più dell'intero export francese (+7,4 miliardi); inoltre, l'export complessivo delle altre "3 A" del made in Italy è anch'esso aumentato in valore assoluto di 3,4 miliardi di euro, cioè quanto l'export complessivo di Irlanda, Danimarca e Grecia tutte insieme.
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Num. 17 / Gennaio 2008

EXPORT 2007: ANNO D'ORO PER DISTRETTI E MECCANICA - Dove sbaglia il New York Times

Autore: Marco Fortis, Cristiana Crenna

SOMMARIO

L'Italia stava quasi abituandosi a fare a meno del tormentone del "declino", quando nell'imminenza del Natale 2007 le sono stati assestati due colpi mediatici da KO: uno alla mascella dal "New York Times", che ci ha definiti un Paese triste, l'altro al fegato dall'Eurostat, che ha sancito che nel 2006 il PIL pro capite della Spagna ha superato il nostro. Hanno immediatamente ripreso fiato i cantori del tramonto italiano (nel nostro Paese la pratica dell'autoflagellazione è un vizio nazionale), mentre il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha opportunamente reagito con uno scatto di orgoglio respingendo al mittente la caricatura del nostro Paese data dal "New York Times".
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Num. 16 / Novembre 2007

IL NUOVO BOOM DEL MADE IN ITALY Il Ferrari Index e l'indiceWTO/UNCTAD

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

A dispetto di chi dava in declino l'industria italiana soltanto fino a pochi mesi fa, il made in Italy corre forte sui mercati mondiali. E il surplus commerciale manifatturiero italiano con l'estero appare lanciato verso il tetto dei 50 miliardi di euro entro fine 2007, anche se i recenti cedimenti del dollaro e delle monete asiatiche potrebbero frenare il boom dell'export tricolore.
Tra il 2001 e il 2006, a fronte dell'irresistibile ascesa della Cina e dei Paesi petroliferi, la quota di mercato dell'Italia nell'export mondiale calcolata sui dati in valore era già  stata tra le più solide, essendo diminuita di meno rispetto a quelle dei principali Paesi avanzati (Germania a parte, il cui peso era rimasto invariato). Ma nei primi quattro mesi del 2007 l'Italia ha fatto di meglio. Infatti, la sua quota è quella cresciuta di più (+9,1% rispetto allo stesso periodo del 2006) subito dopo quella della Cina (+11,8%), davanti alla Germania (+6,3%) e alla Spagna (+5,6%)
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Num. 15 / Giugno 2007

L'Italia cresce solo a metà . Il freno del divario Nord-Sud

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

E' innegabile che la crescita economica italiana sia oggi tra le più lente in Europa. Tuttavia, ciò dipende non da una bassa competitività  del nostro sistema industriale (come provano, ad esempio, i 92 miliardi di euro di surplus commerciale record raggiunto nel 2006 dai prodotti delle 4 A del "made in Italy": Abbigliamento-moda; Arredo- casa; Apparecchi-meccanica; Alimentari-vini). La debole dinamica del nostro PIL ha invece altre cause, tra cui: a) i ritardi e i vincoli del "sistema-Paese" (infrastrutture, burocrazia, fiscalità , ecc.); b) la bassa performance del nostro settore terziario (con un eccessivo peso della Pubblica Amministrazione); c) il poderoso effetto depressivo sui consumi privati degli ultimi anni provocato dall'introduzione dell'euro (o, meglio, del cambio immaginario 1 euro=1.000 lire a livello dei prezzi di molti beni e servizi); d) la caduta dei rendimenti dei titoli pubblici che ha inaridito una importante fonte di entrate delle famiglie italiane. A questi fattori di carattere generale si aggiungono, a nostro avviso, anche gli squilibri economico-territoriali dell'Italia, che stanno assumendo connotazioni sempre più preoccupanti. Al punto che nei prossimi anni il principale freno alla crescita del nostro Paese potrebbe venire proprio dal sempre più ampio divario tra Nord-Centro e Sud, che presenta ormai evidenze allarmanti. Infatti, secondo recenti dati Eurostat il Nord Ovest e il Nord Est vantano entrambi PIL pro capite a parità  di potere d'acquisto superiori a quello del Regno Unito; a sua volta il Centro Italia si caratterizza per un PIL pro capite superiore a quello di Paesi come Svezia, Germania o Francia; mentre il Sud e le Isole, per contro, hanno un reddito per abitante inferiore a quello di Paesi come Grecia e Portogallo (figura 1), con punte minime in Calabria, Sicilia e Campania.
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Num. 14 / Marzo 2007

PMI, distretti e il declino che non c'era

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Dallo sfascio alla ripresa

Negli ultimi anni, sia nel nostro Paese che all'estero, l'idea di una Italia ad alto rischio di declino o in declino o addirittura in sfacelo è stata prevalente al punto che si è diffusa una moda basata su una equivalenza: chi critica comunque e dovunque l'economia italiana è un innovatore capace di stare in un ambiente internazionale; chi ne mette in evidenza i punti di forza, pur senza dimenticarne i limiti, è un nostalgico di modelli di sviluppo obsoleti, incapace e casereccio...
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Num. 13 / Marzo 2007

L'industria in senso stretto e il sommerso

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

Un tentativo di stima del sommerso nell'industria, con particolare riguardo alla piccola e media impresa

Secondo una stima della Fondazione Edison il valore del sommerso nell'industria in senso stretto è pari soltanto all'1,8% del PIL italiano (ipotesi intermedia, con una ipotesi minima all'1,5% e una massima al 2,4%), mentre il valore complessivo del sommerso nel resto dell'economia è 9 volte superiore e pari al 15,9% del PIL nazionale (ipotesi intermedia; elaborazioni su dati Istat relativi al 2004, diffusi il 14 dicembre 20061).

Il valore stimato del sommerso nell'industria in senso stretto (figura 1) è pari in Italia soltanto al 10% del totale del sommerso (ipotesi intermedia, con una ipotesi minima all'8,5% e una massima al 13,8%), a fronte di un contributo dell'industria in senso stretto alla formazione del PIL nazionale oltre due volte superiore, pari al 22%.
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Num. 12 / Marzo 2007

Dinamiche dei consumi elettrici territoriali 2000 - 2005

Autore: Marco Fortis, Stefano Corradini

SOMMARIO

Il terziario e gli usi domestici spingono la domanda

I dati statistici sui consumi elettrici territoriali presentati in questo Quaderno mettono in evidenza le principali dinamiche intervenute nella domanda di energia elettrica a livello provinciale in Italia tra il 2000 e il 2005. Tali dati, di fonte Terna, rielaborati dalla Fondazione Edison, rappresentano un interessante indicatore reale dell'andamento dell'economia italiana in un periodo, il 2000-2005, molto complesso e difficile, caratterizzato da una lunga recessione industriale e da profondi cambiamenti nei consumi modelli di vita (basti pensare al crescente impiego dei condizionatori d'estate o alla diffusione capillare dell'uso dei computer e di Internet). Questo Quaderno, nella linea di precedenti studi (tra cui il fascicolo dell'Ufficio Studi Montedison "Il made in Italy in KWh" del 1994) cerca di cogliere i principali fatti di rilievo intervenuti durante il periodo considerato nell'evoluzione dei consumi elettrici territoriali, in aggregato e per principali settori di attività  economica.
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Num. 11 / Marzo 2007

I maggiori gruppi mondiali nella ricerca

Autore: Cristiana Crenna

SOMMARIO

FINMECCANICA QUINTA NEL MONDO PER CRESCITA DEGLI INVESTIMENTI IN R&S.

E' stato pubblicato da poco l'annuale monitor della Commissione Europea sulla spesa in ricerca e sviluppo delle principali società  industriali mondiali (EU Industrial R&D Investment Scoreboard). L'attuale edizione del 2006 (basata sui dati del 2005) ha preso in considerazione 2.000 imprese, rispetto alle 1.400 del precedente rapporto, di cui 1.000 appartenenti all'Unione Europea e 1.000 extracomunitarie. Complessivamente le imprese considerate hanno investito nel 2005 371 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, pari a circa la metà  di tutti gli investimenti effettuati a livello mondiale.
La principale novità  per l'Italia riguarda l'ottimo risultato di Finmeccanica che, oltre ad aver ottenuto l'inserimento nella classifica delle 50 imprese che hanno investito di più in ricerca e sviluppo nel 2005 stilata dalla Commissione Europea, si colloca al quinto posto nella graduatoria delle prime 10 aziende con il tasso di crescita di spesa in R&S più elevato fra le 50 suddette imprese mondiali classificate dalla Commissione.
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Num. 10 / Febbraio 2007

Sempre in crescita l'export dei distretti industriali italiani: i risultati dell'Indice Edison per il III trimestre 2006

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

In questo Quaderno viene presentato l'aggiornamento al III trimestre 2006 dell'Indice Edison che conferma il proseguimento della dinamica espansiva delle esportazioni distrettuali.
Contrariamente alle più fosche previsioni di "The Economist", "Time" e dei "declinisti" italiani, che davano ormai per superato il modello di sviluppo italiano incentrato sui distretti di piccole e medie imprese operanti prevalentemente nei settori tradizionali del made in Italy, le esportazioni distrettuali italiane continuano a crescere, a dispetto di un euro che continua a mantenersi forte.
In particolare, l'export dei 101 principali distretti che compongono l'Indice Edison nel III trimestre 2006 è cresciuto del +5,1% rispetto al III trimestre 2005, e negli ultimi 4 trimestri cumulati (ottobre 2005-settembre 2006) le esportazioni distrettuali italiane in valore hanno raggiunto il nuovo record storico di 64,9 miliardi di euro.
Come nei trimestri precedenti tale risultato è stato conseguito soprattutto grazie ai comparti della meccanica, dell'high-tech e dell'alimentare, cresciuti nel III trimestre 2006 rispettivamente del +9,6%, +6,2% e +7,7% rispetto al III trimestre 2005. Ma anche i comparti dell' abbigliamento-moda e dell'arredo-casa, come già  nei primi due trimestri dell'anno, appaiono nuovamente in recupero mettendo a segno una crescita del +1,5% e del +4,3%.
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Num. 9 / Febbraio 2007

Le province top 30 nell'export manifatturiero pro capite

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

NEL 2006 LA RIPRESA CAMBIA VOLTO ALLA CLASSIFICA: VOLANO REGGIO EMILIA, NOVARA E BELLUNO
In un Paese a forte vocazione manifatturiera come l'Italia, che nei settori di punta del "made in Italy" riesce a generare 100 miliardi di dollari di surplus commerciale, vi è una significativa correlazione tra il livello di sviluppo economico territoriale e la capacità  del territorio di produrre importanti flussi di export di beni industriali. Ciò appare particolarmente evidente considerando i livelli di export pro capite delle province.
Laddove le province possiedono grandi ed articolati apparati produttivi, spesso con uno o più distretti industriali presenti sul loro territorio, l'export manifatturiero provinciale è particolarmente elevato e concorre in modo rilevante alla formazione del reddito pro capite. In gran parte del Nord e del Centro Italia questo fenomeno assume dimensioni quasi macroscopiche, con valori provinciali di export pro capite che in molti casi arrivano a 10.000 euro/annui ed anche abbondantemente oltre. L'export manifatturiero pro capite raggiunge livelli elevati anche in alcune grandi popolose province metropolitane, come Milano, dove i servizi hanno un peso predominante ma dove l'industria continua tuttavia ad avere un ruolo insostituibile...
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Num. 8 / Gennaio 2007

L'Italia dei (pochi) pilastri e dei (tanti) distretti

Autore: Marco Fortis, Stefano Corradini

SOMMARIO

I GRANDI GRUPPI E IL LORO PESO NELLE ECONOMIE: UNA COMPARAZIONE INTERNAZIONALE
Uno dei più abusati luoghi comuni nel dibattito economico è quello secondo cui l'Italia sarebbe poco competitiva a causa delle piccole dimensioni delle sue imprese . A parte il fatto che tale affermazione è del tutto generica e certamente infondata per ciò che riguarda il settore manifatturiero1, a noi sembra che il problema del cosiddetto "nanismo" delle aziende italiane sia comunque concettualmente mal posto, con due tipi di rischi: il primo rischio è che si tenda ad attribuire alle piccole e medie imprese (pmi) immeritate responsabilità  di ritardo tecnologico o di scarsa competitività  del nostro Paese che in verità  non dipendono se non in minima parte da esse; il secondo rischio è che a causa di questa errata diagnosi si prefigurino soluzioni di politica industriale del tutto avulse dalla realtà  o semplicemente impercorribili (la più ricorrente delle quali " l'aspirazione che l'Italia possa entrare massicciamente in settori ritenuti ad alta tecnologia seguendo così il sentiero di crescita delle altre maggiori economie)...
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Num. 7 / Dicembre 2006

L'Italia ai vertici mondiali nelle 4 A

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

COMMERCIO ESTERO ITALIANO: DALLE "4 A" 100 MILIARDI DI $ DI SURPLUS
Secondo una ricerca della Fondazione Edison nel 2005 il saldo della bilancia commerciale italiana per i prodotti di punta del "made in Italy" ha superato i 100 miliardi di dollari. L'Italia resta leader tra i Paesi OCSE per ciò che riguarda il saldo commerciale con l'estero nei prodotti delle cosiddette "4 A" (Abbigliamento-moda, Arredo-casa, Alimentazione mediterranea-vini, Automazione-meccanica), davanti alla Germania e al Giappone, mentre a livello mondiale è seconda solo alla Cina.
Nel 2005 l'attivo italiano nelle "4 A" è stato di 100 miliardi di dollari; quello cinese è balzato a 144 miliardi di dollari, mentre Germania e Giappone hanno fatto registrare, rispettivamente, surplus per 81 e 52 miliardi.
Questi dati smentiscono le tesi oggi un pò di moda sul presunto declino dell'Italia manifatturiera, e mettono invece in evidenza la perdurante rilevanza dei settori di punta del "made in Italy", nonostante la prepotente ascesa della Cina nell'ambito del commercio mondiale.
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Num. 6 / Novembre 2006

Osservatorio sul commercio con l'estero del sistema Legno-Arredo

Autore: Crenna Cristiana e Mazzoni Manuela (Fondazione Edison) in collaborazione con Centro Studi Cosmit-Federlegno-Arredo

SOMMARIO

Nei primi sei mesi del 2006, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, i maggiori incrementi delle esportazioni di mobili si sono registrati per la provincia di Brescia (+23,2%), che come si può vedere a pag. 3 rappresenta circa il 3% del valore totale nazionale esportato, seguita da Treviso (+17,2%). In particolare, la crescita di Treviso è stata rilevante nel secondo trimestre (+33,2%). Si segnala anche il continuo recupero delle province di Milano e Como (+10,9% e +14,4% nel primo semestre 2006 rispetto al semestre dell'anno precedente) che, se si confermasse anche nella seconda parte dell'anno, potrebbe riportare le province brianzole agli elevati valori di export del 2001, se non addirittura superarli. Le più marcate diminuzioni si sono invece verificate per le province del Sud: Matera e Bari perdono rispettivamente il 29,8% e il 10,5%.
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Num. 5 / Settembre 2006

Concorrenza asiatica: in 5 anni perso un quarto del valore aggiunto della moda italiana

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

CINA, QUANTO CI COSTI...
Al suo ritorno dalla missione diplomatico-commerciale a Pechino, giocata con successo tutta all'attacco, è urgente che il Governo si concentri anche sulle azioni "a difesa" della nostra industria manifatturiera dall'ondata di concorrenza asimmetrica che la crescita tumultuosa della Cina ha determinato sui mercati mondiali, investendo frontalmente vari settori del "made in Italy" con costi enormi anche in termini di rallentamento del PIL. In particolare, vi sono per l'Italia due dossier cruciali in agenda a Bruxelles proprio in questi giorni: quello dei dumping asiatici sulle calzature in pelle e quello dell'obbligatorietà  dell'etichettatura sull'origine dei prodotti importati in Europa. Entrambi i dossier sono impantanati al vaglio della UE da parecchi mesi, quello sul "made in" addirittura da più di tre anni.

L'applicazione di dazi antidumping non costituisce una iniziativa protezionistica ma è del tutto coerente con le regole della WTO, come ha ben sottolineato il Ministro Emma Bonino, che ha preso saldamente in mano le pratiche lasciatele in eredità  dal viceministro Adolfo Urso del precedente Governo di centrodestra (a dimostrazione che sui veri problemi del Paese vi può essere convergenza tra le forze politiche). Le sanzioni inoltre dovrebbero essere automatiche...
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Num. 4 / Luglio 2006

Indice Edison dell'export dei distretti industriali italiani: aggiornamento al I trimestre 2006

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

In questo Quaderno viene presentato l'aggiornamento al I trimestre 2006 dell'Indice Edison dell'export dei distretti industriali italiani, giunto al suo terzo appuntamento.
Da tale indicatore provengono nuovi importanti segnali di rafforzamento della ripresa economica, confermando quella inversione di tendenza già  intravista nel quarto trimestre dello scorso anno.
Nel I trimestre 2006 l'export dei 101 principali distretti che compongono l'Indice Edison è infatti cresciuto dell'8,2% rispetto al I trimestre 2005, e negli ultimi 4 trimestri cumulati (aprile 2005-marzo 2006) le esportazioni distrettuali italiane in valore hanno raggiunto un nuovo record storico, pari a 63,3 miliardi di euro, superando quello di 63,1 miliardi toccato nel periodo ottobre 2000-settembre 2001.
Come nel trimestre precedente tale risultato è stato conseguito soprattutto grazie ai comparti della meccanica, dell'high-tech e dell'alimentare, cresciuti nel I trimestre 2006 rispettivamente del +8,1%, +21,4% e +13,7% rispetto al I trimestre 2005. Ma anche i comparti dell'abbigliamento-moda e dell'arredo-casa, che negli scorsi anni avevano patito di più la concorrenza asimmetrica asiatica, appaiono finalmente in recupero, mettendo a segno nello stesso periodo una crescita pari al +5,9% e al + 4,1%.
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Num. 3 / Aprile 2006

Indice Edison dell'export dei distretti industriali italiani: aggiornamento al IV trimestre 2005

Autore: Marco Fortis e Monica Carminati

SOMMARIO

In questo Quaderno viene presentato il primo aggiornamento dell'Indice dell'export dei distretti industriali italiani, pubblicato per la prima volta nel febbraio 2006.

Da tale indicatore emergono confortanti messaggi di ottimismo.

L'ultimo trimestre del 2005 si è chiuso infatti con una grossa crescita delle esportazioni dei 101 distretti industriali che compongono l'Indice, pari al +3,3% rispetto al già  molto positivo quarto trimestre del 2004. Grazie a questo boom di fine anno, il bilancio complessivo delle esportazioni distrettuali del periodo gennaio-dicembre 2005 si chiude positivamente mettendo a segno un +0,4% rispetto al 2004, quando invece nel periodo gennaio-settembre 2005 l'export complessivo dei 101 distretti era stato pari al -0,6% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente.

Vi sono quindi importanti segnali di ripresa resa possibile dalla sempre positiva dinamica dei distretti della meccanica e dell'alimentare-bevande, oltre che dall'esplosione delle esportazioni di un ristretto gruppo di distretti high-tech. I buoni risultati di questi settori hanno dunque compensato in questi anni le flessioni della moda e dell'arredo-casa, i cui distretti peraltro sono finalmente essi stessi in recupero.
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Num. 2 / Febbraio 2006

Indice Edison dell'export dei distretti industriali italiani

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

La Fondazione Edison ha elaborato un indice sintetico delle esportazioni dei principali distretti industriali italiani. L'indice riguarda un campione di 101 distretti tra i più importanti appartenenti a 5 diversi settori: Abbigliamento-moda; Arredo-casa; Alimentari e bevande; Automazione-meccanica e settori diversi; High-tech. Per ciascun settore è stato altresì elaborato uno specifico sottoindice. L'indice Edison è basato sui dati Istat provinciali di commercio con l'estero ed ha cadenza trimestrale. Sarà  d'ora in avanti pubblicato regolarmente sul sito internet della Fondazione Edison. I principali risultati dell'analisi storica e congiunturale della dinamica del nuovo indicatore sono i seguenti:
  • i 101 distretti analizzati hanno sperimentato una dinamica ampiamente positiva tra il 1991 e il 2001: complessivamente il loro export è cresciuto in valore del 169% circa, con un minimo del 142% per i distretti appartenenti al settore "Abbigliamento-moda" e un massimo del 352% per i distretti High-tech; dal 2001 al 2004 la situazione si è modificata radicalmente: l'export dei 101 distretti considerati nel loro complesso, anzichè aumentare, si è infatti contratto dell'1,9%;
  • la congiuntura più recente conferma una persistente fase di difficoltà  dell'export distrettuale italiano: nel periodo gennaio-settembre 2005 l'indice Edison ha registrato una diminuzione dello 0,6% dei dati in valore rispetto allo stesso periodo del 2004. Questa dinamica tuttavia è la risultante di tendenze assai diverse nei vari comparti, con cali ancora prevalenti nell'export dei distretti della moda e dell'arredo e una migliore intonazione dei distretti meccanici.
Questo Quaderno, oltre a fornire una analisi della dinamica dell'export dei distretti nel complesso e per comparti, colloca la tendenza dell'export italiano (non solo distrettuale) all'interno del più ampio contesto internazionale ponendo in evidenza come, nonostante i ben noti problemi di competitività , il nostro Paese sia stato tra quelli che hanno meglio tenuto negli ultimi anni sotto il profilo del commercio con l'estero.
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Num. 1 / Novembre 2005

I distretti motore della crescita

Autore: Marco Fortis

SOMMARIO

L'intervento a favore dei distretti industriali inserito dal ministero dell'economia nella Finanziaria 2006 ha l'intento di eliminare alcune inefficienze di sistema penalizzano la competitività  dei distretti industriali italiani. La rilevanza di tale ritrova nei significativi numeri che scaturiscono dalle statistiche sul made in particolare, i distretti industriali specializzati nei settori del made in Italy
  • contribuiscono positivamente al saldo della bilancia commerciale compensando i deficit prodotti dagli altri settori e dall'energia
  • svolgono il significativo ruolo di incubatori di medie imprese industriali: territori e dalle attività  a forte strutturazione distrettuale che si maggior numero di medie imprese manifatturiere
In questo Quaderno illustreremo questi principali contributi dei distretti all'economia italiana, risultati di una indagine che la Fondazione Edison ha presentato Forum internazionale sulle piccole e medie imprese organizzato da Confindustria Prato il 14-15 ottobre 2005.
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